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Regioni in campo sul “risk” Contenuto nell'archivio del 2016

I casi in Emilia Romagna, Lombardia, Toscana – Le priorità dei manager

Da Il Sole 24 ORE Sanità del 19-1-2016

Il Ssn è un sistema complesso per diverse variabili (specificità dei pazienti, complessità degli interventi, esperienze professionali multiple, modelli gestionali diversi), al pari di altri sistemi quali le centrali nucleari, l’aviazione, la difesa militare. Poiché in ogni organizzazione complessa l’errore e la possibilità di un incidente non sono eliminabili, devono essere utilizzati tutti gli interventi possibili perché siano, per lo meno, controllabili.

Il risk management in sanità è l’insieme di azioni complesse messe in atto per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie, avente come finalità la sicurezza della persona, sicurezza basata sull’apprendere dall’errore. Il rapido aumento della complessità delle strutture sanitarie e dei percorsi assistenziali, l’uso di strumenti tecnologici sempre più avanzati, farmaci sempre più potenti, il crescente numero di atti medici per unità di tempo, pazienti sempre più consapevoli ed esigenti, le aspettative di cura più elevate, sono cambiamenti avvenuti nel settore sanitario nell’arco del tempo. Ciò ha comportato ad un aumento degli eventi avversi, aumento delle richieste di risarcimento per danni ai pazienti, aumento dei costi legati al rischio sanitario. Non si deve però pensare che la questione riguardi esclusivamente l’ambito sanitario e la classe sanitaria nel nostro Paese: la responsabilità sanitaria è diventata una questione rilevante in molti ordinamenti europei, con un esagerato numero di casi malpractice in carico ai vari organi giudiziari. Negli Stati Uniti, ad esempio, la crescita esponenziale delle azioni nei confronti dei medici ha ormai da tempo indotto a sistemi assicurativi con il trasferimento del rischio su soggetti preparati ad affrontarlo.

Il panorama italiano.
Benché con strutture e modelli molto diversificati, almeno agli inizi degli anni 2000, il quadro sta assumendo una connotazione univoca, con modelli organizzativi che hannop una ben definita articolazione. Il tutto è stato reso possibile grazie anche alla rivisitazione di norme e regolamenti nelle singole Regioni. Il ministero della Salute, il 5 marzo 2003, ha avviato la Commissione tecnica sul Rischio clinico avente come finalità lo studio della prevalenza e delle cause del rischio clinico, la formulazione di indicazioni generali e l’individuazione di tecniche per la riduzione e gestione del problema. La Commissione ha elaborato il documento “Risk management in Sanità. Il problema degli errori” che, soffermandosi e analizzando il tema del rischio clinico, fornisce riflessioni e raccomandazioni agli operatori.

Emilia Romagna.
L’Agenzia sanitaria regionale dell’Emilia Romagna è stata uno dei primi enti italiani che hanno sviluppato politiche orientate alla gestione del rischio clinico, l’attenzione è stata dedicata all’aggiornamento rispetto agli avanzamenti della ricerca scientifica sull’argomento e ai programmi di formazione degli operatori. Per quanto riguarda l’aspetto della valutazione e dei sistemi di misura collegati al rischio in sanità e alla sicurezza del paziente, le sperimentazioni più significative sono quelle che fanno riferimento alle linee  di ricerca sulla Root cause analys e sull’Incident reporting. Lo scopo della sperimentazione di Rca è quello di validare la metodologia attraverso il progetto pilota che ha coinvolto struttura di Qualità e Accreditamento Regione Emilia Romagna e l’Agenzia di Sanità regionale (che hanno fatto una joint venture) per diffonderne l’utilizzo su tutto il territorio con particolare attenzione alle segnalazioni e all’analisi degli eventi sentinella. Il sistema di incident reporting si basa sulla segnalazione spontanea di un evento, inteso come accadimento connesso a un insuccesso rilevato dagli operatori attraverso una scheda di segnalazione.

