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Farmaci anticancro e sprechi: in Italia una strategia vincente da anni Contenuto nell'archivio del 2016

Carmine Pinto, Presidente dell’AIOM racconta la ricetta contro il dispendio di denaro: la gestione e somministrazione di alcuni farmaci solo in un preciso giorno della settimana e la spinta all’industria ad avere confezionamenti in diversi dosaggi adeguati agli usi

Da CORRIERE DELLA SERA.it del 15-3-2016

Da molti anni in Italia abbiamo imparato ad affrontare il problema degli sprechi dei farmaci anti-cancro ad alto costo. In particolare dalla metà degli anni Duemila, cioè dall’introduzione di un anticorpo monoclonale, trastuzumab, nella terapia adiuvante del tumore del seno, una delle neoplasie più frequenti (48mila i nuovi casi in Italia nel 2015).

Trastuzumab è stata la prima molecola ad alto costo ad avere un uso molto diffuso. Già allora iniziammo a lavorare per concentrare in uno solo giorno i pazienti che si sottoponevano a questa terapia. Questa strategia ha poi avuto varie articolazioni in seguito all’introduzione degli altri trattamenti che indubbiamente hanno implicato ingenti esborsi a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Vennero stilati programmi (chiamati drug day) che prevedevano la gestione e somministrazione di alcuni farmaci solo in un preciso giorno della settimana oppure la concentrazione in una giornata di più trattamenti con lo stesso farmaco, ottimizzando così l’utilizzo delle confezioni e limitando gli sprechi.
Nel corso degli anni abbiamo inoltre sollecitato l’industria per avere a disposizione confezionamenti in diversi dosaggi che fossero adeguati agli usi nella pratica clinica quotidiana.

Oggi un ruolo fondamentale è svolto dalle Unità di Farmaci Antiblastici (UFA), che possono rappresentare un elemento centrale nella razionalizzazione del sistema, perché garantiscono organizzazione e risparmi. Come evidenziato nella VI edizione del Libro Bianco dell’Oncologia Italiana, purtroppo queste unità non sono equamente distribuite sul territorio: 165 si trovano al Nord (51,7%), 78 al Centro (24,4%) e 76 al Sud (23,8%). Inoltre le UFA dovrebbero funzionare per aree, in questo modo potrebbero servire non solo il singolo ospedale ma diverse strutture che si trovano nella zona. Senza dimenticare il ruolo che in questo contesto può svolgere Fondo Nazionale per l’Oncologia. La nostra società scientifica ha recentemente rilanciato alle Istituzioni la richiesta di istituirlo quanto prima. In questo modo potremmo garantire a tutti i pazienti i farmaci innovativi, con uno stretto controllo su eventuali sprechi.

di Carmine Pinto,
Presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM)

 

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