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Il rapporto Aiom-Airtum sui numeri del cancro 2016: rassegna stampa Contenuto nell'archivio del 2016

 

Mille nuovi tumori al giorno, ma si guarisce sempre di più 

Da la Repubblica del 28-9-2016

Ogni giorno mille italiani si trovano davanti un foglio di carta incomprensibile, un medico con l’aria grave, una mannaia che stravolgerà definitivamente la loro vita; una diagnosi di cancro insomma. Sono sempre di più le donne e sempre meno gli uomini, ma resta che mille persone al giorno sono un’enormità. La buona notizia, però, è che inizierà una guerra lunga anni, poi ancora anni. Ma alla fine, di battaglia in battaglia, sopravviveranno. Più di tre milioni di italiani sono passati attraverso questa tempesta, o ci sono in mezzo. E saranno sempre di più, perché la sopravvivenza aumenta. Oggi il 55% degli uomini e il 63% delle donne sono in vita a cinque anni dalla diagnosi. Domani le percentuali cresceranno perché la diagnosi precoce funziona, le terapie funzionano, e aggiungono anni alla vita dei malati, anche di quelli più gravi. «Non c’è un giorno in cui cancelleremo il cancro — commenta Carmine Pinto, presidente degli oncologi italiani — c’è lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita dei pazienti».

Questo racconta il rapporto annuale I numeri del cancro, redatto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dall’Associazione italiana registri tumori (Airtum). Che fotografa un nuovo cittadino, del tutto particolare. Con bisogni speciali e nuovi diritti. «L’aumento dei tempi di sopravvivenza dei pazienti è un grande successo. Ma — sottolinea Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia medica all’Istituto dei tumori di Roma — apre un nuovo ventaglio di bisogni. Si pensi solo al desiderio delle donne giovani di avere un figlio dopo le cure. Fino a qualche anno fa non c’era un “dopo”, oggi dobbiamo pensare a tutto quello che serve per permettere loro una vita familiare quando si saranno buttate il male alle spalle».
 

Davanti agli oncologi si spalanca infatti un nuovo mondo: gestire i bisogni sanitari del dopo-cancro. Poiché nessuno si illude che una tempesta del genere passi senza lasciare traccia. Soprattutto perché, sempre più spesso, i malati vivono anni anche in fase avanzata: erano 6 o 7 mesi la speranza di un malato con tumore metastatico del colon, che oggi può vivere più di due anni. «Abbiamo una signora che vive da 15 col cancro avanzato alla mammella. E sta bene», aggiunge Cognetti.
 

La novità, però, sono tutti i guai, piccoli o grandi, cui questi italiani vanno incontro. I medici parlano della tossicità neurologica, dell’osteoporosi e delle conseguenti fratture, degli impedimenti motori, dell’incontinenza di chi si è ammalato alla prostata, dell’astenia, delle difficoltà di respirazione, dei disagi psicologici. Tutte (e ce ne sono molte altre) conseguenze delle cure che hanno battuto il cancro, ma che impongono terapie ad hoc e riabilitazione oncologica, capace di mettere insieme tutti i bisogni del malato e gestire la persona, non le singole patologie.

Eppure questa riabilitazione non è tra le prestazioni cui ogni cittadino ha diritto. «È un’ingiustizia — commenta Cognetti — e una ragione di grave disuguaglianza». Perché queste terapie costano, e chi può le pagherà di tasca propria. Gli altri non le faranno. «Viene così negata una grande opportunità di ritorno alla vita», conclude l’oncologo.

Insomma, quel che è chiaro è che le cure che combattono i tumori non ne attenuano di certo l’impatto sociale ed economico. E il Rapporto Aiom-Airtum, fotografando la marea montante di chi vive oltre il cancro, fotografa anche il bisogno numero uno del sistema sanitario. «Il cancro si combatte in primo luogo con la prevenzione», sottolinea il presidente dell’Aiom, Carmine Pinto. Perché ci sono cause evitabili, il fumo, l’infezione col virus dell’Hpv che si previene con un vaccino, la cattiva alimentazione. L’Associazione è impegnata da anni per diffondere l’abitudine allo sport tra i ragazzi, ma certo non basta. Tutti si aspettano che lasciare il cancro fuori dalla porta diventi una priorità per il Paese.

