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Chi stringe la morsa sul Ssn?

Il taglio di beni e servizi serve a pagare gli interessi sui titoli di debito

Da Il Sole24 ORE Sanità del 20-9-2016

Chi beneficia della riduzione costante della spesa del Servizio sanitario nazionale italiano? L'articolo 32 della nostra Costituzione prevede il diritto alla tutela della salute dei cittadini italiani.

Tale diritto dovrebbe prendere forma attraverso lo stanziamento da parte dello Stato italiano di un congruo finanziamento del Servizio sanitario nazionale, concepito nel nostro Paese come lo strumento principale finalizzato alla garanzia della tutela del diritto alla salute.

Negli ultimi anni, assistiamo con inerzia al continuo defalcamento del finanziamento del Ssn, che si tramuta irrimediabilmente nella minor capacità di erogare ai cittadini quei beni e servizi alla base del patto sociale sugellato nella Costituzione italiana. Per dare sostanza a tale ragionamento, riassumiamo nelle figure 1 e 2 l'andamento del tasso di crescita della spesa sanitaria in termini reali a partire dal 2004, con un focus maggiore sugli anni 2010-2014.

Come si può evincere da questi rapporti dell'Ocse, a partire dal 2004 la crescita della spesa sanitaria italiana si è sempre attestata al di sotto della media dei Paesi Ocse, con tassi di crescita reale negativi a partire dagli anni 2006-2008. Tale andamento negativo sembra cronicizzarsi a partire dal 2009, anno in cui il dissesto relativo ai mercati finanziari inizia a ripercuotersi evidentemente anche sulla cosiddetta economia reale.

Il ragionamento non cambia se valutiamo la spesa in valore assoluto, pro-capite (figura 3).

La possibile giustificazione di tale andamento negativo dei tassi di crescita della spesa sanitaria, potrebbe essere individuata nella progressiva diminuzione del Pil (figura 4). Tuttavia anche in questo caso vediamo come la spesa sanitaria cresce meno che proporzionalmente al crescere del Pil, e decresce più che proporzionalmente al decrescere del Pil. Infatti, se nel 2010 assistiamo a una crescita del Pil pari all'1,7%, la spesa sanitaria cresce solo dell'1,1% mentre, nel caso più eclatante, nel 2013 il Pil diminuisce dell'1,7% mentre la spesa sanitaria diminuisce del 3,5%: più del doppio.

Ma allora, se tutto ciò è vero, per quale motivo assistiamo a una continua destrutturazione finanziaria del Ssn? A beneficio di chi? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo partire dall'andamento dei principali indicatori macro-economici nazionali.

Infatti, l'Italia si classifica al primo posto per quanto riguarda il saldo primario di bilancio, "battendo" addirittura la virtuosa Germania (figura 5). Ciò significa che la gestione delle attività economiche reali in Italia risulta essere assolutamente sotto controllo. E questo andamento è riscontrabile da circa un ventennio a questa parte, come evidenziato nella figura 6. Ana-lizzando tali grafici, risulta an-cora meno comprensibile la scelta politica di disinvestire nel Servizio sanitario nazionale, settore che (tra l'altro) si colloca al primo posto per competitività secondo l'Istat (figura 7).

La situazione cambia drasticamente se si prendono in considerazione gli interessi sul debito pagati dallo Stato Italiano, come rappresentato nelle figura 8. L'Italia paga lo scotto di un indebitamento ottenuto a tassi di interesse molto alti, e risulta penultima nella classifica. Di peggio, fa solo la Grecia.

A questo punto dell'analisi, si inizia a dare una parziale risposta alla domanda iniziale: i mercati finanziari esigono il taglio dell'acquisto di beni e servizi reali di cui beneficiano i cittadini individualmente e sotto forma di società. Il denaro cosi risparmiato, servirà a pagare le crescenti somme di interessi da corrispondere ai detentori dei titoli di debito italiani, di cui un terzo sono stranieri. La Corte dei conti aveva ben presente questa problematica già nel 2013; nella Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni 2011-2012, nel capitolo riguardante la sanità, infatti, afferma che «Peraltro, nonostante persistenti criticità dei servizi sanitari regionali, particolarmente gravi in alcune Regioni sottoposte a piano di rientro, complessivamente il sistema sanitario - grazie agli efficaci meccanismi di monitoraggio e di verifica previsti dal Patto per la salute - sta rientrando dei disavanzi pregressi. Le criticità finanziarie che vanno emergendo con maggiore chiarezza, in alcune Regioni (v. infra le sintesi dei verbali di verifica dei piani di rientro) sembrano, piuttosto, conseguenti ai problemi della restante gestione regionale. Emblematico è il caso della Regione siciliana, che lo scorso anno si è trovata in profonda crisi finanziaria che ha causato anche rilevanti conseguenze politiche, con la fine anticipata della legislatura, pur avendo quasi portato a termine il percorso di rientro dal disavanzo sanitario. Ciò che sembra emergere con maggiore chiarezza anche dagli esiti delle verifiche del Tavolo tecnico per i piani di rientro, è che spesso i bilanci regionali si giovino delle risorse destinate alla sanità per far fronte a esigenze di liquidità in altri settori».

Inoltre, ancora più importante, «In questo modo si corre il rischio che gli sforzi che si stanno compiendo per riportare in sicurezza i conti della sanità e per raggiungere un effettivo governo di questo delicato settore, recuperando efficienza contabile e operativa, senza compromettere il livello delle prestazioni essenziali, possa essere messo in crisi da altre "falle" dei bilanci regionali. Falle che possono innescare un meccanismo perverso per il quale la "deviazione" delle risorse destinate alla sanità pubblica regionale ad altre finalità continua a tenere in crisi quest'ambito, senza che altri problemi strutturali della restante gestione regionale riescano a trovare un'effettiva soluzione».

Tale meccanismo risulta ancora più chiaro se sostenuto dai numeri: come si evince dalla figura 9, assistiamo a un continuo decremento della spesa sanitaria, a fronte di un sensibile aumento della spesa per interessi, che ha tassi di crescita superiori addirittura alla spesa pensionistica. Nel 2013, in particolare, la spesa per interessi arriva a costituire il 78% della spesa per beni e servizi sanitari. E il trend è in aumento!

Spiega ancora la Corte dei conti: «nel biennio 2010-2012 la programmazione delle risorse finanziarie per il Ssn, stabilita con il Patto salute 2010-2012 e recepite normativamente con la Finanziaria per il 2010, ha coinciso con un periodo di prolungata crisi economica che, sviluppatasi nel 2008 negli Usa dalla finanza privata, ha coinvolto anche le economie europee e, a partire dal 2011, il debito pubblico dell'Italia e degli altri Paesi del versante mediterraneo dell'Europa, condizionando così gli andamenti della finanza pubblica e imponendo la revisione dei programmi di spesa pubblica, tra cui anche quella sanitaria. Così, le risorse complessivamente programmate dal Patto salute 2010-2012 per il finanziamento del Ssn sono state ridefinite dalle manovre finanziarie approvate nello scorso triennio (con i decreti legge 78/2010, 98/2011 e 95/2012, che hanno ridotto il finanziamento in misura proporzionale ai risparmi attesi dalle misure di razionalizzazione introdotte), al fine di ridurre l'indebitamento netto del settore pubblico e concorrere al conseguimento del pareggio strutturale di Bilancio nel 2013».

Di Mario Calandriello
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