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Ddl Lorenzin, traguardo vicino?

Da Il Sole24 ORE Sanità del 10-10-2017

Sembrava fatta. Il lunghissimo cammino parlamentare del disegno di legge Lorenzin vedeva vicina la linea del traguardo, dopo il voto dalla commissione Affari sociali e la calendarizzazione della discussione in Aula il 9 ottobre. Ma come talvolta accade, una folata di vento rischia di far cascare il castello di sabbia.

A rompere l'armonia faticosamente raggiunta la Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici e odontoiatri. Con un comunicato al vetriolo ha spiazzato tutti e annunciato il ritiro dai tavoli istituzionali sulla legge. E le ragioni di questa rottura sono diverse. Innanzitutto ai medici non piace il percorso previsto dalla legge per l'ingresso delle nuove professioni sanitarie. «Vogliamo dare un segnale alla politica, visto che il ddl Lorenzin tra pochi giorni sarà votato dall'aula della Camera. L'articolo 3-bis è un regalo a lobby, ad amici degli amici, e per noi un grave vulnus della politica all'autonomia e alla responsabilità degli ordini professionali, che dopo 70 anni di immobilismo hanno bisogno di riforme e tutele rinnovate e non di forzature che rischiano di creare scompensi nel Ssn e disorientamento nei pazienti» aveva tuonato ai nostri microfoni Maurizio Scassola, vicepresidente FnomCeo.

Il vulnus per i camici bianchi è l'ingresso a bordo delle professioni di chiropratici, osteopati e poi a seguire tutti quelli che lo chiederanno, massofisioterapisti in primis. Per i medici è assurdo che le nuove regole prevedano prima il riconoscimento della professione da parte dello Stato o delle Regioni (su istanza di associazioni e quant'altro) e poi successivamente l'effettiva istituzione previo parere tecnico del Consiglio superiore di Sanità. Per la FnomCeo il testo va oltre «la reale esigenza di un adeguamento istituzionale, da tutti condiviso, per rappresentare di fatto l'introduzione di un primato della politica dei partiti sulle rappresentanze istituzionali della professione». Tra l'altro i medici hanno evidenziato che l'ingresso dei neoprofessionisti avverrebbe in un momento di incertezza della normativa sul rischio clinico. La legge Gelli infatti attende alcuni decreti attuativi, compresi quelli sulla parte assicurativa, dopo i due approvati nel mese di agosto dal ministero della Salute.

Il trambusto ha sollecitato un intervento pacato e pacificatore del relatore del provvedimento a Montecitorio, Mario Marazziti. Il parlamentare ha invitato al dialogo. I tempi stringono, i cambiamenti porterebbero a un altro giro di valzer tra Camera e Senato.

Ora tocca capire se l'approvazione del ddl Lorenzin è nel cuore di chi decide e se effettivamente sia ancora in piedi la voglia di chiudere la partita. Il ddl Lorenzin, nato "omnibus", è il moloch del cambiamento della sanità, atteso da milioni di lavoratori e dai pazienti, ma anche dal mondo della ricerca e dall'industria, perché contiene provvedimenti importanti sulla sperimentazione clinica. Affossarlo ora sarebbe un segnale forte, un trauma, di difficilissima interpretazione. Insomma a chi giova boicottare la legge? Lo scopriremo, forse, nei prossimi giorni.

di Lucilla Vazza

 

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