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Intervista al dott. Andrea Salvetti, Presidente Sezione di Grosseto della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG)

 foto andrea salvetti

Che ruolo può avere il medico di famiglia nei confronti del paziente colpito da tumore del pancreas?

Noi medici di medicina generale non possiedo le armi del chirurgo, del radioterapista o del chemioterapista. Però conosciamo molto bene il paziente e i suoi parenti più stretti. Questo è sicuramente un vantaggio, perché esistono delle situazioni di rischio familiare di cui soltanto noi siamo al corrente. Infatti ci sono delle campagne di screening ormai validate scientificamente per quanto riguarda il tumore della mammella, cervice uterina o colon-retto. Ma non abbiamo a disposizione alcun test per una diagnosi precoce del tumore del pancreas. Chi ha già avuto in famiglia persone colpite dalla patologia deve essere un “sorvegliato speciale” e necessita di accertamenti più approfonditi.

Potete insegnare anche la prevenzione del cancro a moltissimi italiani.

Dobbiamo rilanciare l’importanza degli stili di vita sani con i quali possiamo evitare il 30% delle neoplasie. A partire dell’attività fisica: dobbiamo far capire ai nostri assistiti l’importanza di muoversi e utilizzare tutti i mezzi per allontanarli da una vita sedentaria. Ogni momento della giornata può fornire occasioni per il movimento come per esempio spostarsi a piedi, fare le pulizie, salire le scale piuttosto che utilizzare un ascensore. Camminare a ritmo vivace e sostenuto è un’attività accessibile alla maggior parte delle persone.

E per quanto riguarda invece l’alimentazione?

Sappiamo che esiste un’associazione tra eccessivo consumo di carne e grassi animali e l’insorgenza di tumori, non soltanto del pancreas ma anche del colon-retto. E siamo a conoscenza, lo vediamo anche nei bambini, del ruolo negativo dell’obesità e del sovrappeso, di come questo rappresenti un’importante fattore di rischio. La dieta migliore in fondo è quella mediterranea, quella che fa parte della nostra cultura, che i nostri nonni hanno sempre seguito, con un consumo regolare di frutta, verdura, pesce (soprattutto azzurro), carboidrati, olio di oliva, cereali e legumi.

Strettamente legato alla dieta e anche il diabete. E’ da considerare una patologia a rischio per il carcinoma pancreatico?

Sì, anche perché nei prossimi anni farà registrare un aumento dell’incidenza. Un paziente diabetico corre un rischio maggiore del 50% di sviluppare una neoplasia pancreatica. Esistono poi una serie di malattie genetiche ereditarie, fortunatamente rare, ma a cui dobbiamo pensare anche nell’ambito familiare per agire il più rapidamente possibile. Ad esempio, la presenza in famiglia di cancro della mammella o del colon, che purtroppo oggi è un’eventualità sempre più frequente. Infatti, come abbiamo visto, i tumori stanno diventando sempre più patologie croniche, perché si curano.

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