Di Daniela Minerva


Tumori, più casi tra le donne

Da Il Messaggero del 28-9-2016

Lei sempre più colpita dal tumore. Perché lei, ormai, è quasi uguale a lui. Nel bere, nel mangiare, nel fumare. Fino ad oggi il 54% dei malati erano uomini e il 46% donne. Oggi i numeri si stanno lentamente avvicinando. Una tragica parità in qualche modo attesa. Dal momento che, per esempio, lui sta cominciando a diminuire il numero delle sigarette fumate in un mese mentre lei le sta aumentando. Nel 2016 oltre 176mila diagnosi tra le italiane contro le 169mila dell'anno scorso, mentre quelle tra gli uomini scendono del 2,5%. Come si legge nel censimento "I numeri del cancro in Italia 2016" frutto della collaborazione tra l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e l'Associazione italiana registri tumori.

IL CIBO Mille nuovi casi al giorno, tre milioni gli italiani che hanno superato il tumore e lo vivono come una malattia cronica, di questi circa il 27% può considerarsi completamente guarito. Siamo, dunque, davanti a due tendenze assolutamente contrapposte: i casi tra gli uomini diminuiscono, quelli tra le donne salgono. E le motivazioni sono da ricercare nella quotidianità femminile di oggi. In particolare nel fumo e nel cibo. Nell'ultimo anno le italiane che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno sono state circa 50mila (48mila nel 2015). Dovuto, se si fa una lettura positiva, all'ampliamento della fascia di screening in alcune regioni. Per gli uomini, invece, la realtà descritta dai numeri è un'altra: 189.600 nuovi casi e un calo del 2,5% dei pazienti in dodici mesi.

LO SCREENING «Nonostante questa differenza tra i due sessi che andrà studiata e affrontata - commenta Carmine Pinto, presidente dell'Aiom - di cancro si muore sempre meno. Le due neoplasie più frequenti, quella della prostata nei maschi e del seno nelle donne, presentano sopravvivenza a cinque anni che si avvicinano al 90%. La mortalità continua a scendere in maniera significativa. L'Italia è in testa alla classifica europea per sopravvivenza per quasi tutti i tumori. Grazie ai programmi di prevenzione e la maggiore diffusione degli screening». Il dopo tumore si mostra, ormai, come un momento di vera ripresa e di reinserimento nella vita quotidiana. Ma non in tutto il Paese. Abbiamo ancora una differenza nel numero dei nuovi casi tra il Nord e il Sud. Dove si contano meno diagnosi «ma anche meno screening» come ricorda Luisa Mangone presidente dell'Associazione italiana registri tumori. Situazione che, con ogni probabilità, falsa anche la realtà della malattia. Da non dimenticare, inoltre, che il tipo di alimentazione da Napoli in giù "protegge" dal tumore. Quella radicata alla tradizione condita con l'olio di oliva che raramente si avvicina alla cucina di un fast food. «Ricordiamo sempre che quello che era considerato un male incurabile - sottolinea il ministro della Salute Lorenzin - è divenuto in moltissimi casi una patologia dalla quale si può guarire. Consentendo alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente».

LA CLASSIFICA Una tragica classifica dei big killer, uomo e donna, vede il cancro del polmone in testa, seguito da colon-retto, seno, pancreas, stomaco e prostata. Una previsione: continuerà a crescere il tumore del colon retto strettamente collegato, in età adulta come in età avanzata, all'alimentazione. E' dimostrato che un menù quotidiano ad alto contenuto di calorie, ricco di grassi animali e povero di fibre è associato a un aumento dei tumori intestinali. Al contrario, diete ricche di fibre (caratterizzate da un alto consumo di frutta e vegetali) hanno un ruolo protettivo.

Di Carla Massi


"Cancro, 1.000 nuovi casi al giorno e in forte aumento tra le donne"

Da La GAZZETTA del MEZZOGIORNO del 28-9-2016

Mille nuovi casi al giorno in Italia, e sempre di più tra le donne, con 485 decessi registrati ogni 24 ore. Sono questi i numeri impietosi del cancro in Italia, bilanciati però da una buona notizia: complessivamente, la mortalità diminuisce e si allungano i tempi di sopravvivenza, tanto che sono oltre 3 mln oggi gli italiani «sopravvissuti» e di questi il 27% è completamente guarito, facendo del cancro sempre di più una «malattia cronica» come ricorda il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

