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ASCO 2016: rassegna stampa Contenuto nell'archivio del 2016

Tumori in calo, è la prima volta. "L'Italia ha imparato la prevenzione".
Gli oncologi: dieta, controlli e niente fumo. Così ci si ammala di meno

Da NAZIONE - Carlino - GIORNO del 4-6-2016

I TUMORI in Italia fanno un po' meno paura. Per la prima volta in assoluto, nel 2015, si registra una diminuzione dei casi (363.300 contro i 365.500 del 2014), e in dieci anni si riscontra un + 15% di guarigioni. E’ quanto sottolineano gli oncologi dell'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), che partecipano al congresso di Chicago, il più grande appuntamento mondiale di oncologia. Nel mondo nel 2014 sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari per i farmaci anti-cancro, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta. La spesa globale per queste terapie è cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014. A Fronte di queste cifre, che mettono a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari, la sopravvivenza è migliorata in modo significativo: oggi il 70% dei pazienti colpiti dai tumori più frequenti può affermare di aver superato la malattia.

IL CANCRO si può battere. Per la prima volta in Italia si registra un calo negli indici di incidenza e mortalità della malattia più temuta nei paesi occidentali. L'annuncio viene da Carmine Pinto, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) in questi giorni a Chicago per Asco, il congresso dell'American Society of Clinical Oncology.

Professor Pinto, gli italiani si ammalano meno di tumore, a cosa dobbiamo questa bella inversione di tendenza?
«È un risultato dovuto a più fattori, sostanzialmente legato a migliori stili di vita. Ad esempio le campagne antifumo dal 2003 a oggi hanno funzionato, specie per quanto riguarda il tumore del polmone negli uomini, legato alle sigarette. Meno nelle donne».

E oltre a smettere di fumare?
«I successi della medicina sono in larga misura legati agli screening per la diagnosi precoce del tumore della mammella, della cervice uterina e del cancro del colon retto».

Come consolidare questo trend positivo?
«Oltre a insistere con le campagne per scoraggiare il tabagismo, si raccomanda il vaccino contro il papilloma virus (Hpv) nei giovani. Occorre per questo migliorare le reti oncologiche, cioè avere in tutte le regioni d'Italia un sistema sanitario efficiente».

Prossima offensiva nella battaglia contro il cancro?
«Sappiamo che il 40% dei casi di tumore può essere scongiurato con sane regole: no al fumo, dieta corretta e costante attività fisica. Aiom chiede per questo di finanziare il fondo nazionale per l'oncologia con le accise sul tabacco, un centesimo in più a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone, circa 41.000 nuove diagnosi registrate l'anno scorso».

L'incremento (+15%) delle guarigioni è confortante, oggi il 70% delle persone colpite da tumore supera la malattia.
«C'è un calo assoluto nelle statistiche di mortalità che è forse ancora più impressionante. Caso tipico è il melanoma cutaneo, che aveva una prognosi sfavorevole (sei otto mesi) mentre oggi vediamo sempre più pazienti superare tranquillamente i cinque anni».

Merito delle nuove cure, quali i medicinali più promettenti?
«Sicuramente l'immunoterapia, i farmaci che sbloccano le difese immunitarie, le cellule dell'organismo reagiscono e combattono il tumore. Si aggiungono alla chirurgia, alla chemioterapia e radioterapia, e alle cure a bersaglio molecolare, sempre più efficaci in organi quali prostata, polmone, mammella e stomaco».

In Italia negli ultimi 15 anni, tra antitumorali e anticorpi monoclonali, sono arrivate 63 nuove molecole, siete ottimisti?
«Sì, ma i risultati rischiano di essere vanificati se non parte un fondo nazionale per garantire accesso alle terapie a tutti i pazienti».

