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Intervista a Giuseppe Sanguineti, Direttore della Radioterapia Oncologica, Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma

foto giampaolo tortora

Professore, la radioterapia può essere utile anche nel trattamento del tumore del pancreas?

Per quanto riguarda questa neoplasia, noi radio-oncologi non abbiamo grosse difficoltà a raggiungere il centro della addome con le radiazioni. La profondità della localizzazione della malattia non è quindi un problema. Il punto è evitare di colpire con le radiazioni gli organi sani vicini. È necessario che la parte interessata dal tumore riceva le radiazioni, mentre le altre come i reni o il midollo spinale vengano toccate il meno possibile. Su questo singolo aspetto è il livello di expertise che fa la differenza tra un reparto e l’altro.

Il trattamento può presentare delle controindicazioni?

La radioterapia si basa principalmente su tre presupposti. Innanzitutto, bisogna identificare la zona precisa da irradiare; successivamente le si deve fornire la giusta quantità di radiazioni. Infine, è necessario assicurarsi che trattamento venga eseguito in modo corretto tutti i giorni del ciclo di cura previsto. Queste operazioni non sono semplici, perché il nostro organismo si muove in continuazione. Quindi anche una singola imprecisione millimetrica può trasformarsi in un problema per il malato. E poi ci sono gli effetti collaterali che possono interessare anche l’apparato gastro-intestinale. I più frequenti sono nausea, vomito, inappetenza, crampi addominali, diarrea, stanchezza ed alterazione degli enzimi pancreatici.

In cosa consiste invece la così detta radiochirurgia?

Si tratta di una tecnica che utilizza dosi così alte di radiazioni in grado di distruggere il tumore, ma purtroppo solo quando la patologia è estremamente piccola. Nel carcinoma del pancreas possiamo irradiare volumi molto piccoli e mirati a dosi molto alte, perché la neoplasia è estremamente resistente a qualsiasi tipo di cura.

Il radiologo in questo caso lavora a stretto contatto con altri specialisti?

Il trattamento radiochirurgico deve essere inquadrato all’interno di un approccio multidisciplinare nel quale associamo i vantaggi di questa terapia alle altre. Un trattamento radioterapico può durare dai 5 ai 15 minuti e, in questo lasso di tempo, anche il pancreas si muove. Questo avviene perché l’organo è sollecitato dai movimenti respiratori. L’innovazione tecnologica sta cercando di trovare rimedio a questo problema.

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