La fotografia arriva dal censimento «I numeri del cancro in Italia 2016», frutto della collaborazione tra l'Associazione italiane di oncologia medica (Aiom) e l'Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), presentato ieri al ministero della Salute. Dunque, due tendenze opposte ma chiare: aumentano i nuovi casi di tumore fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia, rileva il Rapporto, sono 176.200 (erano 168.900 nel 2015): in particolare, quest'anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all'ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento dell'incidenza tra i 45 e i 49 anni. Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% ogni 12 mesi (erano 194.400 nel 2015). Un aumento di casi, quello tra le donne, avvertono gli oncologi, dovuto anche alla crescente abitudine al fumo. La buona notizia però è che di cancro si muore sempre meno: «Le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne - rileva il presidente Aiom Carmine Pinto - presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90 %. La mortalità continua cioè a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione con la lotta al tabagismo, alla sedentarietà e a diete scorrette, la diffusione degli screening e il miglioramento delle terapie». Tanto che, ricorda, «l'Italia è in testa nella classifica europea per sopravvivenza per quasi tutti i tumori, e questo nonostante la spesa per Sanità rispetto al Pil sia tra le più basse». Così, rispetto al Nord Europa, la sopravvivenza nel nostro Paese è addirittura superiore per tumori come quello del pancreas, colon, polmone, prostata, mammella, rene e vescica. Dati positivi che aprono ora ad una nuova prospettiva, con l'esigenza di garantire nuovi diritti e reinserimento sociale ai tantissimi malati che il tumore riescono a lasciarselo alle spalle. Ed a sottolinearlo è lo stesso ministro Lorenzin: «Quello che veniva un tempo considerato un "male incurabile" è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o, comunque, con cui si può convivere, sta diventando infatti sempre più una malattia cronica, come altre, che consente alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente». Negli ultimi decenni, rileva nella prefazione del Rapporto, «si è registrato un costante incremento della prevalenza di pazienti con storia di cancro in Italia: erano 2 mln e 244mila nel 2006, sono aumentati sino a oltre 3 mln nel 2016. Le Istituzioni e i clinici devono rispondere alle esigenze di questi pazienti che guariscono o possono convivere a lungo con la malattia e che rivendicano - conclude - il diritto di tornare a un'esistenza normale».


Allarme tumore, crescono i casi tra le donne. Ma i malati vivono sempre di più

Da il Giornale del 28-9-2016

La buona notizia: diminuiscono i tumori tra i maschi. La cattiva notizia: aumentano i tumori tra le donne. In generale però di tumore si muore sempre meno, soprattutto se si vive al Nord. Al Sud invece, la malattia colpisce meno la popolazione ma miete più vittime. In particolare, le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne, presentano sopravvivenza a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce. La radiografia italiana recentissima è contenuta nel volume "I numeri del cancro in Italia 2016", un censimento ufficiale che fotografa l'universo cancro in Italia grazie al lavoro dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum) che rilevano come in Italia siano diagnosticati 1000 tumori al giorno.

DONNE - Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia sono 176.200 (rispetto a 168.900 del 2015): in particolare quest'anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), un dato che riflette l'ampiamento della fascia di screening mammografico in alcune regioni, che ha prodotto un aumento significativo delle diagnosi tra i 45 e i 49 anni.

UOMINI - Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% in 12 mesi (erano 194.400 nel 2015), in particolare delle neoplasie di polmone, prostata, colon-retto e stomaco.

SOPRAVVIVENZA - Nel periodo 2008-2016, inoltre, la mortalità per tutti i tumori è in calo, sia negli uomini (-1,5% per anno) che nelle donne (-0,7% per anno). E' però in costante aumento il numero degli italiani che sopravvivono circa il 3% l'anno. Il numero di sopravvissuti era di 2 milioni e 244 mila nel 2006 ed è aumentato sino oltre tre milioni nel 2016.

NORD - SUD - Ci si ammala di tumore più al Nord che al Sud Italia, anche se la sopravvivenza è nettamente inferiore nel Meridione. In dettaglio, per gli uomini i tumori colpiscono l’8% in meno al Centro e il 15% al Sud rispetto al Nord; mentre per le donne il 5% in meno al Centro e il 16% al Sud. Come mai queste differenze? Per gli esperti incidono diversi fattori protettivi, come lo stile di vita, le abitudini alimentari e una minore esposizione a fattori cancerogeni, come il fumo e lo smog. Al Sud, però, la prevenzione è meno diffusa e quando si scopre la malattia a volte è in fase avanzata.

di Enza Cusmai


Tumori, 3 milioni sopravvivono. Ma aumentano le donne malate

Da Avvenire del 28-9-2016

La buona notizia c’è, e dice che al tumore nel nostro Paese sempre più spesso si sopravvive. La cattiva, invece, riguarda le donne: si ammalano più degli uomini. Anzi, se i nuovi casi di cancro nel gentil sesso aumentano, tra i maschi diminuiscono. Insomma, tendenze diametralmente opposte. C’è più di un elenco sterminato di dati scientifici nel rapporto annuale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell’Associazione italiana registro tumori sui numeri del cancro. I numeri fanno il punto sulle abitudini degli italiani, sulla prevenzione, le terapie, la consapevolezza della malattia. Un quadro diviso tra luci e ombre.

