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Intervista a Carmine Pinto, Presidente Nazionale AIOM

foto carmine pinto 

Presidente Pinto, l’AIOM ha deciso di partecipare alla campagna internazionale Cooking, Comfort, Care

La nostra Società Scientifica è da sempre impegnata nel migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Il progetto vuole favorire corretti stili alimentari per tutti gli italiani colpiti da carcinoma pancreatico. Durante le cure oncologiche la qualità di vita passa anche dalla tavola. Alimentarsi in modo adeguato evita la perdita di peso, riduce le tossicità provocate dalla chemio o dalla radioterapia, rinforza le difese dell’organismo e previene le complicanze post operatorie. In questa sezione del nostro sito potete trovare tante ricette semplici ma gustose, rispettose delle esigenze del malato ma adatte anche al resto della famiglia e caregivers.

Quali sono le principali regole alimentari che deve seguire il paziente?

I pasti devono essere cinque al giorno: tre principali più due spuntini. La dieta deve essere basata su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati, legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di verdure non amidacee e frutta. Sono raccomandate almeno cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura, preferibilmente di stagione. E’ necessario limitare il consumo di carni rosse ed evita quelle conservate. Chi invece non riesce a mangiare nulla deve rivolgersi al medico curante che potrà consigliare l’assunzione di un integratore alimentare.

Il tumore del pancreas deve essere curato solo in determinate strutture sanitarie?

L’assistenza migliore per il paziente può essere garantita solo in centri altamente specializzati. Per esempio il trattamento chirurgico è estremamente complesso. Richiede un approccio multidisciplinare e una formazione di equipe che possono essere assicurati solo in strutture sanitarie ad “alto volume” cioè che trattano ogni anno un numero sufficiente di casi. Da un’indagine svolta su OncoGuida, che è il servizio di informazione per malati del Ministero della Salute, ISS e AIMaC, emerge invece una realtà diversa. Alcune Regioni del nostro Paese non hanno nemmeno un centro che rispetta questi parametri. Per fornire la migliore assistenza possibile a tutti è necessario prevedere una sempre maggiore collaborazione tra i vari centri.

Quanti interventi chirurgici devono essere svolti perché un centro sia considerato ad “alto volume”?

Venti interventi l’anno, è questo il numero minino raccomandato dalle linee guida internazionali e dalle istituzioni sanitarie italiane. La garanzia di un’adeguata diagnosi e cura richiede quindi la definizione di percorsi diagnostici-terapeutici organizzati in rete e con centri di riferimento definiti per competenze professionali, volumi di attività e tecnologie disponibili.

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