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ISS: 7 fumatori su 10 riaccendono la sigaretta pochi mesi dopo aver smesso

Roma, 31 maggio - Smettere di fumare è una sfida difficile. In sette casi su 10 chi decide di spegnere la sigaretta la riaccende entro pochi mesi. Ma la possibilità di successo è cinque volte superiore se ci si rivolge al medico o ai centri anti fumo. Lo indica dal Rapporto sul fumo 2010 realizzato dall'Osservatorio Fumo Alcol e Droghe dell'Istituto Superiore di Sanità, presentato oggi, a Roma, in occasione del XII convegno nazionale 'Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale - Giornata Mondiale Senza Tabacco', in corso all'Iss. Uno degli strumenti per ridurre l'abitudine al fumo, spiegano gli esperti, sono divieti, a cui, tra l'altro gli italiani sono piuttosto favorevoli. "Bisogna rafforzarli nei luoghi della salute e della cultura", precisa Piergiorgio Zuccaro, presidente dell'Osservatorio dell'Iss. "Dai dati Doxa elaborati dal nostro Istituto - aggiunge - emerge che l'84,9% degli intervistati è favorevole all'estensione del divieto di fumo nei cortili e negli spazi all'aperto di proprietà delle scuole. Con percentuali minori sono favorevoli all'estensione del divieto nelle aree aperte degli ospedali, il 78,6% degli intervistati; negli stadi il 70,70%; nei giardini pubblici il 67,8%; alla guida l'83,4%". Ma ci sono anche strumenti per agire sul comportamento. "I fumatori sono convinti che possono smettere di fumare quando vogliono - spiega Roberta Pacifici dell'Osservatorio Iss - ma si tratta di un'illusione. I dati della nostra indagine, infatti, rilevano che tra coloro che hanno tentato di smettere, ha ripreso a fumare il 70% dopo pochi mesi. Gli studi scientifici hanno mostrato che la probabilità di successo è 5 volte maggiore se ricorriamo all'aiuto del medico o se ci rivolgiamo ai Centri antifumo che propongono terapie comportamentali e farmacologiche". Importante intervenire anche sulla prevenzione, visto che l'indagine ha rilevato che l'età in cui si accende la prima sigaretta è tra i 15-17 anni. Iniziano a questa età il 34,2% delle donne e il 40,5% degli uomini. I nuovi dati mostrano, inoltre, che bisogna agire su diversi fattori. Anche istituzionali. "Ogni anno il Governo stabilisce quale deve essere l'introito fiscale derivante dalle vendite di sigarette e quest'anno è stato di 10,5 miliardi di euro", ricorda Piergiorgio Zuccaro. "Può sembrare una buona entrata per le casse dello Stato - conclude - peccato che per ogni euro incassato se ne spendano 2-3 per curare le malattie legate al fumo. Quindi il fumo non è un investimento per lo Stato ma sempre una perdita".

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