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Chi non si vaccina rischia di più Contenuto nell'archivio del 2016

Immunità e vaccini. Perché è giusto proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli

Da Il Sole24 ORE Domenica del 14-2-2016

Negli ultimi due decenni dell'Ottocento, mentre Louis Pasteur otteneva le prime immunizzazioni con agenti infettivi attenuati artificialmente contro il colera dei polli, il carbonchio del bestiame e la rabbia dell'uomo, si riaccendevano gli scontri tra pro e contro la vaccinazione antivaiolosa. Anche gli omeopati britannici erano incerti sulla questione. L'influente James Compton Burnett pubblicò nel 1884 un libro intitolato Vaccinosis, nel quale scriveva che la «vaccinazione è una misura patogenica omeoprofilattica: una malattia viene provocata per prevenirne una simile - il vaiolo vaccino per prevenire quello umano... dato che nel vaccinare una persona la stiamo facendo ammalare, gli comunichiamo la vaccinosi». Egli aveva capito che il principio dell'immunizzazione artificiale era consonante con la legge di simpatia - similia similibus curantur - quella che nella Teoria generale della magia Marcell Mauss chiama «seconda legge della magia» e che è alla base del pensiero omeopatico.

L'idea del tempo era che le vaccinazioni prevengono una malattia causandola in una forma più lieve, così immunizzando l'organismo contro gli effetti dell'agente naturale. Alcuni omeopati accusavano Pasteur di aver rubato all'omeopatia anche l'idea di attenuare per coltivazione seriale gli agenti patogeni con cui ottenne i suoi "vaccini".

La posizione di Compton Burnett non prevalse. John Le Gay Brereton, un altro influente omeopata britannico, negli stessi anni dichiarava: «Preferirei farmi sparare piuttosto che un mio famigliare si vaccini». Chi allora era contrario alla vaccinazione, cioè al vaccino antivaioloso che era l'unico esistente e la sua produzione era pesantemente contaminata, aveva buoni argomenti per non vaccinarsi - sul piano individuale ma non su quello statistico, dato che contrarre naturalmente il vaiolo umano implicava un rischio di morte di molto superiore ai rischi da inoculazione di linfe vaiolose animali o umane contenenti ogni genere di altri patogeni. È un fatto che l'idea dell'immunizzazione artificiale ha un'origine magica, come aveva capito Compton Burnett, così come è vero che le prime vaccinazioni erano tutt'altro che sicure. Quando il fenomeno trovò una spiegazione scientifica, che consentì di migliorare il metodo di produzione e la sicurezza, omeopati e medici eterodossi rifiutarono i vaccini. Ed è questa una eclatante prova del carattere superstizioso e fideistico delle medicine cosiddette alternative.

Come spiega in modo chiaro e avvincente Alberto Mantovani, i vaccini sono oggi gli strumenti più efficaci di prevenzione di gravissime malattie infettive, che nel passato mietevano milioni di vittime, soprattutto bambini, e che ancora oggi causano larga parte delle morti e disabilità nei paesi in via di sviluppo. Il libro si snoda raccontando come funziona il sistema immunitario e perché è possibile insegnargli a riconoscere un agente estraneo, cioè a ricordarsene per anni o per tutta la vita. Il libro descrive quindi come sono realizzati e controllati i vaccini, e porta le prove che sono più sicuri della maggior parte dei farmaci che assumiamo per diverse malattie comuni. La caratteristica che rende efficace e utile il libro è che non si dilunga più di tanto sulle mirabolanti conoscenze e tecnologie vaccinologiche. Va dritto al cuore delle domande e delle incertezze che le persone comune hanno sull'utilità e i rischi associati ai vaccini, fornendo prove e comprensibili spiegazioni.

I due concetti chiave per capire le dimensioni sociali del problema sono la cosiddetta immunità di gregge e la percezione del rischio. L'immunità di gregge è un fatto matematico. Per ogni malattia infettiva esistono delle soglie di immunizzazione, che dipendono dall'efficienza con cui l'agente si diffonde, che se sono superate garantiscono la protezione dal contagio anche per coloro che non possono vaccinarsi per motivi medici, ed eventualmente anche privati. È dovere di uno stato democratico e liberale garantire l'esercizio di tutte libertà personali nella misura in cui qualcuna metta a rischio la libertà di altre persone o crei condizioni per cui le persone che non sono autonome subiscono le scelte ideologiche di altri. Se è possibile fare una trasfusione e salvare la vita a un figlio di Testimoni di Geova che si oppongono, non si capisce per-ché non si dovrebbe obbligare dei genitori a vaccinare i figli, se vogliono usare servizi pubblici, o se la loro scelta impedisce a bambini immunodepressi di godere gli stessi diritti, o mette a rischio la salute dei loro stesso figlio.

Per quanto riguarda il rischio, come scrive Mantovani, «è la ridotta percezione del rischio il motivo principale per cui alcuni genitori sono restii a vaccinare i figlio. In un certo senso, i vaccini sono vittime del proprio successo: grazie a loro, malattie che in passato milioni di morti e gravi disabilità sono diventate rare o sono state eliminate».

Di Gilberto Corbellini


Alberto Mantovani (con Monica Florianello), Immunità e Vaccini. Perché è giusto proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli, Mondadori, Milano, pagg.143, €18

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