Lombardia.
A partire dall’emanazione della Circolare 46/SAN del 2004, le attività in materia di gestione del rischio in sanità hanno conosciuto una rapida e notevole evoluzione. La Dg Sanità di Regione Lombardia è stimolata soprattutto dal problema della crescita continua dei costi assicurativi contro il rischio sanitario. La definizione di un gruppo di lavoro regionale e delle compagnie assicuratrici ha portato alla creazione di un flusso informativo volto alla mappatura dei rischi Rct/O, alla funzione di risk management e al miglioramento dei rapporti tra ospedali e pazienti, attraverso l’utilizzo di customer satisfaction e al richiamo alla massima attenzione al consenso informato. La Dg Sanità programma e verifica il raggiungimento di obiettivi in tema di gestione del rischio attraverso il monitoraggio dei sinistri Rtc/O e il piano annuale di attività di risk management con relativi progetti operativi. Il monitoraggio dei sinistri Rtc/O ha la duplice ottica di prevenzione dei rischi e di migliore gestione delle politiche assicurative; i dati di contenzioso sono oggetto di un report annuale. Attraverso l’attività istruttoria del gruppo di lavoro viene fissato un insieme di azioni che si traducono in obiettivi dei manager. Nel piano annuale della attività di risk management devono essere esplicitati la strategia che l’azienda intende perseguire, gli obiettivi generali, le linee di intervento, l’elenco e la descrizione dei progetti specifici e il crono programma. L’evoluzione delle attività di gestione fa emergere l’esigenza di una attenta analisi dei flussi disponibile per individuare un possibile set di indicatori “key risk indicators” i quali possono far riferimento a eventi avversi o sentinella, misure di out come derivanti dalle Sdo, misure di processo e analisi condotte sulle customer satisfaction.

Toscana.
La Regione, nel 2004, istituisce il Centro Regionale per la Gestione del Rischio clinico e della Sicurezza del Paziente, organo di governo clinico, con proiezione nelle varie realtà organizzative sia ospedaliere sia territoriali. L’organizzazione in Toscana segue un indirizzo clinico-assistenziale con la definizione dei manager del rischio: clinici appartenenti a tutte le aree mediche e specialistiche,ma provenienti anche dall’ambito delle professioni sanitarie. Tali figure attraverso un’opportuna formazione di base e avanzata, acquisiscono competenze nei settori della ergonomia, technology assessment, total quality management, gestione degli audit clinici e della Morbidity and Mortality reviews (M&Ms) con un forte coinvolgimento degli operatori di prima linea e recentemente con un impegno importante da parte delle istituzioni dei cittadini (rappresentanti dell’Accademia del Cittadino). Ogni azienda sanitaria sia territoriale che ospedaliera-universitaria ha l’obbligo di individuare un referente aziendale per la gestione del rischio, definito come Clinical Risk manager, che a sua volta costituirà un gruppo di lavoro molto ristretto rappresentato dai referenti delle branche specialistiche cliniche e delle professioni sanitarie. Il modello Toscana di recente ha avuto notevoli riconoscimenti sia in ambito nazionale che internazionale; in particolare, esperti a livello mondiale hanno apprezzato il forte coinvolgimento culturale degli operatori e il supporto dalle realtà politiche locali.

Le più recenti iniziative in tema di risk management.
Uno degli aspetti molto peculiari del sistema italiano di gestione del rischio clinico è il coinvolgimento attivo delle società scientifiche che attraverso iniziative regionali e nazionali hanno confermato che la pratica clinica e l’organizzazione manageriale devono andare di pari passo e non possono prescindere dalle forti evidenze scientifiche prodotte in contesti come la gestione delle infezioni correlate all’assistenza e alle comuni pratiche cliniche, la gestione dei percorsi di passaggio delle informazioni tra setting assistenziali diversi e tra professionisti diversi (handover) e la tracciabilità delle informazioni come supporto alle decisioni intraprese (digitalizzazione dei processi di cura).

