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Errori sanitari. “Sinistri in calo ma costo medio cresce fino a 90 mila euro, +13% in 10 anni”. In 7 casi su 10 si opta per la via stragiudiziale

Quest’anno il report Medmal Claims Italia promosso dal gruppo Marsh fa un raffronto sull’andamento dei sinistri in sanità negli ultimi 10 anni. Si confermano in cima alla classifica delle denunce gli errori chirurgici. Permangono tempi molto lunghi per le denunce. L’Ortopedia è la specialità che subisce più richieste di risarcimento danni. IL RAPPORTO MARSH

Da Quotidianosanità.it del 9-6-2016

“Nel 2014 si registra una lieve riduzione nel numero di sinistri per struttura, mentre si confermano in cima alla classifica quelli causati da errori chirurgici”. Questo è quanto emerge dalla settima edizione del Medmal Claims Italia, il report del gruppo Marsh che quest’anno ha analizzato le richieste di risarcimento danni dal 2004 al 2014, su un campione di 59 strutture della sanità pubblica, per un totale di circa 15.600 sinistri.

Nel Rapporto si evidenzia subito come “il valore (tra somme effettivamente liquidate e somme stanziate dalle assicurazioni) dei sinistri nella sanità pubblica in Italia sul campione analizzato da Marsh nel periodo 2004-2014 sia pari alla cifra di 1,4 miliardi di euro”.

Ma il Report evidenzia come “se questa cifra è da capogiro, non è meno impegnativo il costo medio di 90.000 euro all’anno per sinistro, in aumento del 13% dall’inizio del periodo considerato”.

Andando a considerare solo gli importi liquidati, il focus Marsh “registra un incremento continuo del costo medio per anno di chiusura dall’inizio del periodo considerato, ma fra questi i risarcimenti per errori da parto si confermano come i più elevati in assoluto in termini di importo liquidato medio, con un caso che ha toccato oltre 4 milioni di euro. Gli errori da parto costituiscono, infatti, quasi il 20% dei top claim, ovvero i sinistri in cui il costo di denuncia è uguale o superiore ai 500.000 euro. Il medesimo trend in aumento si riscontra nell’andamento degli importi riservati medi per anno di denuncia, che rilevano un aumento di circa il 20% dal 2013 al 2014”.

Per quanto riguarda la frequenza annua dei sinistri essa “è di 30 per ogni singola struttura nel 2014, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (35), una cifra che fa registrare un tasso di rischio di 7 sinistri ogni 100 medici, di 3 ogni 100 infermieri e di 1 ogni 1000 ricoveri, per valori assicurativi che superano i 6.000 euro per medico e si attestano sui 2.400 euro per infermiere”.

La classifica degli errori “vede anche quest’anno gli errori chirurgici al primo posto (31,64%), seguiti da errori diagnostici (16%) e terapeutici (10%). Dopo le cadute accidentali all’8%, troviamo una prevalenza di infezioni (3,59%) ed errori da parto/cesareo (3,16%). Andando ad analizzare l’incidenza dei sei errori che impattano maggiormente nel periodo di tempo analizzato, la percentuale degli errori chirurgici negli ultimi anni sta diminuendo, anche come conseguenza del miglioramento delle tecniche chirurgiche, mentre la percentuale degli errori da parto sta aumentando”.

“Si confermano – fa notare il rapporto - come nelle precedenti edizioni, tempi molto lunghi per le denunce dei sinistri, basti pensare che meno dell’80% delle richieste di risarcimento danni per le infezioni e per gli errori da parto è denunciato entro i primi 4 anni. Solo gli errori diagnostici vengono denunciati molto rapidamente ed entro il primo anno raggiungono il 50%, per superare la quota di 80% entro i tre anni. E’ però interessante rilevare che sono ancora numerosi i casi in cui il sinistro viene denunciato in prossimità dei termini di prescrizione: ciò significa che non è possibile ritenere completato il manifestarsi di un’intera generazione di sinistri neppure a distanza di 10 anni dall’erogazione delle prestazioni”.

“Le specialità cliniche – si legge - che subiscono la maggiore frequenza di richieste di risarcimento danni sono Ortopedia e Traumatologia (13 %), seguita da Chirurgia Generale (12%), DEA/Pronto Soccorso (12%), Ostetricia e Ginecologia (8%) e le parti comuni/la struttura con quasi il 7%. Da un esame complessivo di tutte le tipologie di eventi all’interno delle Unità Operative si può riscontrare che in Ortopedia l’errore più diffuso è quello chirurgico (ad esempio lesione dopo un intervento di protesi all’anca), seguito da quello diagnostico; in Chirurgia Generale si riscontra una prevalenza di errori chirurgici e di infezioni; in DEA/Pronto Soccorso gli errori più frequenti sono quelli diagnostici (ad es. fratture non diagnosticate) e quelli terapeutici (ad esempio errato trattamento prescritto per l’ipertensione), seguiti dalle cadute accidentali; in Ostetricia e Ginecologia invece si rileva una maggioranza di errori chirurgici (come un errato intervento di chirurgia all’ovaio), mentre al secondo posto si trovano gli errori da parto/cesareo (ad esempio la morte di un neonato a seguito di parto); nelle parti comuni della struttura si possono riscontrare soprattutto cadute accidentali, ma anche infortuni ad operatori”.

Se poi si analizzano gli errori per tipologia di ospedale, i risultati “mostrano che gli ospedali ortopedici presentano il più alto livello di rischio con oltre 45 sinistri per anno, seguono gli ospedali universitari, le strutture di primo livello, quelle di secondo livello e infine quelle materno-infantili”.

La tipologia di procedimento più frequente è quella stragiudiziale (72.3%), “a conferma di trend di un crescita del ricorso al procedimento stragiudiziale che non si è mai arrestato nel corso degli anni presi in esame dal report. Se il maggiore ricorso al procedimento stragiudiziale può aiutare ad abbreviare i tempi di chiusura dei sinistri - il 68,3% di questi viene chiuso entro il secondo anno -, occorre comunque aspettare in media otto anni per la chiudere la totalità dei sinistri aperti in un dato anno”.

 

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