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Intervista al Prof. Claudio Bassi, Direttore Dell’Istituto del Pancreas Dell’azienda Ospedaliera Di Verona

foto claudio bassi 

Quanti italiani si ammalano ogni anno in Italia di tumore del pancreas?

Nel 2015 la neoplasia ha fatto registrare 12.500 nuovi casi nel nostro Paese. Nonostante la sua bassa incidenza presenta una mortalità molto elevata. Oggi dopo cinque anni dalla diagnosi del cancro sopravvive il 7% degli uomini ed il 9% delle donne. Si tratta di numeri decisamente più bassi rispetto a quelli che registriamo in altre malattie oncologiche. Per esempio oggi ben nove uomini su dieci colpiti da cancro alla prostata riescono a sconfiggerlo.

Per quali motivi non si riesce ad ottenere risultati positivi nella sopravvivenza alla malattia?

A differenza del carcinoma mammario o del colon-retto non esiste uno screening in grado di portare a diagnosi precoci. In più i sintomi evidenti sono pochi ed è elevata la velocità di evoluzione del tumore. Quindi noi specialisti siamo costretti ad intervenire quando la situazione per il paziente è già complessa. Il bisturi rimane la terapia principale e gli interventi sono gravati da molte e pericolose complicanze.

Un recente studio ha individuato i quattro sottotipi della neoplasia. La scoperta potrà migliorare il trattamento chirurgico del carcinoma?

Sì, siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione anche in ambito chirurgico. La terapia troverà una sua più precisa collocazione in funzione della quattro tipologie. Alcuni pazienti, quando operabili, potranno avere subito giovamento dal bisturi. Per altri, invece, potrebbe essere più appropriato seguire prima cure mediche e sottoporsi solo successivamente ad un intervento in sala operatoria.

Parliamo di prevenzione. Alimentazione e chili di troppo sono fattori di rischio per il tumore del pancreas?

Sì, come per quasi tutte le neoplasie. Non è ancora del tutto chiaro come e perché la dieta influisca su questo organo. Alcune ricerche hanno recentemente evidenziato anche una solida relazione fra eccesso di peso ponderale e la malattia. Soprattutto quando il grasso è stratificato sull’addome e sono presenti intolleranza al glucosio, resistenza all’insulina e diabete. Bisogna stare attenti agli alimenti altamente calorici, ricchi di proteine di origine animale, grassi e carboidrati raffinati. Infine è meglio limitare il più possibile il consumo di bibite zuccherate, carni rosse e insaccati.

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