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DEF 2016 a rischio sostenibilità Contenuto nell'archivio del 2016

Le criticità: rapporto spesa/Pil, fondi per il personale e farmaci innovativi

Da Il Sole24 ORE Sanità del 26-4-2016

Quel rapporto spesa sanitaria/Pil che arriverà ai minimi storici, al 6,5% nel 2019, fa tremare i polsi. Ed è il massimo comune denominatore dei pareri che la scorsa settimana sono fioccati sul Def 2016, che ha avviato il suo iter parlamentare. Il documento di programmazione economica e finanziaria incassa dunque il via libera dalle commissioni XII di Camera e Senato. Con osservazioni. Quelle della Igiene e Sanità, in buona parte sovrapponibili a quanto a suo tempo espresso sulla legge di Stabilità 2016. La capogruppo Pd e relatrice Nerina Dirindin in una nota spiega: «Pur consapevoli del lungo periodo di crisi che attraversa il Paese, il nostro obiettivo resta quello della difesa del Ssn e della sua sostenibilità, senza pregiudicare la qualità dei servizi e l'equità di accesso alle cure. Le criticità individuate - continua - riguardano soprattutto gli obiettivi di spesa che, se per il 2016 si mantengono sostanzialmente analoghi a quelli indicati nel Def del

2015 per il triennio successivo lasciano prefigurare un quadro restrittivo con una riduzione del rapporto spesa/Pil che raggiunge nel 2019 il 6,5%: un valore critico per la tutela della salute dei cittadini, soprattutto se si considera che la spesa sanitaria pubblica italiana risulta, ormai da molti anni, di gran lunga inferiore a quella dei Paesi europei con livello di sviluppo simile al nostro». Secondo aspetto rilevato dalla XII del Senato, il personale, di cui si ricorda il calo di spesa dello 0,8% tra 2014 e 2015: dinamica che «rischia di indebolire il Ssn in tutte le Regioni», anche alla luce degli obblighi imposti dalla direttiva orari di lavoro e del «lungo e atteso potenziamento dell'assistenza territoriale». Per questo serve «una reale valutazione del fabbisogno, in tutte le sue componenti». I contratti, finalmente sbloccati, comporteranno «un'adeguata previsione di spesa», nonché «una accurata revisione dei vincoli sulla spesa e sulla dotazione del personale, introducendo elementi di graduale flessibilità, a partire dal superamento del tetto di spesa rispetto al livello del 2004 ridotto dell'1,4%». Tra le altre priorità, il superamento del ricorso sistematico ai precari e la riconsiderazione dei fondi aziendali per la retribuzione accessoria ridotti in ragione del personale in uscita». I farmaci innovativi, infine: per questa voce è «indispensabile mettere in campo strumenti di programmazione e monitoraggio degli interventi sotto il profilo clinico, organizzativo ed economico-finanziario».

Poi, la parola passa alla Affari sociali della Camera: nel parere della relatrice Paola Bragantini (Pd), c'è innanzitutto la richiesta che il finanziamento del Fsn da inserire nella Stabilità sia sottoposto al vaglio del Parlamento e non più rinviato a intese in sede di Conferenza Stato-Regioni, anche considerando la nuova ripartizione delle competenze in materia di salute, prevista dal Ddl costituzionale. Ancora: per il capitolo personale si deve prevedere una spesa sanitaria adeguata agli «improcrastinabili rinnovi contrattuali del settore», così come «un'accurata revisione dei vincoli su spesa e dotazione del personale, introducendo elementi di graduale flessibilità, a partire dal superamento del tetto di spesa, in modo da favorire il superamento della precarietà del personale e lo sblocco del turn over». La XII chiede poi di inserire il Piano nazionale amianto e un programma di interventi che faccia fronte alle richieste di indennizzi agli emotrasfusi, anche alla luce delle ultime sentenze sul tema. Sullo sfondo, la preoccupazione per il valore, sottostimato rispetto agli standard Ue, del rapporto spesa sanitaria/ Pil.