Come recuperare risorse economiche per far fronte alla spesa sanitaria crescente?
«Dobbiamo eliminare gli sprechi, in oncologia almeno il 15% degli esami strumentali (come i marcatori) è utilizzato in maniera impropria e circolano terapie di non comprovata efficacia che costano al sistema circa 350 milioni di e-ro ogni anno. L'appropriatezza è una delle principali soluzioni per reperire le ulteriori risorse economiche necessarie per sostenere la battaglia contro il cancro. La spesa per questi nuovi farmaci è esplosa nel mondo fino a toccare quota 100 miliardi di dollari, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta».

Di Alessandro Malpelo


Esplode spesa mondiale farmaci anticancro, 100 mld dollari.
A Congresso oncologi Usa nodo costi. Aiom, in Italia fondo ad hoc

Da ANSA del 3-6-2016

CHICAGO, 3 GIU - Esplode la spesa per i farmaci anticancro a livello mondiale: nel 2014, infatti, sono stati spesi circa 100 mld di dollari, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta, e l'oncologia rappresenta un capitolo di costo consistente per i sistemi sanitari di tutto il mondo tanto che entro il 2017 costituirà la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati.
Una proiezione che impone di individuare risorse aggiuntive per consentire l'accesso uniforme ai trattamenti migliori, partendo anche da un taglio agli sprechi. A lanciare l' 'Sos costi' è l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) da Chicago, dove il tema della sostenibilità dei sistemi sanitari è al centro dell'agenda del 52/mo Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia con la partecipazione di oltre 25.000 specialisti. La spesa globale per queste terapie, avverte l'Aiom, è cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014. A fronte di queste cifre, che mettono a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari, la sopravvivenza è migliorata in modo significativo: in Italia le guarigioni sono aumentate del 15% in 10 anni, ed oggi il 70% dei pazienti colpiti dai tumori più frequenti può affermare di aver superato la malattia. E per la prima volta nel nostro Paese si è registrata una diminuzione dei nuovi casi: 363.300 nel 2015 rispetto ai 365.500 nel 2014. Questi risultati rischiano però di essere vanificati, affermano gli oncologi, se non si interviene quanto prima con modifiche strutturali e con un Fondo Nazionale per l'Oncologia per garantire l'accesso alle terapie a tutti i pazienti. La spesa sanitaria totale nel nostro Paese infatti, rileva il presidente Aiom Carmine Pinto, ''è pari all'8,9% del Prodotto interno lordo, inferiore rispetto alla media (9,8%) degli altri Big UE, con numeri molto distanti da quelli degli USA, dove il costo per la salute costituisce il 16,5% del Pil''. Ma ''se investiamo meno risorse rispetto ad altri Paesi - sottolinea – otteniamo comunque risultati migliori perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente''. Oggi in Italia sono disponibili 132 farmaci antitumorali, e 63 sono stati immessi sul mercato negli ultimi 15 anni. Per continuare però a garantire a tutti i migliori trattamenti in oncologia, afferma Pinto, ''è essenziale individuare risorse aggiuntive. Solo così potremo far fronte alle necessità di quell'esercito di persone, circa 3 mln di italiani, che combattono contro il cancro''. Per questo, afferma, ''rilanciamo la richiesta di un Fondo Nazionale per l'Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco, 1 centesimo in più a sigaretta per colpire una delle cause del tumore al polmone, tra le forme più diffuse, con circa 41.000 nuove diagnosi registrate nel 2015''. Insomma, ''investiamo meno che in Europa nella salute ma con risultati più che soddisfacenti; tuttavia, resta l'urgenza di trovare ulteriori fondi perché - afferma Pinto - l'accesso alle terapie innovative sta diventando una questione centrale''. Un obiettivo, conclude il presidente Aiom, ''da raggiungere anche grazie all'appropriatezza: vanno cioè evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, oltre ad esami e test diagnostici non appropriati''.


