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Intervista a Pierosandro Tagliaferri, Direttore Unità Operativa di Oncologia Medica all'Università di Catanzaro

  

Professore, come possiamo vincere la battaglia contro il tumore del pancreas?

Stiamo parlando di una malattia veramente insidiosa per la quale non abbiamo ancora ottenuto i risultati positivi riscontrati invece in altre forme di cancro. Resta ancora molta strada da percorre. Portare avanti questa battaglia è un compito che spetta a tutti gli stakeholder ovvero i portatori d'interesse. Tra questi ricordiamo i vari professionisti sanitari che trattano la malattia: dall'oncologo al chirurgo, dal medico di medicina generale al palliativista. Ma noi camici bianchi abbiamo bisogno anche del sostegno della società civile. 

Che ruolo può svolgere?

La società civile deve saper aggregarsi a quelle che sono le necessità di tutti i pazienti colpiti da questa grave patologia. Dobbiamo riuscire a creare quindi un modello nuovo di sensibilità e sensibilizzazione tra tutti gli italiani. E poi c'è la formazione degli specialisti. I medici oncologi che si formano nelle Università del nostro Paese necessitano ovviamente della migliore preparazione scientifica possibile. Però devono prendere coscienza anche del loro importantissimo ruolo sociale.

Come per tutti i casi di cancro in quello del pancreas gli stili di vita rivestono un ruolo importante.

Certo, e anche la prevenzione oncologica è strettamente collegata alla fragilità della società. Per esempio la Regione dove io lavoro, la Calabria, presenta il PIL più basso di tutta l'Italia. Questo fattore economico influisce anche sul alcuni comportamenti pericolosi per la salute come il fumo, l'abuso di alcol o la tendenza alla sedentarietà. Per questo sono fondamentali le campagne educazionali come quelle portate avanti da molti anni dall’AIOM.

E’ necessario coinvolgere anche gli adolescenti in queste iniziative?

Sì, dobbiamo fargli capire che la vera sfida contro il cancro inizia da giovani. L’importanza di un corretto stile di vita, fin da ragazzi, è ampiamente dimostrata nell’evitare una malattia oncologica. Il 40% dei casi per tumore, infatti, è causato da fattori di rischio potenzialmente modificabili.

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