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Se la cronicità affossa l'Italia

Colpito il 40% delle persone - peggiorano il gap Nord-Sud e gli stili di vita

Da Il Sole24 ORE Sanità del 18-4-2017

Sostenibilità; questo è il problema. Nell'Italia raccontata dal Report Osservasalute 2016 - sempre più malata cronica, dove gli stili di vita arretrano, i gap Nord-Sud si accentuato e la prevenzione scarseggia - l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane lancia l’allarme e - attraverso le parole del coordinatore Walter Ricciardi - dà la sua ricetta: rivedere i criteri di esenzione dalla compartecipazione alla spesa e di accesso alle cure e potenziare la lotta all'evasione fiscale. Ma, come afferma il direttore scientifico Alessandro Solipaca, anche cittadini e istituzioni devono fare la loro parte, promuovendo la capacità di resilienza del sistema attraverso una piena partecipazione alle politiche di prevenzione primaria e secondaria. Il quadro Osservasalute 2016. La cronicita è la prima delle emergenze di salute che gravano sulla popolazione e comprimono il nostro servizio sanitario nazionale. Basti pensare che circa il 40% (il 39,1%, per la precisione) degli italiani ha almeno una malattia cronica, mentre il 23.7% (il 2% in più rispetto al 2011) è multi cronico con il conseguente carico di spesa - anche solo a guardare quella che va in medicinali – che questa condizione comporta. Ma la cronicità è solo un aspetto, per quanto fondamentale, dei molteplici che descrivono lo stato della salute e dell’assistenza in Italia. Non meno importanti sono l'ampliarsi della forbice Nord-Sud, con riflessi drammatici sull'aspettativa di vita -al Meridione è molto più alta la mortalità prematura prima dei 70 anni - e l’accentuarsi degli squilibri sociali.

E’ un prisma a molte facce quello raccontato da 14° Rapporto curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane e presentato nei giorni scorsi al Policlinico universitario "Agostino Gemelli” di Roma, Un termometro utile anche per testare la temperatura del federalismo sanitario, che dal 2001 sta segnando il destino di un'Italia a più velocità nell’accesso a cure e assistenza. Tra luci e ombre, come si dice. Nel complesso, il ritratto che emerge è quello di una realtà alle prese con una popolazione sempre più vecchia con diminuzione di nascite sotto il tasso di sostituzione. E dove il mix tra stili di vita non in linea e prevenzione troppo spesso abbandonata delinea un quadro di salute a rischio, per quanto ancora 'resiliente'. Gli indicatori analizzati nella scheda in pagina la dicono lunga. Citarne alcuni, in ordine sparso, significa guardare a un Paese dove i trend di mortalità sono in calo, per entrambi i generi, per alcune delle principali malattie-killer, ad esempio quelle cardiovascolari. Ma dove la psiche è sempre più fragile: tra il 2003 e il 2014 il tasso di mortalità per disturbi psichici passa da 1,8 a 2,4 per10mila abitanti, sia negli uomini che nelle donne. Analogamente, in un decennio la mortalità per malattie infettive e parassitarie - prima responsabile la setticemia - è "schizzata" del 50%, colpendo soprattutto gli anziani. I cattivi stili di vita che caratterizzano sempre più la popolazione si rinvengono poi su una serie di indicatori: dalla riduzione dei "non consumatori" di alcol (l’unica regione in controtendenza è il Friuli Venezia Giulia) all’aumento delle donne consumatrici a rischio, alla quota invariata di italiani in sovrappeso o obesi. Un problema che attanaglia anche i più giovani, con risvolti preoccupanti per la loro vita futura: tra i 6 e i 17 anni i bambini con chili di troppo sono quasi il 25%. In questo caso il contesto è cruciale: se entrambi i genitori sono in eccesso di peso, la percentuale di bambini e adolescenti di 6-17 anni in sovrappeso o obesi sale al 34,4% rispetto alla percentuale del 27,8% (solo la madre in eccesso) e del 25,4% in cui a essere sovrappeso è solo il padre. Stabile, per completare il panorama di un'Italia che sugli stili di vita non avanza di certo, è la percentuale del 40% dei sedentari. Aumenta significativamente la quota di chi dichiara di svolgere sport in modo saltuario: dall’8,6% del 2014 al 9,5% del 2015.

Si riduce la speranza di vita. Nel 2015 l'Italia ha vissuto un aumento del numero di morti in valore assoluto senza precedenti rispetto agli anni precedenti; 49mila in più rispetto alle 600mila morti medie nel 2013 e 2014. Una situazione spiegata in parte dall’invecchiamento della popolazione e a cui hanno contribuito le epidemie invernali. In ogni caso, i riflessi sulla speranza di vita alla nascita sono importanti: 0,2 anni ni meno negli nomini e 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014.

Barbara Gobbi

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