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Il ruolo dei media nella lotta ai tumori Contenuto nell'archivio del 2016

La riflessione di Carmine Pinto, Presidente nazionale AIOM

Dal CORRIERE DELLA SERA del 3-7-2016

La sete di informazioni in ambito medicoscientifico da parte dei cittadini è molto alta, soprattutto quando si trattano temi delicati come i tumori. Ed è elevato anche il rischio di distorsioni e di incorrere in fonti non certificate, in particolare se il mezzo utilizzato è Internet: è “vero” e fa “notizia” solo quello che si conosce e si diffonde. Più del 70% degli italiani ritiene di essere informato sulla salute, ma cresce la quota di coloro che temono la confusione causata dalle troppe notizie (il 54,5% nel 2014 contro il 41% del 2012, CENSIS). È compito di una moderna società scientifica saper “governare” il flusso costante di informazioni. Per questo l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ha organizzato il secondo Corso Nazionale per Giornalisti Medico-Scientifici e Oncologi che si è svolto recentemente a Reggio Emilia. I due mondi devono imparare a conoscere le reciproche esigenze: il giornalista si aspetta dalla medicina risposte chiare, in tempo reale e continue certezze, mentre la medicina spesso produce domande a cui tenta di rispondere. È però possibile trovare una mediazione tra il rigore del linguaggio scientifico e il carattere divulgativo di quello giornalistico. Un medico non deve temere di essere considerato poco professionale se parla con un linguaggio chiaro, semplificando le informazioni perché siano comprese meglio dal pubblico. In medicina la parola “cancro” non ha più il significato di “spettro” e il suo volto è cambiato. Oggi il 70% dei cittadini colpiti da tumori frequenti guarisce e le terapie sono rispettose della qualità di vita. Ed è responsabilità dei media, non solo dei clinici, far conoscere gli importanti risultati ottenuti dalle ricerche scientifiche. Accanto agli strumenti di informazione tradizionali, negli ultimi anni è inoltre aumentato il ruolo dei social network, soprattutto quando la parola chiave da cercare è “cancro”, con ricadute spesso positive per i malati. In letteratura è stato evidenziato che le pazienti colpite da tumore del seno seguite tramite social network hanno aderito meglio alla terapia rispetto alle donne per cui sono stati adottati i percorsi tradizionali. È Twitter la piattaforma più diffusa nella comunità internazionale di oncologi, senza dimenticare Facebook e Youtube. La “rete” quindi è strumento di comunicazione e fonte di informazione ma è indispensabile, ed è la nostra sfida, formare e diffondere conoscenze perché il web da elemento positivo di apertura e di progresso non sia in alcune circostanze un megafono di mistificazioni e di un opinionismo privo di basi scientifiche.

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