Mille casi al giorno. Mille nuovi casi e 485 decessi al giorno. Eccoli, i numeri impietosi del cancro. Con un dato allarmante: le italiane colpite dalla malattia sono 176.200 (erano 168.900 nel 2015, +4,3%). In particolare, quest’anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all’ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni. Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% ogni 12 mesi (erano 194.400 nel 2015). Le ragioni del fenomeno? Gli oncologi non hanno dubbi: in larga parte sono dovuti alla crescente abitudine al fumo nel gentil sesso. Tanto che l’Aiom proprio ieri è tornata alla carica con la proposta (bocciata da Renzi) della tassa di un cent a sigaretta per creare un fondo dedicato ai costosi farmaci innovativi antitumorali.

Al Sud ci si ammala di meno. Anche la geografia dei tumori varia dal Nord al Sud dell’Italia: nel Meridione si registrano infatti meno casi e questo è dovuto in larga parte anche ai benefici della dieta mediterranea e ai buoni stili di vita che ancora “tengono”. Meno casi al Sud, dunque, dove il tasso d’incidenza per tutti i tumori è infatti tra gli uomini più basso dell’8% al Centro e del 15% al Sud rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 16%. E dove però la minore attivazione degli screening programmati porta con sé valori di sopravvivenza inferiori: insomma se al Nord ci si ammala di più, si sopravvive anche di più. Quanto alla classifica dei “big killer”, secondo le stime la neoplasia più frequente nel 2016 sarà sempre quella del colon- retto (52mila nuovi casi attesi), seguita da seno (50mila), polmone (41mila), prostata (35mila) e vescica (26.600). Le neoplasie, ricorda il rapporto, sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiocircolatorie (37%).

Vivi in 3 milioni. Di cancro, però, si muore sempre meno: «Le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne – rileva il presidente Aiom, Carmine Pinto – presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%. La mortalità continua cioè a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione con la lotta al tabagismo, alla sedentarietà e a diete scorrette, la diffusione degli screening e il miglioramento delle terapie». Tanto che l’Italia è in testa nella classifica europea per sopravvivenza per quasi tutti i tumori (sono oltre 3 milioni i sopravvissuti, il 27% è completamente guarito) e questo nonostante la spesa per la Sanità rispetto al Pil sia tra le più basse. Così, rispetto al Nord Europa, la sopravvivenza nel nostro Paese è addirittura superiore per tumori come quello del pancreas, colon, polmone, prostata, mammella, rene e vescica.

Una malattia curabile. Dati positivi che aprono ora ad una nuova prospettiva, con l’esigenza di garantire nuovi diritti e reinserimento sociale ai tantissimi malati che il tumore riescono a lasciarselo alle spalle. Ed a sottolinearlo è lo stesso ministro Lorenzin: «Quello che veniva un tempo considerato un “male incurabile” è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire, una malattia cronica». Le istituzioni e i clinici, le fa eco il rapporto, «devono allora rispondere alle esigenze di questi pazienti che rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale».

Di Viviana Daloiso


Tumori. “Ogni giorno 1.000 diagnosi. Crescono i casi fra le donne, mentre scendono tra gli uomini. Migliorano le cure”. Il Rapporto Aiom- Artium

Da Quotidianosanità.it del 27-9-2016

Due tendenze opposte ma chiare. Aumentano i nuovi casi di tumore fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia sono 176.200 (erano 168.900 nel 2015): in particolare quest’anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all’ampiamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni.

Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% ogni 12 mesi (erano 194.400 nel 2015): perché i big killer iniziano a far meno paura, in particolare le neoplasie del polmone, prostata, colon-retto e stomaco. È il censimento ufficiale, giunto alla sesta edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2016” presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale.

“Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM. È un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi ma anche di qualità di vita. Oggi le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti”.

