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La Caporetto demografica: nel 2015 «scomparse» dall’Italia 150mila persone Contenuto nell'archivio del 2016

Per trovare dati così brutti bisogna tornare indietro di un secolo, al triennio 1916-18, e in particolare al 1917, con la doppia strage della Grande Guerra da una parte e della pandemia di letale influenza Spagnola dall'altra

Da Sanità24 - Il Sole 24 ORE del 20-1-2016

Secondo il demografo Gian Carlo Blangiardo, docente all'Università di Milano Bicocca, a fine 2015 sono ben 150mila gli italiani che mancano all'appello rispetto all'anno precedente. Una Cagliari, o una Livorno, che è scomparsa dalla carta geografica. Un collasso demografico sempre più allarmante, che si deve a quattro motivi: crollo della natalità, aumento della mortalità, drastico calo dell'immigrazione e fuga all'estero dei giovani più qualificati

Il crollo della nascite

Andiamo con ordine. Innanzitutto c'è il crollo delle nascite, che già nel 2014 ci aveva fatto toccare il record negativo della peggior natalità dal 1861, anno dell'Unità d'Italia. Poi c'è un ancora poco chiaro aumento dei decessi. Ma soprattutto il nostro Paese non riesce più ad attrarre l'immigrazione, nemmeno quella poco qualificata, che pure aveva dato una mano al Paese sia sul fronte natalità che su quello lavoro (e quindi della tenuta del sistema previdenziale). Al contrario, l'Italia assiste impotente a una continua fuga all'estero di giovani qualificati. Nel 2014, lo ricordiamo, era scomparsa dalla carta geografica nazionale un'intera Ancona, o una Piacenza, con i 100mila italiani emigrati oltreconfine (come risulta dai dati dell'Aire, l'Anagrafe italiana dei residenti all'estero).

Il cappio demografico

Ma tra i quattro nodi che stringono il cappio demografico italiano forse il peggiore è proprio quello della fuga di cervelli. Lì assistiamo alla vera Caporetto, per restare alle similitudini statistiche con il 1917. Consideriamo che in media il compimento del percorso scolastico di uno studente italiano costa alle casse pubbliche (cioè a noi tutti) circa 100mila euro. Bene: questo studente, una volta laureato, non trovando soddisfazioni professionali in Italia se ne scappa in Germania, Gran Bretagna o Stati Uniti, e con le sue competenze crea valore in quelle economie (versando in quegli Stati esteri i suoi contributi previdenziali). Ecco che i 100mila euro italiani serviti a formare quel professionista italiano che non trova lavoro nel nostro Paese volano oltreconfine. Forse per sempre.

Anche sul fronte immigrazione non c'è molto da sorridere

Il contributo netto dei movimenti migratori è in drastica caduta, spiega Blangiardo sul sito Neodemos, stimabile in al più 20-30 mila unità per l'intero anno. «Un fenomeno che solo nel recente passato è stato sino a dieci volte più rilevante - continua l'esperto - e che deve il suo ridimensionamento sia alla minore attrattività dell'Italia nel panorama della mobilità internazionale (escludendo doverosamente sbarchi e transiti), sia alla crescente “fuga” di nostri connazionali».

L’aumento dei decessi

Un capitolo a parte, inquietante, riguarda l'aumento dei decessi. «Obbedendo a logiche inattese e tuttora da approfondire, i decessi hanno subìto una brusca impennata, tale da accreditare l'ipotesi di un altro record: quello della più alta crescita del numero di morti in un anno non perturbato da eventi bellici», spiega ancora il demografo. Dai bilanci demografici mensili forniti dall'Istat si rileva infatti come il totale dei morti in Italia nei primi otto mesi del 2015 sia aumentato di 45mila unità rispetto agli stessi primi otto mesi del 2014. «La cosa non è affatto marginale se si pensa che ciò corrisponde a un aumento dell'11,3% e che, se confermato su base annua, porterebbe a 666mila morti nel 2015 contro i 598mila dello scorso anno», sottolinea il demografo. Che aggiunge: «per trovare un'analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918». Alle due guerre mondiali, insomma. Se confermato, quello del 2015 sarebbe un triste primato in tempo di pace. Ma soprattutto, andrebbe spiegato a fondo.

di Enrico Marro

 

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