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Accise, così possono sostenere la ricerca Contenuto nell'archivio del 2016

Spesso sono cascami di guerre e terremoti. Ora la proposta dell'AIOM di aggiungerne una di 1 centesimo a sigaretta può creare un fondo d 720 milioni da destinare alle cure contro il cancro. Il primo utilizzo sono le nuove 15 molecole antitumorali in arrivo tra pochi mesi

Da la Repubblica “AFFARI & FINANZA” del 14-3-2016

Sono uno degli elementi più negletti del nostro sistema fiscale. Eppure le accise hanno un peso rilevante nei conti dello Stato. Nel 2014 quelle sugli oli minerali, dunque benzina e gasolio, hanno fruttato 26 miliardi. Una bella cifra a cui uno Stato affamato di risorse non vuole rinunciare. Se invece accendiamo un faro sui tabacchi (sigari, sigarette, trinciati, tabacco da fiuto) scopriamo che anche qui non si scherza: 10,4 miliardi. In realtà queste cifre sono vere fino a un certo punto e solo per difetto. Per il tabacco, ad esempio, come accade anche per la benzina, la creatività perversa della nostra amministrazione ha deciso che l'accisa non bastava. E siccome la parola viene dal latino accidere che vuoi dire “cadere sopra", ci ha fatto "cadere sopra” anche l'Iva. Risultato i 10,4 miliardi caricati dell'Iva diventano per magia 13,6 miliardi.

Le accise, spesso definite come "imposte di consumo" o "imposta di produzione” o anche "imposta erariale” quando si tratta di bollette, brillano per la loro opacità. E non si tratta solo dell'Iva. Per accorgersene conviene spostarsi di nuovo verso il settore dei petroli. Un comparto che ad ogni emergenza nazionale è stato chiamato a dare la sua parte, li primo aumento delle accise risale al remoto 1935 per la somma di 190 lire di allora (0,000981 euro di oggi) aveva lo scopo di contribuire ai finanziamento della Guerra d'Etiopia. Finita quella guerra, caduto il Fascismo, che si fa? Niente. La somma, continua ad essere pagata ancora oggi dai consumatori. E al confitto in Africa si sono aggiunti alluvioni, terremoti e altre guerre.

Sul fronte dei tabacchi la situazione, se possibile, è ancora meno trasparente. Gli aumenti delle accise, infatti, si fanno e basta: nessuna giustificazione, nessuna emergenza che poi passa in cavalleria. E così, solo per citare gli ultimi anni, fra il 2007 al 2012 si susseguono una serie di rincari fino a una media di un euro a pacchetto. Aumenti di minore entità proseguono fino al 2015 quando cambia la struttura delle accise stesse: in sostanza si varano aumenti minimi per le sigarette di fascia alta e incrementi maggiori per quelle meno care. Una mossa che l'anno scorso ha aumentato di oltre il 3% il gettito fiscale sul tabacco.

E' dunque in questa cornice che va inserito un fatto nuovo da più punti di vista: la richiesta da parte dell'Aiom, cioè l'Associazione Italiana di Oncologia Medica che raccoglie la grande maggioranza degli oncologi italiani, di aumentare le accise di 1 centesimo a sigaretta. Lo scopo: creare un Fondo nazionale per l'oncologia che dovrebbe raggiungere i 720 milioni su base annua. Una cifra che, in un contesto di severo contenimento della spesa sanitaria, dovrebbe consentire ai malati di tumore di potere accedere alle 15 nuove molecole innovative che saranno rese disponibili nel corso dei prossimi mesi ma che, in assenza di politiche di sostegno, avrebbero dei prezzi insostenibili ai più. In soldoni l'iniziativa si tradurrebbe in un aumento, Iva compresa, di 24 centesimi a pacchetto.

Probabilmente si tratta della prima volta che un'associazione professionale come Aiom, supportata da un gruppo di associazioni di pazienti guidate da Salute Donna Onlus e dalla FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) propone un intervento sulle accise a fronte dì un vantaggio pubblico. Una mossa supportata dall'intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro" che raccoglie un'ottantina fra deputati e senatori di tutti i gruppi e che è ben vista anche dall'Alfa, l'Agenzia Italiana del Farmaco. "La nostra richiesta", ribatte Carmine Pinto, presidente dell'Aiom, "serve a tamponare una situazione che si verrà a creare già prima dell'estate. Il Fondo Nazionale per l'Oncologia può essere uno strumento di equità sociale, garantendo uguali diritti di cura e di accesso ai farmaci innovativi in tutte le regioni del Paese".

Di Giorgio Lonardi

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