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Tumori più frequenti e chemioterapia

Alla fine degli anni Settanta solo poco più del 30% delle persone colpite dal cancro sconfiggeva la malattia. Negli anni Novanta quasi il 47%, oggi circa il 60%. Buona parte dei progressi compiuti dall’oncologia mondiale negli ultimi decenni sono stati ottenuti proprio grazie alla chemioterapia, la cura farmacologica del cancro, che rappresenta ancora oggi una terapia efficace nel trattamento di alcuni dei tumori più frequenti come quelli del seno, del colon-retto, del polmone e della prostata, anche se ovviamente in molte situazioni cliniche si è ancora alla ricerca di trattamenti che possano migliorare l’efficacia della chemioterapia. I chemioterapici contrastano il cancro in diversi modi: eliminano le cellule cancerose, rallentano la crescita del tumore, evitano la sua diffusione in altri tessuti (metastasi) e alleviano il dolore causato dalla presenza della massa tumorale.

Tumore del seno

Per il trattamento dei tumori della mammella sono disponibili molti chemioterapici da somministrare da soli o in combinazione. I più usati sono le antracicline, i taxani, i derivati del fluoro, il metotrexate, la vinorelbina, la gemcitabina, i derivati del platino. Dal momento che l’associazione di sostanze diverse consente di aggredire le cellule tumorali colpendo contemporaneamente diversi meccanismi essenziali per la loro replicazione, questi farmaci vengono spesso usati insieme in vari schemi terapeutici. Una particolare modalità di somministrazione della chemioterapia è quella definita “dose-densa”, che consiste nella riduzione del tempo che intercorre tra due successivi cicli di trattamento. Questa modalità richiede l’assunzione di farmaci (fattori di crescita) che consentano una ripresa tempestiva del sistema immunitario prima dell’inizio del successivo trattamento.

Tumore della prostata

Fino a un paio di anni fa, la chemioterapia nel tumore della prostata si impiegava solo quando la terapia ormonale di prima linea non risultava più efficace, nei casi cosiddetti “resistenti alla castrazione”. In questi casi la chemioterapia viene somministrata per ridurre le dimensioni del tumore, mantenere la situazione sotto controllo, alleviare i sintomi e i dolori causati dalle metastasi alle ossa e preservare la qualità di vita. Fino a qualche anno fa, l’unico chemioterapico registrato negli USA e in Europa era il mitoxantrone, somministrato in combinazione con piccole dosi di cortisone. In alternativa, veniva utilizzato un altro farmaco: l’estramustina. Il cancro della prostata è stato, quindi, per molto tempo considerato difficilmente trattabile con la chemioterapia.

La situazione si è modificata grazie agli studi condotti utilizzando docetaxel, oggi riconosciuto a livello internazionale come la terapia standard di prima linea nel carcinoma della prostata refrattario ai trattamenti ormonali di prima linea. Più recentemente è stata introdotta un’ulteriore chemioterapia appartenente alla famiglia dei taxani (cabazitaxel), in caso di ripresa di malattia dopo docetaxel.

Va sottolineato inoltre che, negli ultimi anni, in alcuni casi considerati più aggressivi, la chemioterapia con docetaxel può essere impiegata più precocemente, quando la malattia non è ancora “resistente alla castrazione”.

Tumore del colon-retto

La chemioterapia svolge un ruolo fondamentale sia nella malattia operabile sia in quella avanzata non operabile. Può essere attuata prima o dopo l’intervento chirurgico.

Nel primo caso si definisce neoadiuvante e ha l’obiettivo di ridurre le dimensioni del tumore e facilitarne l’asportazione con la successiva chirurgia. In questo modo, in alcuni casi, si evita anche la necessità di una colostomia permanente. Talvolta (nel tumore del retto) la chemioterapia si combina con la radioterapia.

La chemioterapia attuata dopo l’intervento si definisce adiuvante ed è indicata per eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre le possibilità di recidiva. Nella decisione di effettuare la chemioterapia adiuvante, l’oncologo tiene conto di alcuni fattori quali il rischio che alcune cellule tumorali siano ancora in circolo nonostante il tumore sia stato completamente rimosso e analizzato al microscopio, la probabilità che la chemioterapia ha di eliminarle e gli effetti collaterali che può causare.

Tumore del polmone

Il trattamento più utilizzato per il tumore del polmone a piccole cellule è la chemioterapia, una scelta legata al fatto che la malattia in genere risponde bene ai farmaci oggi disponibili e che spesso al momento della diagnosi sono già presenti metastasi in organi diversi dal polmone (di conseguenza la chirurgia non può essere considerata un approccio efficace). Per questo tipo di tumore, quando la malattia è limitata al torace, si utilizza in molti casi anche la radioterapia, in associazione alla chemioterapia oppure dopo la chemioterapia.

Nel tumore non a piccole cellule l’intervento chirurgico rappresenta la terapia di scelta, a meno che non siano già presenti metastasi a distanza. La radioterapia è utilizzata da sola o in combinazione con la chemioterapia nei casi in cui non è possibile procedere con la chirurgia a causa delle caratteristiche del tumore o dello stato di salute del paziente. Anche la chemioterapia, che si basa sull’uso combinato di diversi farmaci, ha un ruolo nel trattamento di questo tipo di tumore polmonare soprattutto nei casi di malattia avanzata. I chemioterapici maggiormente usati per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule sono cisplatino, carboplatino, gemcitabina, vinorelbina, paclitaxel, docetaxel e pemetrexed (spesso in combinazione, ad esempio carboplatino + paclitaxel, vinorelbina + cisplatino o carboplatino, gemcitabina + cisplatino o carboplatino). Radioterapia e chemioterapia possono essere utilizzate prima dell’intervento chirurgico (terapia neoadiuvante) per ridurre le dimensioni del tumore o dopo l’intervento (terapia adiuvante) per eliminare le eventuali cellule tumorali rimaste.

Tumore dello stomaco

La chemioterapia può essere attuata non solo prima o dopo l’intervento chirurgico, ma anche in modalità perioperatoria, cioè prima e dopo l’intervento chirurgico nei casi in cui il tumore sia operabile ma già esteso oltre la sottomucosa e/o con linfonodi invasi dalla malattia. Questo tipo di chemioterapia prevede una terapia molto breve prima dell’intervento chirurgico (due cicli sembrano sufficienti) e 3-4 cicli, se il paziente li tollera, dopo l’intervento chirurgico. Questo trattamento ha dimostrato di migliorare la probabilità di guarigione dalla malattia operabile, con una migliore tollerabilità, e dovrebbe essere sempre più considerato anche in Italia come trattamento standard per questi pazienti, come avviene nei principali centri oncologici europei e mondiali. Inoltre nei tumori “HER-2 positivi” (che esprimono cioè la proteina HER-2) in fase avanzata la chemioterapia è utilizzata in associazione ad un farmaco mirato contro quella proteina, che consente di ottenere un’efficacia migliore.

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