Per la prima volta un capitolo approfondisce il ruolo del test per la determinazione dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA). “Agli inizi degli anni ‘90 l’introduzione di questo esame ha modificato profondamente l’epidemiologia del tumore della prostata – continua il prof. Pinto.
Il principale aspetto negativo dell’esecuzione non controllata di questo test è il rischio di sovradiagnosi, cioè di individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero stati diagnosticati a causa della loro lenta crescita. Uno studio condotto in Europa su 162.387 uomini ha evidenziato, grazie a questo test, una netta riduzione della mortalità per carcinoma prostatico, pari al 21%. Ma i risultati non sono sufficienti a giustificare un’attività di screening su tutta la popolazione.

Non sono infatti evidenti effetti nella diminuzione dei decessi tra gli over 70 e servono strategie migliori per minimizzare sovradiagnosi e sovratrattamento e individuare i gruppi a rischio. Nel frattempo, gli uomini dovrebbero essere informati e avere accesso al test del PSA, se lo desiderano, dopo un’attenta valutazione delle ricadute positive e negative e, soprattutto, dopo una valutazione medica”. Nel 2016 sono stimate complessivamente più di 365.000 nuove diagnosi di cancro: la neoplasia più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (41.000), prostata (35.000) e vescica (26.600).

“Il libro spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del libro mette in luce la qualità del nostro sistema assistenziale: la sopravvivenza nel nostro Paese è allineata alla media europea e per molti tipi di tumore è superiore. Quello che veniva un tempo considerato un ‘male incurabile’ è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o, comunque, con cui si può convivere: sta diventando infatti sempre più una malattia cronica, come altre, che consente alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente. Negli ultimi decenni si è registrato un costante incremento della prevalenza di pazienti con storia di cancro in Italia: erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, sono aumentati sino a oltre tre milioni nel 2016. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti che guariscono o possono convivere a lungo con la malattia e che rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. L’utilizzo di questo volume potrà rendere più facile ed incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi”.

Dai confronti nazionali si conferma ancora una differenza nel numero di nuovi casi fra Nord e Sud. “Da un lato al Meridione – sottolinea la prof.ssa Lucia Mangone, Presidente AIRTUM persistono fattori protettivi che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune neoplasie. Dall’altro, la minore attivazione degli screening programmati al Sud spiega i valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori a quelli registrati al Nord. I dati raccolti nel libro rispondono a elevati standard di qualità in termini di completezza e permettono di offrire una stima molto precisa dell’incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri Tumori e, quindi, di elaborare le proiezioni al 2016. Abbiamo dedicato inoltre un capitolo alle neoplasie rare che colpiscono ogni 12 mesi in Italia 89mila persone. La sopravvivenza a cinque anni è pari al 55% rispetto al 68% dei tumori più frequenti. Devono essere programmati percorsi dedicati per questi malati, perché sono numerosi i pazienti e le famiglie che, per la frammentazione delle competenze o in mancanza di punti di riferimento, sono spesso costretti a onerosi spostamenti con costi sociali elevati”.

Oltre al PSA, in questa edizione dei “Numeri del cancro” è approfondito il tema dello screening per il tumore della cervice uterina, uno più frequenti nelle giovani donne (under 50), al 5° posto con 2.300 nuove diagnosi stimate in Italia nel 2016. Alcuni programmi di screening hanno sostituito il Pap-test con il test HPV (Human Papilloma Virus), nell’ambito di progetti pilota o attività di routine, a seguito della pubblicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute nel Piano Nazionale della Prevenzione 20102012.

“Il nostro Paese, primo in Europa insieme all’Olanda, ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’HPV come test primario dello screening cervicale – afferma la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM. È un cambiamento che sta progressivamente prendendo piede: il test HPV viene proposto a partire dai 30-35 anni con intervallo quinquennale, mentre nella fascia di età precedente, fra i 25 e i 30 anni, si continuerà a utilizzare il Pap-test con intervallo triennale. Numerosi studi hanno evidenziato una maggiore sensibilità del test HPV nell’individuazione di lesioni tumorali rispetto al Pap-test. Attualmente in Europa diversi documenti di indirizzo lo propongono come test primario e in Italia questo protocollo è al vaglio della Conferenza Stato-Regioni per la sua adozione a livello nazionale. Diverse Regioni hanno già rivisto in questo senso i programmi di screening anche in funzione di una maggiore efficienza”.

I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) indicano per il 2013 (ultimo anno disponibile) 176.217 (98.833 fra gli uomini e 77.384 fra le donne) decessi attribuibili a tumore, 1.000 in meno rispetto al 2012, tra gli oltre 600.000 decessi verificatisi in quell’anno. Le neoplasie sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiocircolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2013 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9.595) e prostata (7.203).

