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Emergenza tumori nella Terra dei Fuochi. Intervista a Carmine Pinto: servono o no esami a tappeto? Contenuto nell'archivio del 2016

L’oncologo: test specifici utili soltanto se aumentano i casi rari? L’acqua che arriva nelle abitazioni è senza rischi, ma ci si può informare sui controlli eseguiti negli acquedotti

Da CORRIERE DELLA SERA del 12-1-2016

Come dovrebbe comportarsi chi abita nella «Terra dei Fuochi» o in zone vicine, dopo l’aggiornamento dei dati dell’Istituto superiore di sanità sull’incidenza di tumori nell’area? Lo abbiamo chiesto al professor Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Medica, e anche direttore dell’Oncologia Medica Irccs di Reggio Emilia.

1) Un padre di famiglia con figli piccoli che cosa dovrebbe fare? Sottoporre i bambini, se stesso e sua moglie a esami clinici a ritmi serrati?

In generale direi che non ha senso. Prendiamo l’esempio di chi vive in un territorio per il quale è nota la contaminazione da asbesto: a queste persone non si consiglia di fare una Tac ogni tre mesi, piuttosto gli si spiegano i sintomi a cui devono stare attente e solo in casi sospetti si avviano le indagini diagnostiche. Diverso potrebbe essere l’atteggiamento nel caso si siano verificati cluster, cioè accumuli dello stesso tipo di tumore in territori molto ristretti.

2) Non potrebbe essere utile monitorare qualche situazione particolare?

Ci si potrebbe pensare nel caso si riscontrasse, in un territorio, un incremento significativo di tumori rari riconducibili a contaminanti, oppure di tumori non rari in assoluto ma infrequenti in determinate fasce di età. Per esempio, se in una zona si verificasse un’incidenza anomala di sarcomi - che fra le loro cause riconoscono la diossina - varrebbe la pena condurre un approfondimento mirato e probabilmente anche un programma di sorveglianza sulla popolazione. Altro caso può essere, sempre per fare un esempio, una ricorrenza di tumori del polmone in ventenni non fumatori, quindi di un cancro frequente, ma di sicuro non a quell’età.

3) I tumori infantili sono fra quelli che sono aumentati di più: neppure in questi casi vale la pena tentare una diagnosi precoce?

In generale va detto che si tratta di aumenti significativi ma per tumori comunque rari. In secondo luogo valgono le riflessioni già fatte: ha senso piuttosto valutare con più attenzione sintomi non spiegabili altrimenti come, per esempio, l’insorgenza di disturbi dell’equilibrio, mal di testa, infezioni ricorrenti.

4) Perché sono aumentati in particolare i tumori cerebrali nei bambini?

Perché gran parte delle sostanze smaltite abusivamente sono liposolubili e quindi si diffondono con facilità nell’encefalo, che è un organo molto «grasso».

5) Da dove arrivano le sostanze cancerogene? Dall’aria, dall’acqua, da ciò che si mangia? Può servire stare con le finestre chiuse o bere soltanto acqua in bottiglia?

Chiudere le finestre dubito che serva, perché l’inquinamento dell’aria arrivava proprio dai «fuochi» con cui si bruciavano i rifiuti tossici e mi risulta che non sia più quello il problema. L’interrogativo riguarda invece le falde acquifere e l’inquinamento dei terreni. Per quanto riguarda l’acqua il problema non dovrebbe sussistere, perché gli acquedotti che portano l’acqua nelle case provengono da zone non inquinate. Comunque, per sicurezza, non conoscendo i singoli casi, posso suggerire di prendere informazioni sui controlli degli acquedotti che servono le proprie abitazioni. Per quanto riguarda l’alimentazione, invece, il discorso è più complesso perché bisognerebbe conoscere la provenienza di ciascun cibo, ma non credo che possa provenire da terreni già individuati come inquinati. È importante infine proseguire con i carotaggi per definire esattamente il grado di contaminazione delle falde.

di Luigi Ripamonti

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