Malgrado l'intesa sia arrivata anche dalle Regioni, i governatori fanno le pulci al Def sulla sostenibilità. In audizione hanno bollato come «indispensabile», in vista della prossima legge di Stabilità, «un approfondimento sulla effettiva sostenibilità dei tagli che sono ritenuti difficilmente sopportabili, poco realistici nella tempistica e modalità».

Dai dati del Def, sottolinea il coordinatore per le Finanze Massimo Garavaglia, «emerge chiaramente una progressione quasi geometrica dei tagli sui bilanci pluriennali regionali». Per di più le Regioni «sono l'unico comparto della pubblica amministrazione che non ha usufruito di un allentamento delle regole del pareggio». E questo chiedono: «i risparmi derivanti dai costi standard per l'esercizio delle funzioni regionali (sanità, trasporti ecc...) devono essere mantenuti all'interno del comparto Regioni per lo sviluppo degli investimenti e della competitività». In particolare, si auspica «la definizione di un programma di risparmi non lineari attraverso l'introduzione dei costi standard per tutti i livelli di governo (scuola, giustizia, fisco, amministrazioni centrali e periferiche) e non solo per gli Enti territoriali». E i risparmi derivanti dalle funzioni regionali - si legge come spiegato da Garavaglia - «dovranno essere mantenuti all'interno del comparto Regioni per lo sviluppo degli investimenti e la competitività».

Ultima ma non certo per importanza, l'audizione della Corte dei conti, che ha rilanciato la sfida sostenibilità: «Non si può più prescindere dal rendere più appropriato e mirato l'accesso alle prestazioni sanitarie». Per il presidente Raffaele Squitieri, infatti, «i prezzi di molti servizi offerti in Italia sono inferiori» alle maggiori economie europee. Per questo, secondo la Corte dei conti, «in una fase storica di difficoltà per le finanze pubbliche» la «tendenza all'aumento» dei prezzi appare una opzione da considerare ma a differenti condizioni di accesso per evitare effetti regressivi indesiderati. «Anche in sanità - ha precisato Squitieri - per salvaguardare il sistema pubblico che offre in media servizi di alta qualità e per rimuovere distorsioni evidenti, non si può prescindere dal rendere più appropriato e mirato l'accesso alle prestazioni, potendo contare oggi sulle crescenti potenzialità dei sistemi informativi». La Corte si è soffermata anche sulla spesa sanitaria, osservando che, nonostante i tagli previsti anche dall'ultima legge di Stabilità, le nuove previsioni del Def indicano «una spesa in crescita di un decimo di punto in termini di Pil, mentre i valori previsti per il successivo triennio si mantengono sui livelli antecedenti alle misure correttive approvate tra aprile 2015 e marzo 2016». Il documento però «non specifica quanto di tale andamento sia imputabile alle difficoltà di attuazione delle misure» di spending review «le cui fasi attuative accusano un qualche ritardo; quanto rappresenti lo sviluppo delle maggiori spese che si sono prodotte nel 2015; o quanto, infine, sia riconducibile alle difficoltà di strumenti (pay back e ticket) che negli anni passati hanno contribuito in misura significativa ai risultati ottenuti». Si tratta però di una analisi «indispensabile per poter riorientare le scelte» degli strumenti per la gestione della spesa sanitaria. «L'allentamento degli obiettivi di spesa previsti per il settore (che non modifica tuttavia un quadro particolarmente stringente, con il calo al 6,5% del Pil nel 2018) e la individuazione delle risorse su cui può contare il sistema sanitario per il prossimo biennio» concordati nell'intesa Stato-Regioni di febbraio, secondo Squitieri «possono consentire di affrontare, entro un quadro meno stringente, gli interventi da assumere per rispondere alle esigenze di mantenimento della qualità del servizio evidenziate negli ultimi anni e di portare a termine le importanti innovazioni previste nel Patto della salute del 2014. Elementi che, se non risolti, rischiano di alimentare nuovi squilibri e di incidere negativamente sulle aspettative della popolazione».

 Er.Di.
B.Gob.

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