“La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori – conclude il prof. Pinto , quali la prevenzione primaria (e in particolare la lotta al tabagismo, alla sedentarietà e a diete scorrette), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato”.


Mille nuovi casi di cancro al giorno, ma si guarisce sempre di più

Da LA STAMPA del 28-9-2016

I guru delle cure alternative dovranno faticare un po' di più per convincere i loro seguaci che il cancro non si combatte con chemio, radioterapia e le altre armi della medicina «tradizionale». Sì, perché i dati del Rapporto Aiom, l'Associazione italiana di oncologia, dice che quello che una volta si definiva il «male incurabile» viene oggi sconfitto nella maggioranza dei casi. Il 55% degli uomini e il 63% delle donne possono dire di aver vinto il cancro a 5 anni dalla diagnosi, con un tasso di mortalità che scende al ritmo dell'1% l'anno. E per le neoplasie più frequenti, il tumore alla prostata e quello alla mammella, l'indice di sopravvivenza si avvicina al 90%, con percentuali ancora più elevate per le diagnosi precoci.

Numeri in linea con quelli dei Paesi più avanzati del Nord Europa, che per la Sanità spendono però molto più di noi. Merito anche delle sempre più diffuse campagne di screening, «che, seguendo l'esempio di Regioni come Piemonte ed Emilia per la mammella, andrebbero estesi anche alle donne nella fascia tra i 45 e i 49 anni, dove si registra un aumento dell'incidenza dei tumori», spiega il presidente dell'Aiom, Carmine Pinto. Che, invece, frena sui test fai-da te sul Psa. «Perché, quando non sono prescritti dagli specialisti, finiscono per generare un fenomeno di sovradiagnosi, senza essere di alcuna utilità in termini di sopravvivenza».

Certo, i «Big killer» fanno ancora paura e nel loro pallottoliere contano pur sempre mille nuove diagnosi al giorno. Ma i casi non aumentano. Solo che la malattia si diffonde a ritmo diverso tra i sessi, con un aumento da 168.900 a 176.200 casi tra le donne e una diminuzione del 2,5%, tra gli uomini. Una divaricazione anche a livello geografico, perché, se al Nord i tumori colpiscono di più, causa stili di vita e inquinamento, al Sud si muore in misura maggiore, perché di screening in grado di diagnosticare la malattia per tempo se ne fanno meno.

Tra i tumori più diffusi, c'è quello al polmone e, se qualcuno non avesse ancora capito che la causa principale è il fumo, basta vedere i dati, raccolti con l'Associazione italiana registro tumori: indicano 2 mila donne in più colpite dalla malattia lo scorso anni e 1500 diagnosi in meno di carcinoma polmonare tra gli uomini. E, guarda caso, tra le prime aumenta la schiera delle fumatrici mentre sempre più maschi abbandonano le «bionde».

Per questo oggi il presidente dell'Aiom varcherà il Palazzo dell'Economia per rilanciare la tassa sul fumo di un cent a sigaretta, oltre 700 milioni di gettito che alimenterebbero un fondo per l'acquisto dei nuovi e costosi farmaci oncologici. Nei giorni scorsi il premier Matteo Renzi aveva bloccato qualsiasi idea di nuove tasse, ma i conti della legge di Bilancio scricchiolano e la tassa, appoggiata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, potrebbe rientrare nella manovra.

Certo è che oggi i nuovi farmaci anticancro in Italia arrivano con il contagocce. Secondo uno studio Censis-Favo (la federazione delle associazioni di pazienti) e Aiom, i tempi medi di accesso per i nuovi prodotti sono di 427 giorni in Italia, contro i 109 del Regno Unito, gli 80 della Germania e i 364 della Francia. Un razionamento che, probabilmente, tampona i costi, visto che quelli delle terapie antitumorali sono passati dai 3853 euro degli Anni 90 ai quasi 45mila di oggi. Con prodotti che negli Usa arrivano a un milione di dollari per ciclo. Il problema è che non sempre ai prezzi corrispondono benefici in termini di sopravvivenza e qualità della vita. La rivista «Lancet» ha pubblicato uno studio in cui si dimostra che l'85% delle ricerche pubblicate sui nuovi farmaci sono prive di valore. Ma non per Big Pharma, che, appoggiandosi su quegli studi, spunta le autorizzazioni da parte dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Per poi arrivare sui mercati a prezzi da capogiro e togliendo risorse alla vera innovazione. Quella che fa vivere più a lungo e meglio.

