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Chi ci curerà domani?

Per la prima volta le Scuole di specializzazione in Medicina sono state recensite e valutate. Ultimo passaggio di una riforma necessaria. Eppure i giovani medici aspettano ancora: tra bando di concorso in ritardo e accreditamento delle Scuole in sospeso, si attende che il Ministero della Salute sblocchi la situazione. In ballo c'è la formazione dei dottori, gli ospedali che li preparano, la nostra salute

Da 7 - CORRIERE DELLA SERA del 7-9-2017

In maggio, 13 mila giovani medici italiani aspettavano il bando con cui il Ministero dell'Istruzione stabilisce il numero di accessi per materia e Scuola di specializzazione. Non è arrivato. Al suo posto, hanno ricevuto un comunicato stampa.

Per ora niente bando né concorso, che doveva svolgersi a luglio. Il motivo? Il Miur ha deciso che, per la prima volta, le Scuole vengano censite e valutate in base a criteri precisi: anche a costo di tenere il concorso più avanti, in autunno. Obiettivo: ultimare la riforma iniziata nel 2015, ammodernare e migliorare la formazione medica italiana.

Un ritardo con giusta causa, diciamo. Oggi la valutazione è arrivata, ma i neolaureati in Medicina — futuri oncologi, pediatri, chirurghi, ginecologi, ematologi italiani —aspettano ancora. Un intero anno rischia di saltare: futuri specializzandi di cui l'Italia ha bisogno. Cosa sta succedendo?

L'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, costola tecnica del Ministero della Salute e dei Ministero dell'Istruzione, ha rilevato che, su 1.433 Scuole di specializzazione, 153 non sono in grado di formare al meglio i futuri medici italiani. La valutazione è basata su indicatori quantitativi richiesti alle scuole, come il numero di pubblicazioni dei docenti e gli standard di assistenza degli ospedali dove i futuri specialisti devono contemporaneamente imparare e visitare i pazienti. Su questi criteri - e non su documenti forniti autonomamente dalle strutture, com'è accaduto fino al 2016 - dovrebbe fondarsi il nuovo accreditamento. Solo alle Scuole accreditate saranno assegnati contratti di formazione specialistica.

«Sta passando l’idea che il nuovo sistema promuova o bocci le Scuole», spiega a 7 Walter Mazzucco, membro dell'Osservatorio interministeriale e presidente dell'Aim, Associazione italiana Medici. «Non è così: è un meccanismo continuo di monitoraggio per stimolare le strutture a migliorare. Il ruolo dell'Osservatorio è tecnico: la politica ha l'ultima parola». Ma la decisione tarda ad arrivare. Il dicastero guidato da Beatrice Lorenzin potrebbe, quindi, decidere di accreditare anche le 135 valutate non idonee? «Certo. Ma sarebbe una pessima notizia. ll ministero sta temporeggiando da inizio agosto. Temiamo stia ricevendo pressioni da alcune Scuole e dalle Regioni, ci spiega Andrea Silenzi, presidente del SIGM, Segretariato Italiano Giovani Medici, l'associazione di rappresentanza più grande dei medici specializzandi. «Speriamo faccia fede al percorso di riforma quasi concluso e non butti all'aria anni di lavoro sul miglioramento della formazione medica».

Il percorso è iniziato cinque anni fa. Nel 2014, la rivoluzione: il concorso per entrare nelle Scuole di specializzazione diventa nazionale. Nel 2015, il decreto 68 le riordina e riammoderna: tra le altre cose, ne riduce la durata rispetto alla media europea. Nel 2017, come abbiamo visto, il completamento del percorso con il decreto 402, che fornisce gli strumenti per migliorare la qualità della formazione e ridefinisce i criteri di accreditamento.

«Principale motivo di questa riforma è la mancanza di una programmazione professionale nella Sanità», spiega Silenzi. Vale a dire? «Volendo sintetizzare: troppi studenti di medicina, pochi posti dl specializzazione, pochissimi contratti di lavoro stabile nel Sistema sanitario nazionale». Basta dare uno sguardo al grafico sulla programmazione della formazione dal 2001 ad oggi per avere un'idea della schizofrenia. «Il fabbisogno di medici generici viene stabilito sul dato storico, senza alcun criterio reale. È una follia. Sono numeri inficiati dal dibattito politico: vince chi urla di più». Ma come funziona? Sulla base del fabbisogno di medici stabilito, il Miur bandisce gli ingressi al Corso di Laurea in Medicina. Ne derivano un certo numero di laureati, pronti per entrare in specialità. Ma nel 2016 a fronte di un fabbisogno di medici specialisti di quasi 8.000 unità, sono stati banditi solo 6.725 posti di formazione. E i candidati erano 13.800.

