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La senescenza cellulare non ferma il melanoma

Roma, 20 gennaio 2012 - Invecchiare non ferma il cancro della pelle. La senescenza cellulare, che avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma, non ne arresta la crescita. A evidenziarlo uno studio realizzato da un team di ricercatori di Cnr, Università di Milano e Cornell University. I risultati, appena pubblicati su 'Plos Computational Biology', accertano anche la presenza delle staminali tumorali nel melanoma, cellule responsabili della sua crescita e quindi potenziali obiettivi terapeutici. Le cellule tumorali, in un ambiente nutritivo e di crescita adatto, tendono a proliferare indefinitamente. Questo ha acceso l'interesse sulla senescenza cellulare, una possibile barriera alla loro crescita. Una collaborazione interdisciplinare tra l’Istituto per l’energetica e l’interfasi del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Ieni-Cnr), l'Università di Milano e la Cornell University (Usa) ha mostrato come la senescenza cellulare, che avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma, non ne arresta però la crescita. "Il lavoro ha cercato di esplorare la relazione tra il melanoma e il processo naturale per cui le cellule, invecchiando, smettono di dividersi", spiega Stefano Zapperi dello Ieni-Cnr. "Da qui l’idea di seguire la crescita in vitro di cellule di melanoma, monitorando il numero di quelle senescenti. Dopo tre mesi, effettivamente, la crescita ha cominciato a rallentare e la maggioranza delle cellule è diventata senescente, ma senza che il processo di crescita si arrestasse mai completamente. Infatti subito dopo è ripreso alla velocità iniziale, mentre le cellule senescenti sono progressivamente scomparse", racconta. Una consistente presenza di cellule senescenti è stata osservata nei tumori ottenuti in topi immunocompromessi (con sistema immunitario modificato). "Successivamente è stato sviluppato un modello matematico per spiegare meglio questo processo, in base all'ipotesi che all'interno del tumore sia presente una piccola frazione di staminali tumorali che si divide indefinitamente, senza andare in senescenza", aggiunge Zapperi. "Oltre a riprodursi, queste cellule originano una vasta popolazione di cellule tumorali ordinarie, che si dividono solo per un certo numero di volte prima di 'invecchiare'. Il modello è stato confrontato con i dati sperimentali, permettendo di riprodurre quantitativamente sia le curve di crescita, sia l'evoluzione del numero delle cellule senescenti”. "Questo modello fornisce una conferma indiretta della presenza di staminali tumorali nel melanoma, una questione ancora dibattuta e facilmente estensibile ad altri tumori in cui la presenza di staminali tumorali è invece assodata", prosegue il ricercatore. "Benché una gran parte delle cellule tumorali possano andare in senescenza, indurre tale processo non sembra una strategia terapeutica promettente, visto che queste cellule risultano irrilevanti per la crescita del tumore. Simulazioni mostrano, infatti, che accelerare la senescenza porterebbe solo a una scomparsa temporanea del tumore, che poi ricomincerebbe a crescere sostenuto dalle cellule staminali tumorali". La scoperta di queste cellule nel melanoma potrebbe però aiutare a sviluppare nuovi metodi per curare questo tipo di tumore. "La sfida - conclude Zapperi - è superare la resistenza alla senescenza delle staminali tumorali e sviluppare metodi che colpiscano specificamente queste cellule".

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