Di Paolo Russo


Boom di tumori in Italia: mille al giorno. E le donne sono più colpite degli uomini

Da NAZIONE - Carlino - GIORNO del 28-9-2016

Mille nuovi casi al giorno, e sempre di più tra le donne, con 485 decessi registrati ogni 24 ore. Sono questi i numeri impietosi del cancro in Italia, bilanciati però da una buona notizia: complessivamente, la mortalità diminuisce e si allungano i tempi di sopravvivenza, tanto che sono oltre 3 milioni oggi gli italiani `sopravvissuti' e di questi il 27% è completamente guarito. La fotografia arriva dal censimento 'I numeri del cancro in Italia 2016', frutto della collaborazione tra l'Associazione italiane di oncologia medica e l'Associazione Italiana Registri Tumori, presentato ieri al ministero della Salute. Dunque, due tendenze opposte ma chiare: aumentano i nuovi casi di tumore fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia, rileva il Rapporto, sono 176.200 (erano 168.900 nel 2015): in particolare, quest'anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all'ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento dell'incidenza tra i 45 e i 49 anni. Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% ogni 12 mesi (erano 194.400 nel 2015). Un aumento di casi, quello tra le donne, dovuto anche alla crescente abitudine al fumo. La buona notizia però è che di cancro si muore sempre meno: «Le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne - rileva il presidente Aiom Carmine Pinto - presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%. La mortalità continua cioè a diminuire come risultato di più fattori, quali la lotta al tabagismo, alla sedentarietà e a diete scorrette, e il miglioramento delle terapie».


Aumentano i tumori tra le donne. In calo tra gli uomini

Da AskaNews.it del 27-9-2016

Due tendenze opposte ma chiare. Aumentano i nuovi casi di tumore fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia sono 176.200 (erano 168.900 nel 2015): in particolare quest'anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all'ampiamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell'incidenza tra i 45 e i 49 anni. Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% ogni 12 mesi (erano 194.400 nel 2015): perché i big killer iniziano a far meno paura, in particolare le neoplasie del polmone, prostata, colon-retto e stomaco.

È il censimento ufficiale, giunto alla sesta edizione, che fotografa l'universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), raccolto nel volume "I numeri del cancro in Italia 2016" presentato oggi all'Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale.

"Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi - spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom - È un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi ma anche di qualità di vita. Oggi le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e del seno nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti".

Per la prima volta un capitolo approfondisce il ruolo del test per la determinazione dell'Antigene Prostatico Specifico (PSA). "Agli inizi degli anni '90 l'introduzione di questo esame ha modificato profondamente l'epidemiologia del tumore della prostata - continua il prof. Pinto -. Il principale aspetto negativo dell'esecuzione non controllata di questo test è il rischio di sovradiagnosi, cioè di individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero stati diagnosticati a causa della loro lenta crescita. Uno studio condotto in Europa su 162.387 uomini ha evidenziato, grazie a questo test, una netta riduzione della mortalità per carcinoma prostatico, pari al 21%. Ma i risultati non sono sufficienti a giustificare un'attività di screening su tutta la popolazione. Non sono infatti evidenti effetti nella diminuzione dei decessi tra gli over 70 e servono strategie migliori per minimizzare sovradiagnosi e sovratrattamento e individuare i gruppi a rischio. Nel frattempo, gli uomini dovrebbero essere informati e avere accesso al test del PSA, se lo desiderano, dopo un'attenta valutazione delle ricadute positive e negative e, soprattutto, dopo una valutazione medica".

Nel 2016 sono stimate complessivamente più di 365.000 nuove diagnosi di cancro: la neoplasia più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (41.000), prostata (35.000) e vescica (26.600).

"Il libro - spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del libro - mette in luce la qualità del nostro sistema assistenziale: la sopravvivenza nel nostro Paese è allineata alla media europea e per molti tipi di tumore è superiore. Quello che veniva un tempo considerato un 'male incurabile' è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o, comunque, con cui si può convivere: sta diventando infatti sempre più una malattia cronica, come altre, che consente alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente. Negli ultimi decenni si è registrato un costante incremento della prevalenza di pazienti con storia di cancro in Italia: erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, sono aumentati sino a oltre tre milioni nel 2016. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti che guariscono o possono convivere a lungo con la malattia e che rivendicano il diritto di tornare a un'esistenza normale. L'utilizzo di questo volume potrà rendere più facile ed incisiva l'azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi".

