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Farmaci scelti sul web e malati sotto controllo serve la catena magica Contenuto nell'archivio del 2016

Alla base delle soluzioni software per la gestione a distanza potrebbe esserci la blockchain, il libro mastro che usa la crittografia per certificare le transazioni di pagamento in bitcoin

Da la Repubblica Affari&Finanza del 30-5-2016

Il futuro della telemedicina è indecifrabile. Ed è un bene per la privacy dei pazienti. Perché alla base delle soluzioni software per la gestione a distanza dei pazienti potrebbe esserci la blockchain, quel libro mastro digitale che usa la crittografia per certificare le transazioni di pagamento in bitcoin e che potrebbe trovare maggior fortuna — rispetto alle montane russe della moneta virtuale — se applicata al mondo della salute. Almeno questa è una delle direzioni che ha imboccato il nuovo corso della multinazionale olandese Royal Philips nel campo della sanità 2.0. Ad Amsterdam ha appena aperto i battenti il Blockchain Lab, un centro di ricerca che si occuperà di sperimentazioni sulle catene di blocchi come piattaforme-registro di scambi dei dati nelle operazioni di telemedicina.

La sfida è — ovviamente —molto innovativa. E tiene conto dei possibili approcci di Big Data nelle cure da remoto e delle implicazioni legate alla privacy e alla sicurezza delle infrastrutture di rete. Ma lascia scorgere i prossimi capitoli della sa-lute 2.0. I macchinari medici Philips già oggi monitorano 275 milioni di pazienti in tutto il mondo. Un business composto da tanto hardware. Il futuro sarà legato allo sviluppo della connettività e all'insegna di quei software che permetteranno la diffusione della telemedicina come alleggerimento del carico di spesa di ospedali e spese sanitarie, e per promuovere il "continuum of care”, quel monitoraggio costante delle condizione dei pazienti dimessi e dei malati cronici. Per Philips l'healthcare è ormai diventato il core business delle sue attività. La multinazionale olandese ha scorporato la storica divisione Lighting, ora destinata alla Borsa, per il 25% del capitale, permettendo così di concentrarsi sulla parte più redditizia, ma che necessita di maggiori investimenti in ricerca, dedicata alla salute.

L'healthcare di Philips, nel 2015, ha registrato un boom di ricavi, in crescita dell'18,8%, per 11,88 miliardi di euro e un Ebitda di 2,4 miliardi. Non tutti segmenti di mercato mostrano segnali positivi, ma si viaggia con tassi di sviluppo a doppia cifra nei sistemi di monitoraggio a distanza e nel personale care. E qui sta una delle scommesse del gruppo olandese che sta operando a tutto campo per creare un ecosistema per la sanità 2.0. Per lo sviluppo della blockchain ha firmato un accordo con Gem Health Network, specializzata nelle infrastrutture di rete condivise; con Hitachi Data Systems ha avviato una partnership per la gestione dei fascicoli clinici digitali, e con Genomic Health è partita una collaborazione sulla diagnostica digitale predittiva. Si tratta di pezzi di quel mosaico che costituiranno l'ospedale digitale del futuro.

«La sharing economy sta contribuendo ad alfabetizzare i cittadini anche nel campo della medicina digitale — spiega Andrea Celli, head of Strategy, New business development and Business to government di Philips per Italia, Israele e Grecia — Ma il futuro sta nei servizi professionali della telemedicina. L'invecchiamento della popolazione mondiale ha bisogno di risposte certe da parte dei sistemi sanitari nazionali. Laddove abbiamo avviato programmi di telemedicina abbiamo riscontrato un miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti e un sensibile risparmio per le casse pubbliche». Tra le applicazioni già operative di telemedicina di casa Philips c'è la piattaforma eCareCoordinator che supporta la gestione di grandi numeri di pazienti, fornendo ai medici una panoramica quotidiana delle esigenze di ciascun assistito per intervenire quando, come e se necessario.

E poi c'è eCareCompanion che ricopre il molo di "portale" per i pazienti, favorendone il coinvolgimento e la gestione autonoma. Si tratta di un'applicazione personalizzata che opera su tablet, permettendo ai pazienti di rispondere a domande sullo stato di salute e inserire le misurazioni richieste, restando sempre in contatto coni team di operatori sanitari. Quanto ai test sul campo già avviati ce ne sono diversi. A cominciare dai paesi anglosassoni dove la rivoluzione digitale comincia a essere parte integrante delle aziende ospedaliere. Basti pensare al caso di Liverpool, nel Regno Unito, dove Philips ha avviato un programma di tele monitoraggio a domicilio, con il supporto di un hub clinico, su 1808 pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva o con scompensi cardiaci o affetti da diabete.

I risultati hanno registrato una riduzione dei ricoveri di emergenza e dei costi di assistenza, rispetto a un tradizionale un gruppo di controllo. La riduzione può variare dal 22% al 32% per i pazienti con rischio superiore alla media (25). In Olanda è partito un progetto con oltre 100 pazienti con scompensi cardiaci dove, attraverso il tele monitoraggio, un sistema comprendente messaggi motivazionali, video educativi e questionari di valutazione, si è riusciti ad ottenere un drastico calo, pari al 76%, delle ammissioni ospedaliere, e soprattutto una migliore qualità della vita e un alto grado di conoscenza della malattia. Ora è il turno della Penisola.

Dice Andrea Celi: «Anche in Italia partiremo con l'avvio di un progetto dedicato in collaborazione con un partner della sanità privata. L'interesse non manca. Eppure il sistema sanitario nazionale, governato dalla frammentazione, perché in capo alle regioni, non facilita un approccio sistemico su queste opportunità che se adottate su larga scala potrebbero far risparmiare molte risorse alla sanità».

 

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