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Il boom delle biotecnologie in Italia. Prevista nel 2017 una crescita del 12,8%

Lo speciale “Bios e futuro” in edicola domani. La presentazione a Roma.

I campi di intervento. Farmaci personalizzati, tessuti rigenerativi e sequenze genetiche per prevenire i tumori

Da CORRIERE DELLA SERA del 15-6-2016

La sensazione, sfogliando le 44 pagine di Corriere Innovazione domani in edicola gratuitamente con il quotidiano, è quella di trovarsi di fronte a uno di quegli snodi fondamentali per la storia dell'umanità.

Nessuna iperbole: sotto i nostri occhi non è solo la medicina che sta cambiando; ciò che non sarà mai più come prima è la maniera stessa d'intendere il rapporto fra il nostro corpo, il tempo e tutto ciò che ci circonda. I greci avevano una parola per sintetizzare questi tre aspetti dell'esistenza: «bìos», che non è solo la vita in senso stretto, è qualcosa di più, qualcosa in grado di comprendere le condizioni e i modi in cui si svolge la nostra esperienza terrena. Ed è proprio dal porto sicuro di questo termine che prende avvio la nostra navigazione verso il futuro delle biotecnologie italiane. Dalla personalizzazione dei farmaci e delle cure allo studio delle sequenze genetiche per prevenire le malattie gravi fino ai tessuti rigenerativi al servizio della chirurgia: investimenti, brevetti e, ovviamente, la componente più pionieristica del fare impresa innovativa, cioè le startup.

Non stupisce quindi che il biotech nazionale sia il settore a più alta intensità di ricerca. Un dato su tutti: secondo l'ultima analisi Assobiotec-Enea, la quota di addetti in R&S è maggiore di cinque volte rispetto all'industria manifatturiera. Parliamo di un comparto in grado di generare un giro d'affari annuo di 9,4 miliardi occupando 9.200 addetti in poco meno di 500 imprese. Un semino, se paragonato alla realtà statunitense (360 miliardi di dollari di fatturato nel 2015), ma che potrebbe dare presto frutti considerevoli (si prevede un +12,8% al 2017): la Borsa (ispirata dalle exit milionarie, è il caso di Eos, e dagli expat in direzione Nasdaq, come Intercept) comincia ad avere un occhio di riguardo per il bio-business, mentre qualcosa inizia a muoversi anche sul fronte del trasferimento tecnologico (cioè il percorso che conduce l'idea all'impresa), probabilmente l'aspetto in cui noi italiani, bravissimi nella ricerca pura, ancora fatichiamo più di altri.

Un mondo di opportunità, prima di tutto per la salute di milioni di persone, che gira attorno a tre lettere: Dna, l'acido desossiribonucleico il cui studio e, soprattutto, la cui mappatura sono alla base della considerevole accelerazione impressa alla medicina e, più in generale all'healthcare, dal 2000 a oggi.

Appunto di questa «accelerazione necessaria» (perché la popolazione invecchia, ma anche perché il nostro Paese ha le carte in regola per contare in un settore oggi dominato da big pharma) si parlerà domani allo spazio La Lanterna di Roma in via Tomacelli 157 a partire dalle 18.30 durante l'evento organizzato da Corriere Innovazione con la collaborazione dei main partner Toyota e Unicredit, del sustainability partner Conai e dell'event partner Bioupper.

Moderato dai giornalisti del Corriere Giuseppe Di Piazza e Massimo Sideri, il talk show vedrà la partecipazione di Paolo Barberis, consigliere per l'Innovazione del presidente del Consiglio, del vicedirettore del Corriere Antonio Polito, del rettore dell'università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli, di Rossana Bruno di Novartis e del presidente di Confindustria digitale, Elio Catania. L'ingresso è libero, fino a esaurimento posti, previa prenotazione allo 02-20400333 oppure scrivendo a eventinazionall@corriereinnovazione.it.

Un genetista di fama internazionale come Luigi Naldini lo va sostenendo da tempo: «C'è anche un po' d'Italia nella medicina del futuro». Sperando che ce ne sia sempre di più.

Di Massimiliano Del Barba
Mdelbarba@corriere.it

 

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