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The addition of chemotherapy to radiation therapy improves survival in elderly patients with stage III non-small cell lung cancer

Sebbene i dati di efficacia nella malattia localmente avanzata derivanti dall’associazione di chemio e radioterapia siano ormai consolidati, molti sono ancora i casi di pazienti anziani in questa condizione anche nei gruppi multidisciplinari e molti sono i pazienti anziani ad oggi ancora trattati con la sola radioterapia. Considerato che i pazienti in età uguale o superiore ai 65 anni rappresentano più del 30% della popolazione, diventa fondamentale uniformare l’indicazione anche in questo sottogruppo di pazienti. Miller e coll conducono un’analisi retrospettiva (2003-2014) all’Ohio State University sui pazienti in stadio III non operabili affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in età ≥ 70 anni. La casistica esaminata viene suddivisa in due coorti di cui una comprendente pazienti trattati con la sola radioterapia e l’altra pazienti trattati con chemioradioterapia. In quest’ultima coorte veniva considerato concomitante quell’approcio in cui la chemioterapia veniva somministrata entro 30 giorni dall’inizio della radioterapia, mentre era sequenziale tutto quello che non rientrava in questo lasso temporale. La prima coorte ha compreso 5.023 casi, la seconda 18.206. Sono risultati essere corelati con una maggior propensione ad eseguire chemioradioterapia (all’analisi univariata) le variabili: età più giovane, sesso maschile, razza bianca, alto livello sociale, stadio IIB di malattia, maggior distanza fra ospedale e domicilio.
Il trattamento chemioradioterapico è risultato esser correlato ad un’aumentata sopravvivenza globale rispetto alla sola radioterapia (hazard ratio [HR] = 0,66; intervallo di confidenza [IC] 95%: 0,64 - 0,68; p < 0,0001) con una riduzione del rischio di morte pari al 33% (HR = 0,67; IC 95%: 0,64 - 0,70; p < 0,001). Il beneficio ottenuto con chemioradioterapia è risultato essere superiore nei pazienti trattati con più farmaci (HR = 0,64; IC 95%: 0,61 - 0,67; p < 0,001) rispetto a trattamenti chemioterapici con singolo agente (HR = 0,83; IC 95%: 0,75 - 0,92; p < 0,001). La coorte trattata con chemioradioterapia è stata poi analizzata per i trattamenti sequenziale (n = 2.366) e concomitante (n = 15.840) evidenziando che il trattamento sequenziale correla con una riduzione del rischio di morte pari al 9% (HR = 0,91; IC 95%: 0,85 - 0,96; p = 0,002).
Sicuramente questo studio si caratterizza per il grande numero di casi analizzati dimostrando un chiaro vantaggio anche nella popolazione anziana per il trattamento di combinazione rispetto alla sola radioterapia nella malattia localmente avanzata non resecabile, con un beneficio che emerge per il trattamento sequenziale rispetto al concomitante.


Miller ED, Fisher JL, Haglund KE, Grecula JC, Xu-Welliver M, Bertino EM, He K, Shields PG, Carbone DP, Williams TM, Otterson GA, Bazan JG

Journal of Thoracic Oncology, 2017 Dec 18

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