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Ddl art. 22, il no delle Regioni

Ora i Governatori aspettano la bozza definitiva per riaprire il confronto

Da Il Sole24 ORE Sanità del 28-6-2016

Sul Ddl ex art. 22 del Patto per la Salute sulla gestione e sviluppo delle risorse umane, la Conferenza delle Regioni respinge ufficialmente al mittente il documento di sintesi presentato dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin nel corso della riunione del tavolo politico del 15 giugno scorso. Un documento allora approvato dai sindacati medici ma ritenuto troppo «leggero» dalle Regioni (v. «Il Sole 24 Ore Sanità» n. 24/2016) dal momento che non conteneva le due proposte principali dei Governatori, ossia la previsione dell'assunzione dei dirigenti medici in formazione dopo la laurea con contratti a tempo determinato pagati dalle Regioni e l'introduzione della specializzazione universitaria anche per i medici di medicina generale. Il 22 giugno scorso, prima le commissioni Salute e Affari finanziari e poi la stessa Conferenza hanno tenuto il punto e messo nero su bianco la propria posizione. La Conferenza ha quindi accolto la proposta delle Commissioni ed è stato concordato di trasmettere una lettera alla ministra a firma del presidente Stefano Bonaccini.

Nella lettera è stato evidenziato che, poiché il documento di sintesi del ministero «non recepisce le due proposte prioritarie per le Regioni, ossia la previsione dell'assunzione dei dirigenti medici in formazione dopo la laurea con contratti a tempo determinato pagati dalle Regioni e l'introduzione della specializzazione universitaria anche per i medici di medicina generale, la Conferenza attenderà l'eventuale bozza di Disegno di legge delega per riportare in tale sede di confronto le due proposte delle Regioni».

«Le Regioni - spiega Antonio Saitta, presidente della Commissione Salute - sono determinate: la formazione in Medicina generale e l'inserimento dello specializzando nella rete formativa del Ssn devono rientrare a pieno titolo nel Ddl delega ex art. 22 del Patto per la Salute».

«L'auspicio - continua Saitta - è che la ministra Lorenzin nella predisposizione del disegno di legge delega reinserisca questi temi, che non sono centrali solo per le Regioni ma per il Sistema sanitario nazionale». E se così non dovesse succedere? «Continueremo a riproporli - ribadisce Saitta - lungo tutto il percorso parlamentare fino alla Conferenza Stato Regioni». «La questione della formazione in Medicina generale è molto sentita, abbiamo ricevuto valanghe di riscontri sui social. Ma finora abbiamo incontrato solo veti. La verità è che c'è stata troppa fretta nel dire di no su questi due punti. Capiamo tutto, ma se avessimo continuato a dialogare una soluzione si sarebbe trovata».

Si dichiara totalmente d'accordo con la proposta delle Regioni di riportare la rete formativa dei medici nell'ambito del Ddl delega ex art. 22 del Patto per la Salute Raffaele Calabrò, Capogruppo Ap in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. «La formazione dei medici rappresenta un baluardo del nostro sistema sanitario - sottolinea Calabrò - e merita un dibattito approfondito e il coinvolgimento di tutti gli attori interessati al percorso formativo». Ma esprime invece disaccordo sulle altre proposte: «ossia l'assunzione dei dirigenti medici in formazione dopo la laurea con contratti a tempo determinato che ha il solo obiettivo di reperire forza lavoro a basso costo, di colmare la carenza di personale a causa del blocco del turn over e che porterà ad un aumento delle sacche di precariato».

«L'obiettivo di tutti - conclude Calabrò - deve essere quello di mantenere alta la qualità dell'assistenza sanitaria e questo passa attraverso una rete formativa tra università e strutture del servizio sanitario che rispondano a precisi requisiti quali volume, esiti e complessità della casistica».

Rosanna Magnano

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