«Occorre un nuovo metodo di calcolo, per ottimizzare quello che abbiamo. L'Italia negli ultimi anni ha fatto parte di una joint action europea per riformare la programmazione della forza lavoro nella Sanità. Sarebbe importante proseguire su quella strada».

Nel frattempo, alla fine della calda estate 2017, i futuri medici rimangono in attesa. E le Scuole di specializzazione pure: non ricevono comunicazioni dal Miur da fine luglio. È stato l'articolo del Corriere a firma di Gianna Fregonara e Simona Ravizza, con la pubblicazione del documento dell'Osservatorio interministeriale, a rivelare i nomi delle strutture giudicate non accreditabili. Il direttore (preferisce non rivelare il suo nome) di una delle Scuole giudicate inadeguate alla formazione specialistica, racconta a 7: «A fine giugno il Miur chiede agli atenei di compilare un database online. Tempo: 5 giorni. Per la maggior parte delle specialità i campi da compilare sono relativamente pochi, compresi in due o tre pagine, per la nostra 240, distribuiti in 27 fogli», racconta il direttore mostrandoci il modello ricevuto. Tempi insufficienti per raccogliere tutti i dati richiesti, tanto che la deadline viene prolungata a 10 giorni. «Ad una prima compilazione, nessuna Scuola della mia specialità aveva tutti i criteri per essere accreditabile. Così il ministero ha corretto le richieste in modo che tutti fossimo in grado di terminare la compilazione». Avevate i dati? «S’, alcuni. Altri li abbiamo stimati: non potevamo fare altrimenti».

«Due giorni dopo l’invio della compilazione — un tempo impossihile per controllare rutti i dati inseriti! — arriva un documento di revisione da parte del Miur. Per la nostra struttura sono segnati cinque pollici in su e due in giù, alla voce "Standard strutturali servizi generali" e "Requisiti assistenziali". C'è la possibilità di fornire spiegazioni, e noi le forniamo». Il 27 luglio un nuovo documento invia la richiesta alle università senza i requisiti minimi di avviare un piano di adeguamento, «ma per la Scuola che dirigo mi è stato confermato che i requisiti c'erano. Un mese dopo, con l'articolo del Corriere, vengo invece a sapere che non è accreditabile. Le sembra normale tutto questo?». Per il direttore, il metodo utilizzato è poco chiaro: «Ben venga la valutazione, ma i numeri presi singolarmente dicono poco. L'albero lo vedi dai frutti: il Ministero valuti la formazione degli specializzandi. La valutazione di un importante e qualificato board americano nel 2013 ha posto i nostri al di sopra della media nazionale».

Ludovico Lanfranchi, classe 1990, è uno dei 13 mila medici neolaureati in attesa. «L'inquadramento delle scuole è necessario. Non riteniamo adeguata la tempistica. E’ improbabile che si faccia l'esame tra 60 giorni (tempo che per legge deve trascorrere tra il bando dei Miur e il concorso): la presa di servizio slitterà per forza.

Una situazione che andrà a ricadere sugli specializzandi già in corsia: se un intero anno di medici tarda ad entrare, ci sarà un fisiologico sovraccarico di turni, che in alcuni reparti già raggiungono picchi di 16 ore consecutive. Elisa Santambrogio è entrata con il primo concorso nazionale dei 2014 in Ematologia alle Molinette di Torino, «Il vero problema da risolvere però è che tanti se ne vanno a metà percorso. Negli ultimi due anni, tre specializzandi (da noi ne arrivano cinque all'anno) se ne sono andati». Perché? «È difficile rimanere quando ti fanno diventare un burocrate e ti affidano solo quello che gli specializzati non hanno più voglia di fare». Succede anche questo. Il percorso di miglioramento delle Scuole di specializzazione è iniziato, e le cose da tenere in considerazione sono tante. Per i futuri medici, e per i cittadini che hanno bisogno della loro competenza.

Di Stefania Chiale

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