Oncologi, spreco 350 mln anno da terapie non provate
Improprio 15% esami; da appropriatezza nuovi risparmi

Da ANSA del 3-6-2016

CHICAGO - In oncologia, almeno il 15% degli esami strumentali ''è utilizzato in maniera impropria e vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro, mentre il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni''. Ad indicare esempi di 'sprechi evitabili' è il presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) Carmine Pinto che, dal Congresso mondiale di oncologia Asco iniziato oggi a Chicago, indica appunto ''l'appropriatezza'' come una delle principali soluzioni per reperire le ulteriori risorse economiche necessarie per sostenere il forte aumento di spesa a livello mondiale legato ai nuovi farmaci anticancro.

La spesa per questi nuovi farmaci sta infatti esplodendo: solo nel 2014 sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta, e l'oncologia rappresenta un capitolo di costo consistente per i sistemi sanitari di tutto il mondo tanto che nel 2017 costituirà la prima voce di spesa farmacologica nei paesi industrializzati. ''Riuscire a garantire l'accesso alle terapie innovative a tutti i pazienti sta diventando una questione centrale.
Un obiettivo da raggiungere anche grazie all'appropriatezza'', afferma Pinto. Questo significa, sottolinea, che ''vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, esami e test diagnostici non appropriati, considerando appunto che almeno il 15% degli esami strumentali è oggi utilizzato impropriamente''.

Un esempio emblematico, chiarisce il presidente Aiom, ''è quello dei marcatori tumorali, spesso impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono infatti stati eseguiti oltre 13 milioni di questi test a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi (oggi sono più di 3 milioni)''. Ad oggi, avverte l'esperto, ''nessun marcatore tumorale si è dimostrato utile per la diagnosi precoce dei tumori e quindi non devono essere utilizzati al di fuori dell'ambito strettamente clinico, dove sono impiegati in pazienti che hanno già avuto una diagnosi di specifiche neoplasie e solo in due situazioni: per la valutazione della risposta al trattamento e per la diagnosi di recidiva di malattia in pazienti già trattati''.

Ma un 'recupero' di risorse si ottiene anche puntando sulla prevenzione, che consente di diagnosticare la neoplasia precocemente con maggiori chances di guarigione per il paziente e minore spesa a carico del Servizio sanitario nazionale. E proprio sulle campagne di prevenzione, afferma Pinto, ''l'Aiom sta lavorando a 360 gradi a livello nazionale, perché il 40% dei casi di tumore - conclude - può essere evitato seguendo uno stile di vita sano. Ovvero: no al fumo, dieta corretta e costante attività fisica''.

Dell'inviata Manuela Correra


Oncologia, allarme mondiale sui costi dei nuovi farmaci. La proposta Aiom: “Un centesimo a sigaretta per un fondo nazionale”
L'Associazione italiana di oncologia medica rilancia l'idea di aumentare le accise sul tabacco per consentire l'accesso universale alle nuove terapie che si stanno rivelando efficaci: in Italia nel 2015 per la prima volta è calato il numero delle nuove diagnosi. Ma i prezzi sono un problema globale, al centro del dibattito al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago fino al 7 giugno

Da la Repubblica.it del 3-6-2016

Il fumo è una delle principali cause del tumore del polmone L'OBIETTIVO è garantire a tutti le migliori cure contro i tumori, ma questa priorità si scontra con l'aumento continuo dei prezzi dei nuovi farmaci; un aumento al quale i governi non riescono a mettere freno. Dall'Italia arriva una proposta che la promotrice Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ha portato direttamente al congresso dell'Asco, l'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno. Si tratta di creare un fondo nazionale per l'oncologia che andrebbe finanziato con le accise sul tabacco: "Rilanciamo la proposta di far pagare un centesimo in più a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone, tra le forme di neoplasia più diffuse, con circa 41mila nuove diagnosi registrate nel 2015", afferma Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom.

