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Spesa farmaceutica a +1,6%. Antibiotici ancora in salita

Rapporto Osmed 2016

Da Il Sole24 ORE Sanità del 25-7-2017

II nuovo Rapporto Osmed 2016 sull'uso dei farmaci in Italia è stato pubblicato sul sito dell'Aifa un po' in sordina e con dati sulla spesa farmaceutica ospedaliera 2016 non omogenei rispetto al consueto monitoraggio della spesa farmaceutica nazionale e regionale pubblicati sul portale Aifa. L'ultimo dato del monitoraggio fermo a ottobre riporta un esborso pari a 4,8 mld con uno sfondamento del tetto di quasi due punti percentuali. Tale cifra, spiega l'Aifa «è stata calcolata sulla base dei dati del flusso "Tracciabilità del farmaco" alimentato dalle aziende farmaceutiche che include tutti i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche per il loro utilizzo sia all'interno che al di fuori delle strutture stesse».

Nel report si trovano invece due numeri diversi: il primo è la spesa per i farmaci utilizzati in ambito ospedaliero, pari a 3,4 mld, che tiene conto di «una rilevazione attraverso lo specifico flusso informativo delle unità posologiche dispensate» e un secondo numero pari a 6,48 mld (relativo alla spesa sostenuta da Asl, Ospedali, Ria e penitenziari) che rappresenta «la spesa ospedaliera nell'anno 2016, calcolata come la spesa rilevata dalle strutture sanitarie pubbliche al netto della distribuzione diretta di fascia A», valore in aumento del 3,3% rispetto al 2015. Quindi al momento di andare in stampa il dato definitivo sulla spesa farmaceutica ospedaliera finalizzato al calcolo del superamento del tetto ancora non c'è. Per il resto i trend sono quelli previsti: una spesa farmaceutica totale in crescita dell '1,6% (pubblica e privata) pari a 29,4 miliardi di euro, di cui il 77,4% rimborsato dal Ssn. Un aumento dovuto principalmente all'utilizzo dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione (DAAs) per la cura dell'epatite C cronica e dei farmaci oncologici.

La territoriale pubblica è stata pari a 13,9 mld (circa 228,7 euro pro capite), con un aumento del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A fronte di una riduzione del -2,5% della farmaceutica convenzionata netta (con riduzioni in termini di numero di ricette e confezioni, rispettivamente del -1,5% e del -1,2%), si registra un incremento del 13,9% della spesa per medicinali di classe A erogati in distribuzione diretta e per conto.

Sale ancora sebbene di poco l'incidenza della compartecipazione a carico del cittadino pari a circa 1,5 mld (comprensiva del ticket per confezione e della quota a carico del cittadino eccedente il prezzo di riferimento sui medicinali a brevetto scaduto, voce che sale più di tutte a +2,5%) che sulla spesa convenzionata lorda mostra un leggero aumento rispetto al 2015, passando dal 14,0% al 14,5% nel 2016. I farmaci a brevetto scaduto rappresentano il 56,1% della spesa convenzionata e il 2,1% della spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche, costituendo complessivamente il 22,0% della spesa farmaceutica Ssn. La percentuale di spesa per i farmaci equivalenti (farmaci a base di principi attivi con brevetto scaduto, ad esclusione di quelli che hanno goduto di una copertura brevettuale) è stata pari al 6,2% del totale dei farmaci a brevetto scaduto. La distribuitone diretta e per conto è stata pari a 8,7 mld.

«Il 2016 è stato un anno importante soprattutto per i grandi sforzi messi in atto per garantire l'accesso ai farmaci innovativi - spiega il Dg Mario Melazzini nella premessa al volume - per i quali nel 2017 sono stati istituiti due fondi, uno per i farmaci innovativi oncologici e l'altro per i farmaci innovativi non oncologici, con uno stanziamento economico, ciascuno, di 500 milioni di euro. Il 2016 è stato un anno importante anche in termini di autorizzazioni di farmaci orfani: l'Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha autorizzato ben 14 molecole con la qualifica di farmaco orfano e in Italia la spesa per i farmaci orfani, in crescita, rappresenta oltre il 6% della spesa Ssn, tra questi sono i farmaci antineoplastici quelli a maggior impatto. I dati del Rapporto confermano poi il valore dei registri di monitoraggio Aifa, uno strumento riconosciuto e apprezzato a livello internazionale in quanto efficace nella generazione di evidenze nella fase post-marketing e di promozione dell'appropriatezza prescritliva. I registri e i piani terapeutici web based hanno consentito di raccogliere i dati relativi a 1,2 milioni di trattamenti e a circa 1 milione di pazienti». I farmaci antineoplastici e immunomodulatori rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica, pari a quasi 4,5 mld (74,1 euro pro capite).

Gli antimicrobici per uso sistemico si confermano la seconda categoria terapeutica a maggior spesa pubblica, pari a circa 4,4 miliardi di euro (72,5 euro pro capite).

Il trend è bifronte. Nell'assistenza convenzionata, la spesa dei farmaci antimicrobici per uso sistemico ha registrato una riduzione del -5,2% rispetto al 2015, risultante da una riduzione dei consumi (-4,0%), da un calo dei prezzi (-0,2%) e da un effetto mix negativo (-1,0%). In ospedale invece l'uso di antibiotici non conosce freni e i dati hanno evidenziato un notevole incremento della spesa (+9,5%), rispetto al 2015, sebbene inferiore rispetto a quello riportato nel precedente rapporto, associata a un aumento dei consumi (+18,2%). Nell'ambito della categoria «altri antivirali» ci sono i nuovi farmaci per il trattamento dell'epatite C che presentano una variazione di spesa rispetto al 2015 del +24,4%. Importanti incrementi, in termini di spesa, sono stati registrati anche peri vaccini meningo-coccici (oltre il 100%), anche a seguito degli ultimi episodi di diffusione della malattia che si sono verificati in Italia. I farmaci del sistema cardiovascolare rappresentano la terza categoria terapeutica a maggiore spesa pubblica pari a 3,6 miliardi di euro (59,8 euro pro capite). Il posizionamento complessivo di questa categoria è interamente giustificato dalla spesa e dai consumi nell'ambito dell'assistenza farmaceutica convenzionata mentre il contributo dato dall'acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche è del tutto marginale.

Di Rosanna Magnano

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