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Acquisti, primo stop al fai-da-te Contenuto nell'archivio del 2016

Spesa centralizzata per 15 miliardi ma le gare vanno a rilento

Da Il Sole24 ORE del 25-4-2016

Una tenaglia che si muove in tre tempi per gli acquisti della Pubblica amministrazione. La prima stretta è partita il 9 febbraio. Da quel giorno, infatti, per Asl e amministrazioni statali è scattato l'obbligo di comprare solo in forma aggregata 19 categorie di beni e servizi.

L'ultimo passaggio scatterà il 9 agosto, quando questi stessi obblighi saranno estesi agli enti locali. Nel mezzo, un altro giro di vite in arrivo con un decreto che limiterà le caratteristiche essenziali (e non sostituibili) dei beni. Ma per completare il percorso di centralizzazione degli appalti, in realtà servirà più tempo, almeno fino alla fine del prossimo anno.

Da questo percorso il commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, si aspetta risparmi «per cinque miliardi in un triennio». Di fatto, si tratta di un taglio del 10% su 50 miliardi di spesa complessiva aggredibile (con la sanità a farla da padrona) nel periodo 2016-2018.

La partenza
Dal 9 febbraio scorso è in vigore il Dpcm che ha individuato 19 categorie di beni e servizi non più acquistabili singolarmente. Per questi beni Asl e amministrazioni centrali non possono più bandire singole gare, ma devono rifornirsi dai cosiddetti soggetti aggregatori: 33 in tutto, al posto delle oltre 33mila stazioni appaltanti. Dell'elenco gestito dall'Anticorruzione fanno parte, oltre a Consip e a una centrale d'acquisto per ogni Regione, anche nove città metropolitane (assente Reggio Calabria) e due province (Perugia e Vicenza), il cui compito sarà soprattutto quello di aggregare la domanda degli enti locali sulla spesa extra-sanitaria.

Il pacchetto vale 15 miliardi l'anno, per oltre due terzi in capo alla sanità, con i farmaci a far la parte del leone con 8 miliardi di valore. Nel paniere ci sono anche le classiche siringhe, da sempre paradigma delle differenze di costi tra Asl e Asl. Nella spesa extra-sanitaria compaiono i servizi di manutenzione e pulizia degli immobili, la guardiania e la vigilanza armata.

«Siamo partiti dalla sanità perché da sola vale oltre il 50% dei 131 miliardi di spesa pubblica annuale per beni e servizi» spiega Luigi Ferrara, capo del Dipartimento amministrazione generale del Mef, il quale presiede il tavolo tecnico dei soggetti aggregatori che ha individuato le 19 categorie. Un perimetro che, pian piano si allargherà: «Guardiamo ad altri beni facilmente standardizzabili da inserire in un nuovo elenco a partire dal 2018», aggiunge Ferrara.

Fin qui la teoria. La pratica racconta di un'attuazione a macchia di leopardo: nessuna tra le centrali regionali e la stessa Consip, infatti, dispone sin da ora di convenzioni per tutte le 19 categorie obbligatorie. Le esperienze più avanzate sono quelle di Liguria, Veneto, Bolzano ed Emilia Romagna con almeno sette convenzioni disponibili. Si tratta di enti partiti già da molti anni e che hanno fatto da apripista al tavolo dei soggetti aggregatori per programmazione e stime economiche. «Siamo operativi dal 2005 – racconta Alessandra Boni, dirigente di Intercent, la centrale dell'Emilia Romagna - e nel 2015 il valore dei contratti stipulati sulle nostre convenzioni è stato di oltre 1,5 miliardi con un risparmio medio del 13%».

Altre Regioni sono partite da poco, dopo il pressing del Dl 66/2014, e devono ancora cominciare a programmare la maggior parte delle gare. In parte può supplire Consip, che per farmaci, vaccini e altre tre categorie offre un sistema dinamico di acquisto. Ancora più indietro le città metropolitane e le due province. Nessuna, per esempio, ha programmato la gara per la guardiania, solo Milano sta per appaltare la vigilanza armata. Catania, Firenze e Torino puntano sulla pulizia immobili. Ma tutti questi enti sono vere e proprie start up. Da qui i sei mesi di proroga concessi ai Comuni: per loro gli obblighi di acquisto attraverso le città metropolitane scatteranno dal 9 agosto.

La nuova stretta
A rendere più difficile appalti di servizi e forniture fai-da-te, nel frattempo, sarà il decreto del Mef sulle caratteristiche essenziali, previsto dalla legge di Stabilità e in arrivo sulla «Gazzetta». Spiega ancora Ferrara: «Serve a circoscrivere e ridurre tutti quei parametri di un bene che sono davvero insostituibili per ogni amministrazione». In pratica, il provvedimento indica ciò che è davvero essenziale per ogni fornitura. Per citare un esempio, chi dovrà acquistare un pc, potrà valutare la memoria, ma non certo il colore della tastiera. Al contrario, tutto ciò che non è essenziale, non potrà più essere utilizzato dalle amministrazioni per gare su misura.

Ma prima che tutto ciò produca benefici rilevanti per le casse pubbliche serve tempo. Solo a fine 2017, se la tabella di marcia sarà rispettata, tutte le Regioni e Consip avranno concluso le gare sulle 19 categorie. Sempre che i ricorsi, ancor più frequenti nelle maxi-gare, non allunghino i tempi. Ecco perché i 5 miliardi attesi entro il 2018 non si trovano ancora in bilancio e, come spiega il Def, saranno «quantificabili solo a consuntivo».

Il Documento di economia e finanza si limita per il 2016 a indicare 216 milioni di risparmio dalla centralizzazione della spesa. Frutto delle misure della Stabilità: oltre all'allargamento del perimetro Consip, proprio la stretta sulle caratteristiche essenziali dei beni.

di Valeria Uva

 

 

 

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