Il valore aggiunto del contributo fornito dalle società scientifiche e del loro ruolo all’interno del risk management rende molto più credibile la metodologia e l’approccio e avvicina sempre più istituzioni politiche e sanità con un unico fine: la sicurezza e la qualità delle cure.

Oltre alla diffusione delle best practice standard e alle Raccomandazioni ministeriali per la Qualità e Sicurezza delle cure molte altre iniziative, sia locali che nazionali, sono state intraprese e definite recentemente nel 1° Convegno nazionale dei Clinical risk managers (Bari, luglio 2015), cui hanno partecipato le figure professionali che si occupano di gestione del rischio clinico delle aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche e private del territorio italiano, con numerosi interventi da parte di esperti stranieri tra cui membri dell’Oms che si occupano di ricerca in ambito della patient safety. Tra i temi affrontati – dai quali sono state tratte alcune iniziative in via di promozione – ci sono:

  • La sicurezza in sala operatoria e per l’intero percorso chirurgico;
  • La sicurezza in ambito materno-infantile con la promozione di progetti di ricerca e sperimentazione della checklist di sala parto promossa dall’Oms stessa;
  • L’analisi dei percorsi specialistici come l’ictus cerebri, l’infarto miocardico acuto e la gestione del trauma maggiore;
  • L’analisi della qualità della documentazione sanitaria, informatizzazione dei processi assistenziali e clinici;
  • L’analisi del contenzioso medico-legale in funzione dell’adozione di modelli di gestione dei sinistri diversi rispetto al tradizionale affidamento alle compagnie assicurative. Infatti, ogni realtà regionale ha adottato via via un modello di gestione dei sinistri che per le strutture sanitarie pubbliche ha visto il passaggio da un sistema totalmente affidato alle compagnie di assicurazione alla gestione in proprio, totale o parziale, dei sinistri.

Francesco Venneri

Docente del master Cineas in Hospital risk management e clinical risk manager azienda sanitaria Toscana Centro


 Che cosa è la malpractice sanitaria (o medica)

Con questa espressione si possono intendere i concetti di abuso, di illecito, di negligenza, di imperizia. La malpractice sanitaria si verifica nel momento in cui un soggetto erogatore di servizio (azienda sanitaria, medico, ecc.) – non rispettando le linee guida minime per l’assistenza specializzata – provoca danni o lesioni gravi o permanenti (o morte) al paziente. Questi eventi, che spesso sono esclusivamente conseguenza della natura della patologia da cui il paziente è affetto, in alcuni casi possono dipendere da una diagnosi non corretta o da una scelta terapeutica sbagliata/azzardata da parte del professionista sanitario. La malpractice può infatti essere conseguenza di un disprezzo per l’etica e per l’adozione di serie e accurate misure di assistenza sanitaria, e si configura quando l’errore determina un effettivo danno al paziente. Tale concetto ha pertanto un’accezione notevolmente differente da quella di negligenza medica, che è invece definita come il mancato rispetto di determinati standard, spesso dovuto a disattenzione.

Gli strumenti per l’errore in sanità. Il Clinical Risk management non è’ solo una metodologia ma rappresenta anche un “pensiero”, “un modo di approccio” alle tematiche della qualità e sicurezza con pragmatismo e con un forte coinvolgimento di tutti gli attori del “sistema sanitario”, pazienti compresi. Il coinvolgimento delle strutture di Risk management e quindi dei Risk manager a supporto delle decisioni e delle valutazioni dei top manager, potrebbe ridurre incidenti di percorso difficilmente intercettabili con una politica solo del risparmio economico. Ad esempio, un coinvolgimento del clinical risk management nella valutazione delle tecnologie informatiche potrebbe supportare l’organizzazione nella scelta di strumenti che rispettino l’ergonomia e limitino la ridondanza delle informazioni con notevole risparmio di tempo e miglior utilizzo delle risorse.

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