Il costo delle cure. Perché se è vero che oggi contro il cancro sono disponibili decine di farmaci innovativi capaci di rallentare, e a volte persino fermare, la malattia (e altri sono in arrivo) è anche vero che i costi delle terapie sono lievitati sempre di più negli ultimi anni. Facendo andare i conti in rosso. E la situazione è destinata a peggiorare con l'arrivo delle immunoterapie che costano ancora di più e, dicono gli specialisti, sono "aspecifiche": saranno somministrate a tutti i malati perché non si può sapere in anticipo se funzioneranno.

Un problema che è globale, tanto da essere centrale nell’agenda del convegno statunitense, a cui partecipano oltre 50mila esperti provenienti da tutto il mondo. Per avere un'idea basta dare un'occhiata ai numeri: nel 2014, nel mondo, sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari per i farmaci anti-cancro, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta. La spesa globale è cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014. E si prevede che l'oncologia sarà la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati entro il 2017.

Il caso Italia: nuove diagnosi calate per la prima volta. Nello specifico, in Italia per le terapie oncologiche sono stati investiti 4 miliardi di dollari nel 2015 e i risultati sono più che positivi. Come rilevato dal dossier Aiom sullo stato dell'oncologia, negli ultimi 10 anni i casi di guarigione sono cresciuti del 15% e soprattutto nel 2015, per la prima volta, il numero assoluto delle nuove diagnosi è calato: 363.300 casi contro i 365.500 del 2014 (calo dovuto soprattutto al minor numero di diagnosi fra gli uomini). Ma questi risultati, sottolineano gli oncologi, rischiano di essere vanificati se non si interviene quanto prima con modifiche strutturali. "La spesa sanitaria totale nel nostro Paese - sottolinea Pinto – è pari all’8,9% del Prodotto interno lordo, inferiore rispetto alla media (9,8%) degli altri Big UE come Germania, Francia, Regno Unito e Spagna e molto distante dai numeri degli USA, dove il costo per la salute costituisce il 16,5% del prodotto interno lordo. Eppure, nonostante investiamo meno risorse rispetto ad altri Paesi, otteniamo risultati migliori perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente". Oggi nel nostro paese sono disponibili 132 farmaci antitumorali, 63 sono stati immessi sul mercato negli ultimi 15 anni. "Ma per continuare a garantire a tutti i migliori trattamenti in oncologia è essenziale individuare risorse aggiuntive - sostiene l'oncologo -. Solo così potremo far fronte alle necessità di quell’esercito di persone, circa 3 milioni di italiani, che combattono contro il cancro".

Marcatori fonte di sprechi. L’accesso alle terapie innovative sta diventando dunque una questione centrale con paradossi clamorosi come le nuove linee guida della stessa Asco sul tumore alla cervice uterina, che prevedono una gradualità legata al reddito nell'accesso alle terapie. L'obiettivo finale andrà raggiunto aumentando le risorse, ma anche evitando gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, esami e test diagnostici non appropriati. "Almeno il 15% degli esami strumentali è utilizzato in maniera impropria - afferma Pinto -; vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni". Un esempio emblematico è quello dei marcatori tumorali, spesso impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono infatti stati eseguiti oltre 13 milioni di questi test a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi (oggi sono più di 3 milioni). "Ad oggi nessun marcatore tumorale si è dimostrato utile per la diagnosi precoce dei tumori e quindi - conclude Pinto - non devono essere utilizzati al di fuori dell’ambito strettamente clinico".


Nel 2014 spesi 100 mld di dollari per i farmaci anti-cancro: 33% in più di vent’anni fa. Aiom: guarigioni cresciute del 15%

Da Sanità24 – Il Sole 24ORE.com del 3-6-2016

La spesa globale per queste terapie è cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014. A fronte di queste cifre, che mettono a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari, la sopravvivenza è migliorata in modo significativo: in Italia le guarigioni sono aumentate del 15% in 10 anni, oggi infatti il 70% dei pazienti colpiti dai tumori piu' frequenti puo' affermare di aver superato la malattia. E per la prima volta nel nostro Paese si è registrata una diminuzione dei nuovi casi, 363.300 nel 2015 rispetto ai 365.500 nel 2014, dovuta soprattutto al minor numero di diagnosi fra gli uomini. Questi risultati rischiano di essere vanificati se non si interviene quanto prima con modifiche strutturali e con un Fondo Nazionale per l'Oncologia per garantire l'accesso alle terapie più efficaci a tutti i pazienti.

