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Come si somministra la chemioterapia

La chemioterapia viene fatta principalmente: per infusione endovenosa (con iniezioni, flebo o pompe per l’infusione continua); per via orale (compresse o capsule da prendere per bocca); per iniezione intramuscolare (iniezioni nel muscolo); per iniezione sottocutanea.

In casi particolari la chemioterapia si può somministrare: per iniezione nel fluido spinale (chemioterapia intratecale); per iniezione in una cavità dell’organismo, per esempio nella cavità pelvica o in vescica (chemioterapia intracavitaria); in crema per uso topico (in alcune forme di tumore della pelle).

A volte, l’oncologo può ritenere opportuno attuare due o più modalità di somministrazione contemporaneamente (ad esempio, endovena e per via orale). Tranne i chemioterapici somministrati per via intratecale, intracavitaria e in crema per uso topico, che agiscono soprattutto nel punto in cui sono stati applicati, tutti gli altri sono assorbiti nel sangue e veicolati nell’organismo, raggiungendo in questo modo le cellule tumorali in tutto il corpo.

Le principali modalità di somministrazione per via endovenosa

  • I farmaci possono essere iniettati in una vena del braccio tramite ago-cannula (un tubicino molto sottile viene cioè inserito in una vena del braccio o dell’avambraccio): l’infusione è lenta, goccia a goccia in un tempo che, a seconda del tipo di farmaco, può variare da pochi minuti a diverse ore.
  • Spesso, allo scopo di rendere più sicura la somministrazione, l’iniezione può avvenire, invece che in una vena del braccio, tramite catetere venoso centrale (CVC), cioè con un tubo sottilissimo che viene introdotto in una grossa vene del torace e fatto passare per un piccolo tratto sotto pelle per proteggerlo dalle infezioni. A differenza dell’ago-cannula, il CVC è applicato in anestesia (totale o locale). Una volta inserito, è fissato al torace per mezzo di punti di sutura o con un cerotto per evitare che fuoriesca dalla vena. Può rimanere in vena per diversi mesi. Attraverso il CVC è possibile non solo iniettare i chemioterapici, ma anche effettuare prelievi di sangue.
  • Con le stesse finalità può essere utilizzato un catetere venoso centrale a inserimento periferico (PICC): si tratta di un tubicino di plastica che viene introdotto in anestesia locale attraverso una vena al livello della piega del gomito fino all’altezza del cuore. Una volta introdotto, il PICC è fissato con punti di sutura o con un cerotto per impedire che si sfili dalla vena.
  • Un altro sistema è il port-a-cath, un piccolo serbatoio sottocutaneo che, tramite un tubicino, sfocia in una vena profonda. Pungendo la pelle in corrispondenza del punto in cui è situato è possibile raggiungere sempre il circolo

Dove si effettua la chemioterapia

Solo in particolari circostanze è necessario il ricovero. Nella stragrande maggioranza dei casi la chemioterapia può essere somministrata in day hospital (vale a dire che al termine della somministrazione si può lasciare l’ospedale e tornare a casa). Le unità in cui si può effettuare la chemioterapia sono altamente specializzate e non sono disponibili presso tutti gli ospedali. Di solito, i farmaci chemioterapici sono preparati in un’area specifica della farmacia ospedaliera. La maggior parte delle terapie per via endovenosa si somministra nel reparto di oncologia dell’ospedale, in regime ambulatoriale o di day hospital, e ogni seduta richiede un tempo variabile normalmente da mezz’ora ad alcune ore.

Tuttavia alcune forme di chemioterapia - ad esempio, quella nella cavità addominale - richiedono una breve degenza (una notte o un paio di giorni); altre - ad esempio la chemioterapia ad alte dosi - possono richiedere una degenza più lunga (fino a qualche settimana). La chemioterapia somministrata per iniezione intramuscolare o sottocutanea e la chemioterapia intravescicale si effettuano, di solito, in regime di day hospital.

In alcuni casi la chemioterapia può essere somministrata sotto forma di compresse o capsule da assumere a casa, secondo rigorose istruzioni in merito all’orario e alla modalità di assunzione (es. a stomaco pieno o vuoto). Qualche volta i medici possono ritenere opportuno effettuare la prima somministrazione in ospedale, per verificare che non ci siano reazioni indesiderate, altrimenti ci si reca in ambulatorio solo per regolari controlli ed esami del sangue. La quantità di farmaci consegnata è sufficiente per un ciclo completo di trattamento e deve essere assunta rispettando scrupolosamente la prescrizione dell’oncologo. I farmaci somministrati per bocca, per quanto siano ovviamente più comodi rispetto alla via endovenosa, presentano comunque alcuni effetti collaterali e, pertanto, devono essere assolutamente assunti con molta attenzione e precisione nel dosaggio.

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