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Il Fondo nazionale sanità cresce a 112 miliardi, 'stabilizzati' 7mila precari

Lorenzin ha chiesto una ulteriore crescita del Fsn, ma ha avuto l'altolà di Padoan. Anche le Regioni in pressing

Da Il Sole24 ORE del 15-10-2016

Sarà un tiro alle fune fino all'ultimo oggi in Consiglio dei ministri, ma ancora fino alla bollinatura della Ragioneria e al "visto si stampi" del Quirinale e quindi all'arrivo del testo alla Camera, quello sulla dotazione finanziaria ad asl e ospedali er il 2017.Ieri in serata il nodo dei fondi alla sanità è arrivato sui tavoli di palazzo Chigi in una faccia a faccia tra Padoan, Lorenzin e De Vincenti. Ma il dado sembra ormai tratto: l'Economia vuole tenere ferma la barra a quota 112 mld (1 in più del 2016 ma 1 in meno dei 113 indicati dal Def e dagli accordi con le regioni), ma la ministra della Salute ha cercato, e cercherà ancora fino all'ultimo a questo punto sembra con poche chance, di far crescere la dote. Non fino a quota 113, è chiaro, ma almeno tra i 112,25 e 112,5 mld. Ipotesi che in ogni caso da più parti continua a essere giudicata ancora insufficiente. Come anche i governatori, ieri, riuniti in seduta straordinaria ma con poche presenze (era assente perché all'estero anche Stefano Bonaccini, rappresentante dei governatori e renziano di ferro), hanno ribadito con forza. In particolare il forzista Giovanni Toti (Liguria) e il leghista Massimo Garavaglia (Lombardia).

Sul piatto, per attutire almeno in parte la riduzione dell'aumento dei fondi, il Governo ha confermato ieri quanto aveva anticipato il premier: con la manovra saranno stabilizzati 3mila medici precari e 4mila infermieri. Un modo per sbloccare il turn over fermo da tempo negli ospedali e la riapertura dei concorsi pubblici. Mentre potrebbe aprirsi la stagione dei contratti, con aumenti medi di stipendio per i camici bianchi di circa 900 curo lordi l'anno. I fondi per i farmaci innovativi, le risorse per garantire i nuovi Lea (non ancora arrivati in Parlamento) ,gli investimenti, i contratti appunto, sono le partite più spinose. Come i 500 mln che il Governo dovrà dare in forza di una precedente clausola, alle regioni a statuto speciale, e che depotenzierebbero lo stesso incremento di 1 mld. La manovra non dovrebbe occuparsi della governance farmaceutica, salvo spuntare come emendamento alla Camera se mai si troverà un accordo con le regioni. Che intanto contano sull'equivalenza terapeutica ferma all'Aifa. Uno spazio ci sarà ancora con la spending review, forse anche con le misure per gli ospedali in deficit sotto piano di rientro.

R.Tu

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