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Le malattie che cureremo con la ricerca sui farmaci

La classifica degli investimenti di Big Pharma: tumori al primo posto.
E nonostante l'addio di Pfizer, Parkinson e Alzheimer restano al top

Da la Repubblica del 15-1-2018

La battaglia si combatte soprattutto contro il cancro ma Alzheimer e Parkinson godono comunque di grande attenzione da parte di chi deve inventare e vendere medicine. Sono altre le patologie per le quali i tentativi dell'industria farmaceutica di sviluppare rimedi efficaci sono pochi, come quelle provocate dai parassiti, quelle ormonali o genito-urinarie, ma anche quelle respiratorie o dermatologiche.

Poi ci sono le malattie rare, su alcune delle quali il lavoro di ricerca è scarsissimo. Lo dicono i dati sulle cosiddette "pipeline" aperte da Big Pharma, cioè i lunghi "canali" che cominciano il loro percorso quando nasce l'idea per un nuovo medicinale e lo concludono, dopo fasi di sperimentazione e registrazione, con l'approvazione e la vendita.

La recente decisione di Pfizer di interrompere la ricerca nell'ambito delle due diffuse malattie neurologiche ha fatto scalpore ma sembra più che altro dettata da strategie commerciali. Mario Melazzini, direttore dell'Agenzia del farmaco (Aifa) parla apertamente di business. «Loro hanno un panorama a 360 gradi sulla ricerca in quel campo - spiega - avranno visto che altre aziende sono più avanti e deciso che è inutile continuare a investire». Anche in questo caso dunque sarebbero più che altro i soldi a guidare le strategie di una grande multinazionale farmaceutica. Di certo non si può dire che su quelle due malattie non si lavori.

Nel 2017, stando ai dati della studio Pharmaprojects della britannica Pharma intelligence, che prende appunto in considerazione le "pipeline" avviate in tutto il mondo, per l'Alzheimer erano aperti 376 studi, per il Parkinson 246. Si tratta rispettivamente della settima e della diciottesima malattia nella classifica di quelle che godono del maggior numero di ricerche.

La graduatoria rende bene l'idea di quali siano i problemi su cui l'industria si impegna maggiormente. La parte del leone la fa il cancro: ben 15 patologie delle 25 su cui ci sono più lavori aperti sono oncologiche. In testa c'è il tumore al seno, con 654 "pipeline", seguono quello del polmone con 477, quello del colon-retto con 476 e quello del pancreas con 416. Tra le malattie non oncologiche la prima è il diabete di tipo 2 (415 studi). In tutto si stanno ricercando la bellezza di 14.872 prodotti.

Va specificato che avere una "pipeline" aperta non vuol dire assolutamente arrivare a un farmaco. Per la gran parte dei medicinali nemmeno ci si avvicina a chiedere l'approvazione, e questo è uno dei motivi usati dall'industria per giustificare gli alti, talvolta altissimi, costi di quelli che ce la fanno. Circa la metà dei prodotti che si stanno studiando adesso (spesso all'interno di centri di ricerca e università pubbliche) sono ancora in fase pre-clinica, cioè non sono nemmeno arrivati alle sperimentazioni vere e proprie. Per avere un'idea di cosa produce tutto il lavoro, basta osservare quanti farmaci sono stati approvati l'anno scorso. La Fda, l'autorità americana, ne ha fatti entrare nel sistema Usa 46, il numero più alto degli ultimi vent'anni.

L'Europea Ema è arrivata a 91 ma calcolando anche i generici e le nuove indicazioni terapeutiche per molecole già disponibili.

«Talvolta quello che viene approvato non è innovativo - commenta Silvio Garattini del Mario Negri - Mancano studi comparativi che facciano capire se i farmaci nuovi sono meglio di quelli che già ci sono così entrano dei "doppioni"».

Riguardo all'efficacia, Uno studio uscito di recente sul British medical journal ha spiegato come dei 48 farmaci anticancro con 68 indicazioni approvati tra il 2009 e il 2013 in Europa solo il 51% ha poi dimostrato un significativo aumento della sopravvivenza e della qualità della vita dei pazienti.

La classifica dei problemi sui quali si concentrano maggiormente gli investimenti di Big Pharma rivela che a godere di più "pipeline" è di gran lunga il cancro (4.845), seguito dalle malattie neurologiche (2.542) e da quelle infettive (2.468), tra le quali pesa il lavoro sui virus dell'hiv e dell'epatite C. In fondo alla classifica ci sono gli antiparassitari (128 studi), poi i prodotti per problemi ormonali (275), genito-urinari (630), di coagulazione del sangue (652), per problemi agli organi di senso (prevalentemente oculistici, 797), respiratori (845), dermatologici (911), immunologici (917). Tutti insieme hanno più o meno lo stesso numero di sperimentazioni destinate al cancro.

di Michele Bocci

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