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Lo stato della sanità carta per l'Ema

Durante i colloqui andrà sfatato il luogo comune della presunta instabilità politica

Da Il Sole24 ORE del 2-9-2017

Un alto funzionario della European Medicines Agency tempo fa mi confidò che la candidatura italiana ad ospitare l'Agenzia si sarebbe fatalmente scontrata con i pregiudizi e i luoghi comuni che da sempre circolano all'estero (più o meno disinteressatamente) sul nostro Paese, uscendone irrimediabilmente sconfitta.

È di fondamentale importanza che i soggetti che nelle prossime settimane dovranno promuovere la candidatura italiana in Europa abbiano chiaro che cosa possono avere in mente i propri interlocutori. Più in generale, quali argomenti possono essere usati (anche nel dietro le quinte) dai nostri concorrenti per "combattere" la candidatura italiana, che sulla carta, ad oggi, si rivela come una delle più qualificate e autorevoli.

La presunta instabilità politica italiana è certamente uno dei luoghi comuni più diffusi. Si tratta di una questione che poco avrebbe a che fare con la scelta della miglior candidatura per la nuova sede dell'Agenzia. Se non fosse che, come già paventato da vari commentatori e rappresentanti delle istituzioni italiane, tale scelta più che essere basata sui requisiti tecnici offerti dai candidati (in particolare sulla capacità a soddisfare al meglio i famosi cinque "criteri obiettivi" pubblicati nel documento del Consiglio europeo del 22 giugno) avrà degli inevitabili (se non esclusivi) profili politici (e tra questi, l'equilibrio nella ripartizione tra Stati delle agenzie europee sembra non essere il principale, posto che altrimenti la candidatura della Spagna - che ne ospita già cinque - dovrebbe, ma non è, essere già tra le più deboli).

A me sembra, invece, che oggi, l'argomento della stabilità politica nel nostro Paese possa e debba essere affrontato anche in modo esplicito, concreto e costruttivo per farne emergere, al contrario appunto del pregiudizio diffuso, un punto di forza della candidatura italiana che, fino a oggi, non mi pare sia stato particolarmente messo in luce, forse per un malriposto (ma forse cronico) pudore a parlare bene di quanto di buono accade nel nostro Paese.

In Italia, infatti, abbiamo da diversi anni una guida della politica sanitaria competente, efficiente e, soprattutto, stabile grazie, in primo luogo, al ministro Lorenzin. Il ministro è in carica da quattro anni (nessun altro politico, se non sbaglio, ha retto il ministero della Salute per così tanto tempo). Caso assai raro, è riuscito a mantenere l'ufficio con tre successivi governi (Letta, Renzi e Gentiloni). Non è il caso qui di ricordare i numerosi provvedimenti varati negli ultimi anni in ambito sanitario, tra cui in particolare il fondamentale aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e il recente decreto vaccini. Si deve invece, dati alla mano, rilevare che, anche grazie alla stabilità politica degli ultimi anni in campo sanitario, sia l'intero comparto industriale (la sola industria farmaceutica è cresciuta in termini molto sostanziali, arrivando ormai a un soffio dalla Germania, capofila nell'Unione Europea del settore) che la sanità pubblica godano di buona, se non ottima, salute (il Rendiconto generale dello Stato 2016 pubblicato dalla Corte dei Conti evidenzia un avanzo significativo del Servizio sanitario nazionale).

E dunque: far echeggiare in astratto l'annosa instabilità politica del nostro Paese nel contesto della competizione per ospitare la nuova sede dell'Ema è un giochetto da faciloni. Se invece si guarda in termini concreti e focalizzati alla gestione della sanità pubblica italiana degli ultimi anni (nonché all'intero contesto industriale, scientifico e della pubblica sanità con cui l'Ema si troverà a interagire quotidianamente) si scopre che l'Italia ha, dalla sua, un atout da giocare nelle prossime settimane ai tavoli delle cancellerie europee per la sfida finale sulla nuova sede.

Credo che dobbiamo essere tutti soddisfatti per quanto è stato fatto fino ad oggi da tutte le istituzioni pubbliche, a cominciare dal premier Gentiloni, al ministro Lorenzin, al presidente Maroni e al sindaco Sala. Tuttavia, a poco più di due mesi dalla decisione finale del Consiglio europeo, occorre ora il classico colpo di reni. Così, l'auspicio è che il ministro Lorenzin continui a fare la sua parte, ma lo faccia anche andando a raccontare in prima persona, e a fronte alta, ai colleghi e interlocutori europei quanto di buono è stato fatto sia dai governi italiani che dall'industria farmaceutica e delle scienze della vita in questi ultimi anni. Lo hanno già fatto, o lo stanno facendo, i pari grado di altri Paesi concorrenti, anche se, a mio avviso, con medaglie assai più polverose e meno nobili da esibire.

Di Andrea Carta Mantiglia
Andrea Carta Mantiglia è partner e leader del Focus Team Life Sciences di BonelliErede

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