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Cure transfrontaliere, meno di 100 italiani nel 2015 curati in altri Paesi Contenuto nell'archivio del 2016

Da Doctor33 del 10-11-2016

Solo 194 richieste di autorizzazione preventiva per accedere alle cure sanitarie in altri paesi dell'Unione. A tanto ammontano le richieste fatte in Italia, stando al primo Rapporto della Commissione Europea sulla Direttiva Cure Transfrontaliere per l'anno 2015. Di queste solo 73 hanno avuto il via libera, per un totale di quasi 200 mila euro rimborsati. E non va meglio nel resto d'Europa, dove le richieste sono state poco più di 1.000, di cui ben la metà sono state bocciate, in genere perché le cure erano disponibili nel Paese d'origine. Le cause principali, si legge, «informazioni carenti, differenze dei sistemi sanitari nazionali, ostacoli organizzativi e amministrativi e scarso sostegno politico».

Lussemburgo è lo Stato che ha ricevuto il maggior numero di richieste per autorizzazione preventiva a curarsi in altri Paesi dell'Unione (334) e il maggior numero di quelle autorizzate (253). Quanto ai tempi medi di lavorazione delle richieste si va dai 3 giorni lavorativi in Romania ai 3,4 mesi in Grecia; tra i 15 e i

30 giorni in Italia. A chiedere informazioni ai Punti di Contatto Nazionali su come ricevere cure all'estero sono stati soprattutto i cittadini della Polonia (31.736 richieste), seguiti ad ampia distanza dal Regno Unito (8.471), a fronte di appena 428 richieste in Italia. Interessante notare come nel nostro Paese il canale informativo passi per la domanda scritta, mentre altrove sono attivi anche sportelli e telefoni. La direttiva prevede anche la possibilità di ottenere rimborsi per prestazioni non soggette a preventiva autorizzazione. Anche in questo caso, poche le domande (circa 90 mila) ad eccezione di Belgio e Danimarca. In media in 8 casi su 10 (78%) sono stati concessi rimborsi, per un totale di 20 mln di euro. In Italia sono state presentate appena 127 richieste di rimborso, di cui 66 accettate, per un totale di 21 mila euro rimborsati.

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