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Chirurgia

La chirurgia è, salvo alcune eccezioni, il primo passo nel trattamento dei tumori. In particolare, il ricorso al bisturi è indicato per rimuovere tumori localizzati e in fase non troppo avanzata; rimuovere metastasi isolate; ridurre i sintomi provocati dalla compressione degli organi circostanti e migliorare la qualità di vita del paziente, anche nei casi in cui l’eliminazione radicale del tumore non sia possibile.

Quando la diagnosi è precoce e la massa ha dimensioni ridotte, la chirurgia può costituire l’unica terapia necessaria. In altri casi, va affiancata alla chemioterapia o ad altre tipologie di cura. I clinici possono sconsigliare l’intervento se il cancro è molto esteso e la malattia è in fase avanzata. Quando il tumore è situato in una posizione molto delicata, il ricorso al bisturi potrebbe provocare danni a organi e tessuti adiacenti. In questo caso è preferibile ricorrere ad altre terapie.

Le più comuni complicazioni post-operatorie sono costituite da infezioni della ferita, polmoniti, trombosi (vale a dire occlusione dei vasi sanguigni) e raccolte di liquido intorno alla ferita. È possibile ridurre questi problemi con la somministrazione di antibiotici, alzandosi dal letto e muovendosi il prima possibile oppure, in caso di trombosi a carico degli arti inferiori, con esercizi per le gambe, con l’utilizzo di calze elastiche e con farmaci anticoagulanti. Per le possibili complicanze a lungo termine, in seguito a un’operazione al seno o al torace, il dolore può persistere ed è quindi necessario assumere antidolorifici. Altre conseguenze a lungo termine di molti interventi chirurgici oncologici sono le cicatrici cutanee e il linfedema, cioè il rigonfiamento del braccio o della gamba che può verificarsi dopo l’asportazione dei linfonodi ascellari o dell’inguine.

La chirurgia ha beneficiato di un notevole progresso tecnologico, soprattutto dal punto di vista strumentale. Per esempio, l’arresto delle emorragie (emostasi) è possibile con una precisione prima impensabile, grazie a nuovi dispositivi di elettrocoagulazione bipolare o a ultrasuoni, e la chirurgia laparoscopica (tecnica chirurgica mini-invasiva che permette di vedere e operare l'interno dell'addome del paziente attraverso l'inserimento di uno strumento chiamato appunto laparoscopio) ha reso le procedure meno traumatiche per il paziente (cicatrici minime, dolore ridotto, dimissioni anche entro 48 ore, rapida ripresa delle normali attività lavorative). Infine, l’asportazione totale dell’organo è stata sostituita progressivamente da interventi individualizzati dove una resezione “conservativa” (vale a dire completa ma limitata a una porzione dell’organo) si inserisce in un programma multidisciplinare (che coinvolge più specialisti). Questo può variare in relazione alle caratteristiche cliniche e biologiche della malattia, ma anche alle diverse esigenze sociali, culturali e allo stato di salute del paziente.

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