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Salute: lavoro di squadra Contenuto nell'archivio del 2015

Cure migliori, risparmi assicurati

Da CORRIERE DELLA SERA del 6-12-2015

Non più un singolo medico di famiglia che cura nel suo ambulatorio, ma camici bianchi che lavorano in squadra sul territorio. La riorganizzazione dell’assistenza primaria, avviata con la legge Balduzzi (n. 189/2012) prosegue col Patto per la Salute 2014-2016 in un’ottica di riequilibrio del sistema delle cure: le Regioni dovranno istituire le “Aggregazioni funzionali territoriali (Aft)”, associazioni di medici di famiglia o di pediatri, e le “Unità complesse di cure primarie (Uccp)” dove saranno presenti anche altre figure professionali. Dovranno garantire la continuità dell’assistenza sul territorio per tutto l’arco della giornata tutta la settimana. E il medico di famiglia avrà un ruolo da protagonista. “Ci aspettiamo di avere una medicina generale che faccia squadra con gli altri professionisti sul territorio per creare team che possano garantire la prevenzione delle malattie e la presa in carico dei pazienti ‘fragili’ e con patologie croniche” riassume Mariadonata Bellentani, dirigente di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Entro sei mesi dalla stipula dei nuovi Acn (Accordi collettivi nazionali della medicina convenzionata, ndr), e comunque non oltre la vigenza del patto – quindi entro il 2016 -, le Aft e le Uccp dovranno sostituire le diverse tipologie di forme associative avviate finora. Dopo la legge Balduzzi, infatti, le sperimentazioni sono partite in varie Regioni, con nomi e sistemi organizzativi diversi. Si va dalle “Case della Salute”, sviluppatesi in Emilia Romagna prima dell’entrata in vigore della norma e poi anche in Toscana, alla “Mga-Medicina di gruppo integrata” in Veneto, dove è stato istituito, a partire dal 2012, un Fondo per finanziare il passaggio dei medici di assistenza primaria verso forme associative.

Già, le risorse. “In Campania – sottolinea Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato – un Decreto del Commissario ad acta, varato a febbraio (Dca n. 18/2015), prevede la riorganizzazione delle cure primarie, ma è stato possibile avviare una delle prime Uccp, nella Valle Telesina, solo grazie all’utilizzo di fondi europei per la valorizzazione dei territori rurali”.

“Nelle Regioni che stanno fortemente implementando l’assistenza territoriale erogata in forma associativa – osserva Bellentani – le Uccp, case della Salute o strutture simili, oltre a garantire un’offerta assistenziale ‘h24’ con il coinvolgimento della continuità assistenziale (ex guardia medica) finalizzata anche a ridurre gli accessi impropri in Pronto Soccorso, offrono servizi che vanno oltre l’assistenza sanitaria di base”. Alcune Regioni hanno scelto di rafforzare l’assistenza ai malati cronici. In Lombardia è operativo il progetto “CreG – Chronic related Group”; in Toscana, secondo gli Accordi integrativi regionali, tutti i medici di famiglia devono aderire alla “medicina d’iniziativa”: in pratica, non si aspetta più il cittadino in ambulatorio ma gli si va “incontro” prima che la malattia si aggravi o generi complicanze. “Siamo partiti quattro anni fa con quattro patologie croniche: scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, diabete di tipo 2, ora seguiremo anche pazienti anziani e ‘fragili’ – dice Vittorio Boscherini, vicesegretario nazionale della Fimmg, Federazione italiana dei medici di medicina generale -. Ogni paziente segue un percorso assistenziale che prevede controlli clinici a intervalli stabilitie, se necessario, indagini diagnostiche o visite specialistiche. Ed è l’infermiere che se ne occupa a chiamarlo”. Alcuni esami di diagnostica ‘leggera’ si effettuano in ambulatorio, altri nelle Case della Salute.

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