Il tema della sostenibilità dei sistemi sanitari è al centro dell'agenda del 52° Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno, con la partecipazione di oltre 25.000 specialisti. «Rilanciamo la richiesta di un Fondo Nazionale per l'Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco, 1 centesimo in più a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone, tra le forme più diffuse, con circa 41mila nuove diagnosi registrate nel 2015- afferma Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica)- La spesa sanitaria totale nel nostro Paese è pari all'8,9% del Prodotto interno lordo, inferiore rispetto alla media (9,8%) degli altri Big Ue (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Numeri molto distanti da quelli degli Usa, dove il costo per la salute costituisce il 16,5% del Pil. Investiamo meno risorse rispetto ad altri Paesi, però otteniamo risultati migliori perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente». Così l’Aiom in una nota diffusa oggi.

Continua Pinto, presidente nazionale Aiom: «Oggi in Italia sono disponibili 132 farmaci antitumorali, 63 sono stati immessi sul mercato negli ultimi 15 anni. Per continuare a garantire a tutti i migliori trattamenti in oncologia è essenziale individuare risorse aggiuntive. Solo cosi' potremo far fronte alle necessità di quell'esercito di persone, circa 3 milioni di italiani, che combattono contro il cancro.

Gli Stati Uniti e i 5 Paesi europei più grandi (Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna) coprono i 2/3 della spesa mondiale per le terapie anti-cancro. L'oncologia rappresenta un capitolo di spesa consistente per i sistemi sanitari di tutto il mondo e si prevede che entro il 2017 costituira' la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati».

L'accesso alle terapie innovative sta diventando una questione centrale.
«Un obiettivo da raggiungere anche grazie all'appropriatezza. Vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, esami e test diagnostici non appropriati. Almeno il 15% degli esami strumentali è utilizzato in maniera impropria, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni. Un esempio emblematico e' quello dei marcatori tumorali, spesso impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono infatti stati eseguiti oltre 13 milioni di questi test a fronte di 2 milioni e 300mila italiani che vivevano dopo la diagnosi (oggi sono più di 3 milioni). Ad oggi nessun marcatore tumorale si è dimostrato utile per la diagnosi precoce dei tumori e quindi non devono essere utilizzati al di fuori dell'ambito strettamente clinico, dove sono impiegati in pazienti che hanno gia' avuto una diagnosi di specifiche neoplasie e solo in due situazioni: per la valutazione della risposta al trattamento e per la diagnosi di recidiva di malattia in pazienti gia' trattati», continua Pinto.

L'Aiom mette in campo molti strumenti per migliorare il livello di appropriatezza: dalla VI Edizione del Libro Bianco dell'Oncologia Italiana 2015, alle trentadue linee guida costantemente aggiornate, alle linee guida sul follow up, al documento di consensus sulla continuita' di cura in oncologia, alle sei raccomandazioni cliniche e metodologiche, ai controlli di qualita' nazionali per i test bio-molecolari, alla raccomandazione sull'implementazione del test Brca nelle pazienti con carcinoma ovarico, fino ai «Numeri del cancro in Italia» che presentano ogni anno il quadro epidemiologico dei tumori nel nostro Paese. Senza dimenticare le campagne di prevenzione. «Aiom sta lavorando a 360 gradi a livello nazionale in questo campo perché il 40% dei casi può essere evitato seguendo uno stile di vita sano: no al fumo, dieta corretta e costante attività fisica», conclude Pinto, presidente nazionale Aiom.

 

 

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