ServiziMenu principaleHome
Home  /  Professionisti  /  Notiziario AIOM  /  Confluenze di interessi

Confluenze di interessi Contenuto nell'archivio del 2016

Parlando genericamente di conflitti di interesse si rischia di gettare un'ombra negativa anche su forme raccomandabili di collaborazione tra enti diversi, università e produttori di farmaci

Da Il Sole24 ORE Domenica del 10-1-2016

L'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha un rigidissimo regolamento in materia di conflitto di interesse. Non si tratta di una cosa marziana, perché in quasi tutti i Paesi più sviluppati nell'ultimo mezzo secolo sono state introdotte e perfezionate normative volte a evitare che nel perseguimento di interessi pubblici come, per esempio, la tutela della salute, non potessero, nemmeno in teoria, interferire interessi personali o secondari. L'abbattimento del livello dei conflitti d'interesse è stato nella storia forse l'unico efficace rimedio contro la corruzione. E non può essere ottenuto solo attraverso delle leggi o con appelli moralistici/ populistici, perché gli esseri umani sono evolutivamente selezionati per essere egoisti, nepotisti, ingannatori, eccetera. Dobbiamo sapere che non ci viene quindi del tutto naturale essere onesti e trasparenti.
Proprio per questo e visto che l'interesse principale della ricerca scientifica in medicina è quello di provare a contribuire alla salute dei pazienti, offrendo loro nuove e sempre migliori terapie, abbiamo il dovere di occuparci del problema. Tanto più che la ricerca biomedica è un terreno complesso e scivoloso in cui operano numerosi attori, ciascuno dei quali portatore di interessi primari (svolgere il proprio lavoro con serietà professionale e trasparenza in vista di un obiettivo di interesse generale) e secondari (ricerca di vantaggi personali o di favori per parenti e amici, eccetera), visibili o invisibili, che non necessariamente coincidono con gli obiettivi prioritari e attesi da tutti gli attori sociali. L'influenza che questi fattori, in particolare di natura finanziaria ma non solo, possono esercitare sul singolo ricercatore, sugli organi o sulle istituzioni nel loro complesso è un tema oggetto di discussione perenne nella comunità scientifica internazionale. Per ridurre la possibilità che legami finanziari o di altro tipo contaminino la corretta ideazione, conduzione e interpretazione degli studi clinici, a livello mondiale vengono immaginate continuamente delle strategie per ridurre, minimizzare o gestire il conflitto di interesse.
Ma quali sono i risultati ottenuti in termini di consapevolezza del problema e delle sue potenziali ricadute sulla ricerca biomedica? E quali gli approcci innovativi in un settore che è stato radicalmente trasformato negli ultimi anni dall'arrivo di start-up di derivazione accademica che hanno rapidamente conquistato il mercato biotech?
Un recente incontro ospitato dall'Institute for Translational Medicine and Therapeutics dell'Università della Pennsylvania, con la partecipazione di esperti internazionali in tema di conflitto di interesse, ha prodotto diversi spunti di riflessione. Due indiscussi esperti come Cappola e Fitzgerald hanno pubblicato su «JAMA», rivista tra le più sensibili a tali tematiche, un editoriale nel quale hanno analizzato un apparentemente banale problema di linguaggio nell'approccio alla gestione degli interessi concomitanti nella ricerca. La locuzione "conflitto di interesse", a loro modo di vedere, rappresenta un termine peggiorativo. «Piuttosto — sostengono — ci si dovrebbe concentrare sull'obiettivo, che è quello di allineare gli interessi secondari con il fine primario della ricerca, ossia beneficiare i pazienti e la società, in modo da minimizzare il rischio» di manipolazioni consapevoli o inconsapevoli dei risultati delle ricerche.
Un termine più adeguato potrebbe essere secondo loro quello di "confluenza di interesse", che implica un allineamento di interessi primari e secondari. In questo modo la platea dei soggetti a rischio di fraintendere a proprio vantaggio i risultati non si limita solo a sperimentatori e sponsor industriali ma includerebbe anche i politici, gli istituti di ricerca, le università, i finanziatori senza scopi di lucro, le associazioni dei pazienti, le riviste scientifiche e i giornalisti. Tutti questi interessi dovrebbero essere tenuti in debito conto cercando di stabilire come si mescolano e come si pongono gli uni in rapporto con gli altri.
Un'altra idea rilevante riguarda l'erronea ed eccessiva enfasi riservata solo ai possibili ritorni finanziari. Una prospettiva certamente allettante che non esaurisce però l'elenco dei fattori che possono influenzare il comportamento umano. «Nel mondo accademico — secondo gli studiosi — la prospettiva della fama può essere ancora più seducente della ricchezza. Pertanto, il risultato di uno studio può avere un effetto sulla pubblicazione in una rivista di grande impatto, su inviti a parlare in occasione di conferenze, su una promozione [...] ». Un'istanza ulteriore riguarda la proposta di escludere gli inventori di potenziali nuove terapie dal ruolo di investigatore clinico nel corso dello sviluppo di un farmaco, dal momento che in questo caso il potenziale pregiudizio è sostanziale, visto l'attaccamento emotivo dell'inventore al suo progetto. A tale proposito va ricordato tuttavia come l'interfaccia tra industria e università si sia evoluta, con l'esternalizzazione della ricerca da parte di Big Pharma e l'emergere prepotente di nuove imprese nate come spin-off di progetti accademici.
La recente legislazione americana (BayhDoyleAct) consente che i diritti di brevetto della ricerca finanziata dal governo possano essere sfruttati dagli investigatori e dalle loro istituzioni, autorizzando quindi gli inventori a perseguire la commercializzazione delle loro scoperte in modo individuale. Ciò ha favorito i partenariati pubblico-privati per lo sviluppo delle nuove terapie. Si tratta di collaborazioni tra soggetti caratterizzati da interessi che possono anche divergere parecchio, dal momento che società quotate in borsa sono responsabili, in primo luogo, nei confronti dei propri azionisti.
L'ultimo e più importante spunto di riflessione suggerito da Cappola e Fitzgerald è sul valore dell'educazione al comportamento etico in ambito scientifico. Le istituzioni accademiche dovrebbero inculcare, promuovere e premiare l'onestà intellettuale e celebrare con premi e riconoscimenti gli esempi di coraggio morale nella ricerca scientifica.
Lo spostamento dal conflitto alla confluenza di interesse sottolinea la complessità della "questione morale" in ambito scientifico e accademico, evidenziando l'importanza di avvicinarsi a questo fenomeno come si farebbe con lo studio di un ecosistema complesso. Attraverso un approccio uniforme e olistico si possono trovare soluzioni efficaci sia per la collettività sia peri singoli agenti di un sistema in continuo divenire cercando di evitare situazioni che travalicando gli imbarazzi personali mettono a repentaglio la fiducia nell'intero sistema regolatorio.

Di Luca Pani

AIOM - Via Enrico Nöe, 23 - 20133 - Milano - tel. +39 02 70630279

© AIOM. Tutti i diritti riservati. P. I. 11957150151