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'Basta chiamarli malati, nella medicina del futuro ci siano solo persone' Contenuto nell'archivio del 2016

L'ultimo testo del professore scritto per la giornata organizzata da "Repubblica" sull'umanizzazione delle cure

Da la Repubblica dell'11-11-2016

La medicina di domani sarà Medicina della Persona. Non dovremmo più parlare di malati o pazienti, ma di persone. Nessuno è la sua malattia, quasi perdesse improvvisamente la sua identità perché è malato, e nessuno deve pazientemente e passivamente aspettare che il medico lo curi quando capita un problema di salute. Le parole sono importanti per correggere il comportamento di molti medici e indirizzarlo a dare peso, quando incontra un "paziente", anche al suo pensiero, e non solo al suo organo ammalato. Ripeto da anni ai medici di ricordare sempre che la malattia si sviluppa in un organo o in un apparato, ma viene percepita, elaborata e vissuta dalla mente. Per questo la stessa malattia può apparire più o meno grave a seconda di chi la vive e la pensa. E il medico può influenzare positivamente questa percezione solo se entra in contatto empatico con la persona che ha di fronte. Come? Attraverso il dialogo profondo con la sua carica di umanità. Una frase che ripeto sempre ai miei collaboratori all'Istituto Europeo di Oncologia è: quando un "paziente" vi chiede qualcosa nei corridoi, anche se siete di fretta, fermatevi e rispondete. Certo, forse perderete un po' di tempo. Ma di tempo ne abbiamo tanto.

È vero che la tecnologia ha accelerato tutta la nostra vita e anche in medicina oggi riusciamo ad effettuare diagnosi e terapie con precisione e rapidità impensabili solo fino a qualche decennio fa. Ma noi dobbiamo conoscere e saper utilizzare al meglio la tecnologia, non farci dominare. L'empatia non si crea con nessun device di ultima generazione, ma solo con l'umanità e l'amore solidale nei confronti del "paziente". Il buon medico di oggi, e soprattutto di domani, è quello che sa condividere il peso psicologico della malattia, senza perdere ovviamente la lucidità del sapere scientifico e la capacità, come abbiamo detto, di dominare le tecnologie. Ho definito la medicina moderna come un insieme di tre componenti: scienza, arte e magia, dove la scienza è il pensiero ideativo, il saper risolvere; l'arte è il saper fare, l'uso della tecnologia; e la magia è la capacità di influenzare la mente del paziente perché lo si conosce e lo si ama.

Questa medicina dunque non potrà più curare una persona senza sapere chi è, cosa pensa, in cosa crede, e in cosa spera. Cioè senza considerare il malato nella sua complessa unità di corpo e mente. Bisogna tenere presente che mentre il dolore che la malattia provoca nel corpo, fortunatamente sempre più spesso ha una durata molto limitata. La sofferenza, nella mente, può rimanere presente a lungo. Non possiamo quindi considerare un malato guarito solo quando esce dall'ospedale e la sua malattia è regredita, scomparsa o comunque sotto controllo; dobbiamo fare in modo che possa ritrovare anche la sua dimensione di vita dopo la malattia. In un certo senso è sorprendente che la medicina abbia atteso tanto tempo ad orientarsi in questa direzione.

A dire il vero la medicina olistica, che non distingue tra corpo e mente, da Platone in poi è stata l'unica forma di medicina, fino al '600-'700. Poi con la comparsa dell'anatomia patologica, cioè lo studio del corpo in necroscopia, si è iniziato a considerare il corpo come un insieme di organi racchiusi in un involucro, la pelle. È nata quindi la medicina d'organo e le specializzazioni mediche: la cardiologia, l'urologia, l'epatologia, la neurologia e così via. Lo scoppio del progresso tecnologico ha poi aumentato esponenzialmente le performance del medico. Oggi possiamo operare con un robot chirurgico, trattare lesioni con precisione millimetrica con fasci di protoni, fare diagnosi molecolari, conoscere il profilo genetico di una malattia. La medicina specialistico-tecnologica ha portato a risultati straordinari, sino al trapianto d'organo, ma ha polarizzato l'attenzione sull'area malata, dimenticando quasi la persona che è portatrice della malattia. Ed eccoci alla persona, ancora. La medicina del futuro non potrà che recuperare l'antica dimensione olistica, accogliere i vantaggi del progresso scientifico e tecnologico e diventare Medicina della Persona.

Di Umberto Veronesi

Questo testo era stato scritto dal professor Umberto Veronesi per presentare "Secondo Natura", la giornata organizzata da RSalute domani a Bologna , sul tema dell'umanizzazione della medicina

 

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