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Biotestamento, il paziente potrà abbandonare le terapie. Incluse le cliniche cattoliche

Sul ddl asse PD-M5S-MDP

Da Il Sole24 ORE del 20-4-2017

Il dato di merito è che il paziente potrà rifiutare le cure di fine vita, ma il medico potrà opporsi utilizzando l'obiezione di coscienza. Il dato politico è rappresentato dalle alleanze a geometria variabile che sono andate in scena ieri alla Camera durante le votazioni sui primi due articoli della proposta di legge sul biotestamento.

Il primo articolo - che sancisce la facoltà del malato di abbandonare i trattamenti e regola il consenso informato di fine vita - è passato grazie ai voti favorevoli di Pd, M5S e Mdp, per una volta uniti, e la contrarietà di Forza Italia e Alternativa popolare. La norma sull'obiezione di coscienza, approvata con 281 sì, 120 no e 10 astenuti, è stata invece il frutto dell'accordo tra dem e Ap, sostenuto anche da Udc, Des-Cd, Lega e Fi. M5S e Mdp hanno invece votato contro, convinti che lo strumento dell'obiezione - si riconosce al medico di non avere «obblighi professionali» se il paziente gli chiede di sospendere terapie fondamentali per la vita, come la nutrizione e l'idratazione, o addirittura l'interruzione dei macchinari che lo tengono in vita- possa creare un vulnus tale da mettere in crisi l'intero impianto del provvedimento. La legge 194/1978 sull'aborto insegna.

Le votazioni sul provvedimento - vicino al traguardo almeno a Montecitorio a dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby, più volte citato in assemblea - riprenderanno stamane e non si esclude che possano concludersi. I principi cardine sono comunque quelli varati ieri: il divieto di accanimento terapeutico (in caso di prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte «il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure»), la possibilità di ricorso alla sedazione palliativa profonda in caso di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitarie e l'obbligo di adeguarsi, senza possibilità di esoneri da parte delle Regioni, anche per le cliniche private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, in particolare quelle cattoliche. È, stato infatti respinto a scrutinio segreto con 335 no e 82 sì l'emendamento a firma di Gian Luigi Gigli, deputato di Democrazia Solidale-Centro Democratico e presidente del Movimento per la vita, che puntava a salvaguardare la libertà delle strutture cattoliche.

Di Manuela Perrone

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