Dai confronti nazionali si conferma ancora una differenza nel numero di nuovi casi fra Nord e Sud. "Da un lato al Meridione - sottolinea la prof.ssa Lucia Mangone, Presidente AIRTUM - persistono fattori protettivi che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune neoplasie. Dall'altro, la minore attivazione degli screening programmati al Sud spiega i valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori a quelli registrati al Nord. I dati raccolti nel libro rispondono a elevati standard di qualità in termini di completezza e permettono di offrire una stima molto precisa dell'incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri Tumori e, quindi, di elaborare le proiezioni al 2016. Abbiamo dedicato inoltre un capitolo alle neoplasie rare che colpiscono ogni 12 mesi in Italia 89mila persone. La sopravvivenza a cinque anni è pari al 55% rispetto al 68% dei tumori più frequenti. Devono essere programmati percorsi dedicati per questi malati, perché sono numerosi i pazienti e le famiglie che, per la frammentazione delle competenze o in mancanza di punti di riferimento, sono spesso costretti a onerosi spostamenti con costi sociali elevati". Red-Apa-Int5


Tumori: aumentano fra donne (+4,3%), in calo fra uomini (-2,5%)

Da Agi.it del 27-9-2016

Nel 2016 i casi di tumore in Italia aumentano fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel primo caso si passa da 168.900 malate del 2015 a 176.200 quest'anno (un aumento di circa 4,3%), mentre nel secondo caso si registrano quest'anno 189.600 nuove diagnosi, ovvero il 2,5% in meno rispetto al 2015, quando gli uomini affetti da cancro erano 194.400. A renderlo noto è il censimento ufficiale, giunto alla sesta edizione, frutto del lavoro dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), raccolto nel volume 'I numeri del cancro in Italia 2016', che viene presentato questa mattina al ministero della Salute. "Assistiamo a due tendenze opposte ma chiare", sottolineano dall'Aiom, precisando che quest'anno sono stimati 50mila nuovi casi di tumore del seno (nel 2015 erano 48mila), e questo fenomeno è "da ricondurre anche all'ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell'incidenza tra i 45 e i 49 anni". (AGI)


Tumori, in aumento nuovi casi tra le donne: oltre 176mila nel 2016

Da AdnKronos.com del 27-9-2016

Se il genere maschile vede una diminuzione dei nuovi casi di tumore nel 2016, non è lo stesso per le donne, che registrano unaumento rispetto allo scorso anno. È quanto è emerso dal censimento ufficiale che fotografa l’universo cancro in Italia grazie al lavoro dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum), raccolto nel volume "I numeri del cancro in Italia 2016", presentato oggi all'Auditorium del ministero della Salute in un convegno nazionale.

Nel 2016 le italiane colpite dalla malattia sono 176.200 (rispetto a 168.900 del 2015): in particolare quest’anno sono stimati 50.000 nuovi casi di tumore del seno (48.000 nel 2015), da ricondurre anche all’ampiamento della fascia di screening mammografico in alcune regioni, che ha prodotto un aumento significativo delle diagnosi tra i 45 e i 49 anni. Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, con 189.600 nuove diagnosi e un calo del 2,5% in 12 mesi (erano 194.400 nel 2015), in particolare delle neoplasie di polmone, prostata, colon-retto e stomaco.

"Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi – ha spiegato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom - È un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza dei pazienti".

I dati dell’Istat per il 2013 indicano 176.217 decessi attribuibili a tumore, 1.000 in meno rispetto al 2012, tra gli oltre 600.000 decessi verificatisi in quell’anno. Le neoplasie sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiocircolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2013 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9.595) e prostata (7.203).

Dai confronti si conferma anche una differenza nel numero di nuovi casi di neoplasie tra le regioni d'Italia. Ci si ammala di tumore più al Nord che al Sud Italia, anche se il tasso di sopravvivenza è nettamente inferiore nel Meridione. "Da un lato al Sud – sottolinea Lucia Mangone, presidente Airtum - persistono fattori protettivi che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune neoplasie. Dall’altro, la minore attivazione degli screening programmati nel Meridione spiega i valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori a quelli registrati al Nord".

Nel periodo 2008-2016, inoltre, la mortalità per tutti i tumori appare in calo, sia negli uomini (-1,5% per anno) che nelle donne (-0,7% per anno). I dati dell'Airtum indicano, infine, un costante aumento del numero degli italiani che sopravvivono a una diagnosi di tumore, circa il 3% l'anno. Il numero di sopravvissuti era di 2 milioni e 244 mila nel 2006 ed è aumentato sino oltre tre milioni nel 2016.

 

 

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