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Farmaci, prezzi diversi per ogni regione

Un antitumorale nel Lazio si paga quattro volte di più che in Piemonte. La distribuzione di quelli ospedalieri data in gestione alle farmacie private: così da Milano a Bari per lo stesso medicinale i costi variano. E di molto

Da la Repubblica del 29-7-2016

Alla fin fine è come vendere tappeti al Gran Bazar. Dipende dalla capacità del compratore e dalla tenacia dei venditore. O forse è da sperare che sia solo per questo, e non per altre ragioni oscure, che i farmaci salva-vita e per patologie gravi in Italia, per le casse dello Stato, non abbiano lo stesso costo a Milano, Siracusa o Perugia, ma siano differenti praticamente in quasi tutte le Asl disseminate per la penisola.

Si chiama "Distribuzione per conto” ed è la procedura con la quale il Servizio sanitario nazionale delega alle farmacie private la distribuzione dei farmaci ospedalieri pagando una quota di spettanza, ossia una tariffa per ogni confezione che viene consegnata al paziente.

L'alternativa a questo sistema è quello della distribuzione diretta; il paziente ritira il medicinale direttamente dalla farmacia ospedaliera, che è pubblica e quindi non prevede nessun ricarico. Ma se il paziente abita in una zona distante dal presidio pubblico? A Imperia, dove è attiva la sola distribuzione diretta, la Asl1 aveva trovato la soluzione. La dirigente dell'epoca, Mara Saglietto, aveva organizzato la consegna a domicilio per 1.500 cittadini. Era iniziato tutto nel 2002 e nel 2015 il risparmio per le casse dello Stato rispetto alla "cessione per conto" era stato di un milione e 276mila euro che sarebbero diventati circa 6, secondo i calcoli Asl, se il modello imperiese fosse stato allargato a tutta la Liguria. Non solo, i dati del ministero nel 2014 e 2015 indicavano la provincia di Imperia come quella con la spesa farmaceutica pro capite più bassa della regione: 145,70 euro di media contro i 160,20 della Liguria e i 180,80 nazionali.

Ma ora l'assessore regionale ligure della sanità, la Ieghista Sonia Viale, ha deciso di cancellare l'esperienza imperiose (sviluppatasi con la giunta di sinistra di Claudio Burlando nata quando il presidente era Sandro Biasotti di Forza Italia). Fine della distribuzione diretta e ritorno alla formula in convenzione con le farmacie private.

E qui si apre il dibattito. I sostenitori della “diretta" argomentano che anche con i costi — personale, mezzi — della distribuzione domiciliare il risparmio è assicurato. E d'altra parte proprio grazie al suo progetto la Asl di lmperia vinse nel 2010, ministro Renato Brunetta - il concorso nazionale 'Premiamo i risultati" del ministero della Pubblica amministrazione, e nel 2011 a Varsavia, il premio Eupan-European public administration network.

Ma Federfarma, l'associazione nazionale delle farmacie presieduta da Annarosa Racca, sostiene l'esatto contrario: “Grazie a noi maggior adesione alla terapia da parte dei pazienti. Inoltre la 'diretta’ non consente all'amministrazione pubblica un monitoraggio continuo e immediato dei consumi e la riduzione degli sprechi per forniture non utilizzate come cambio di terapia, decesso del paziente e altro.

Ma al di là delle tesi contrapposte quello che stupisce è la selva di tariffe. Lo stesso farmaco può essere pagato dallo Stato al farmacista il doppio, il triplo o anche il quadruplo a seconda di alcuni parametri, ad esempio nel Lazio il farmacista incamera 20 euro per farmaci il cui costo è superiore ai mille euro, ma per la stessa medicina il collega piemontese incasserà 5,50 euro.

“E’ effettivamente così ma dipende dagli accordi delle singole Regioni - è il commento di Federfarma -. E’ urgente riportare omogeneità nel servizio farmaceutico, oggi molto differenziato sul territorio a seguito di vari interventi che nel tempo hanno dato luogo a una eccessiva diversificazione delle regole, per altro denunciata da Federfarma già da molti anni”. Alcune differenze dipendono dallo sconto che alcune Regioni o le singole Asl  anche in questo caso c'è completa deregulation) riescono a strappare contrattando l'acquisto dei medicinali con le case produttrici, e questo aspetto influisce, o dovrebbe influire sulla quota poi riconosciuta ai farmacisti distributori.

Un tema che è solo apparentemente tecnico, e lo riconosce la stessa Federfarma attraverso un auspicio: «Con la riforma della Costituzione Io materia "tutela della salute” verrà riportata alla competenza nazionale, superando i problemi posti dalla classificazione della salute come materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni».

Nell'attesa, però, lo Stato continua a pagare un servizio con una gamma di tariffe infinita.

Di Marco Preve

 

 

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