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Aifa new look con Melazzini Contenuto nell'archivio del 2015

Dopo le dimissioni di Sergio Pecorelli si cambia subito: alla presidenza il medico pavese

Da Il Sole24 ORE Sanità del 22-12-2015

Da un bresciano a una pavese. Da Sergio Pecorelli a Mario Melazzini. E' scattato lo show down all'Agenzia italiana del farmaco. Venti giorni dopo la sospensione dall'incarico, si è dimesso mercoledì scorso il presidente del Cda dell'Aifa, professor Pecorelli, accusato per un presunto conflitto di interessi di "livello 3", il più elevato nella casistica interna, da un comitato interno dell'Authority per la partecipazione a due Fondazioni e a una società di venture capital.
«Faccio un passo indietro per rispetto delle istituzioni. Non devo dimostrare alcuna estraneità, i fatti che mi si contestano sono inesistenti. Ho presentato le dimissioni in quanto ritengo non sussistano le condizioni minime di serenità per continuare a lavorare in un'istituzione pubblica qual è oggi l'Aifa», ha dichiarato il professore e ginecologo di Brescia, 71 anni, che è anche rettore della locale Università. Incarico per il quale è stato di recente indagato dalla Procura per un concorso ritenuto ad hoc per una ex dipendente Aifa, già nella segreteria dell'ex ministra Gelmini.
Le dimissioni di Pecorelli sono state «accolte» subito dalla ministra Beatrice Lorenzin: «Ringrazio il professor Pecorelli per l'impegno e il lavoro di questi anni e per il gesto di sensibilità istituzionale. Sono sicura che avrà modo di dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati». Toni garbati e sinceri. Anche se le dimissioni del professore bresciano sono state viste come il “male minore” per uscire dall’impasse dell’affaire Aifa. Destituirlo sarebbe stato un passo duro, ma a quel punto inevitabile senza le dimissioni dopo venti giorni vissuti sull’altalena.
Intanto la ministra della salute si era già messa all’opera, tra sue sensazioni, consiglieri e Regioni, per cercare il nome del prossimo presidente del Cda dell’Aifa. Qualcuno aveva fatto balenare il nome di una persona, donna, che già lavora a capo di una speciale e importante commissione interna dell’Agenzia. Ma a tanti non è sembrata la figura giusta, o da tutti accolta con favore. Poi è emersa netta la figura di Mario Melazzini. E su quella si è lavorato con consensi crescenti e tutti molto positivi. Così è lui il candidato per una designazione già inviata alle Regioni che dovranno dare il loro placet. Praticamente scontato. Forse già a fine anno.
Un candidato eccellente l'assessore della Lombardia (Università e ricerca) Mario Melazzini, 57 anni di Pavia, 3 figli, presidente di associazioni anche di ricerca per i malati di Sla, malattia che affligge anche lui. Con un lungo curriculum: dopo l'attività di primario all'Istituto scientifico di Pavia, della Fondazione Maugeri, e la docenza a contratto nella I Scuola di specializzazione in medicina del lavoro dell'Università sempre di Pavia, Melazzini ha ricoperto diverse cariche nella Regione Lombardia: dirigente nella direzione generale Sanità e poi assessore alla Sanità, prima di assumere le attuali deleghe all'università e ricerca nella Giunta Maroni.
Intanto Aifa, colosso che governa oltre 30 mld di spesa pubblica, ha in atto una mega procedura di 400 assunzioni. Con capitoli aperti delicatissimi, a partire da quello dei farmaci innovativi, e poi della spesa farmaceutica ospedaliera che sfonda di oltre 1,5 miliardi l'anno e dei ripiani a carico delle imprese, su cui nella manovra non è finito nulla.
Vale la pena ricordare un fatto, a proposito di Aifa, proprio in coincidenza forse non casuale con l'annuncio delle dimissioni di pecorelli, l'Agenzia in un comunicato ha tessuto le lodi di se stessa e dei suoi controlli anti-corruzione e anti-conflitto d'interesse.Controlli che, sottolinea, in un anno sarebbero raddoppiati con l'individuazione di 15 casi di "livello 3" di rischio nel 2014 e 8 quest'anno. Chissà se già conteggiava anche il professore bresciano.

(r.tu)

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