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Immunoterapia contro melanoma e cancro al polmone: cambiano le cure per migliaia di pazienti

L’italiano Fortunato Ciardiello, presidente eletto degli oncologi europei, anticipa le ultime novità e conferma: «Italia fra i Paesi con cure e sopravvivenza migliori». Lunedì 10 ottobre collegamento in diretta dalla Danimarca su Corriere.it

Da CORRIERE DELLA SERA.it del 7-10-2016

Quasi mille italiani ogni giorno ricevono una diagnosi di tumore. I casi sono in aumento fra le donne e in calo fra gli uomini, ma quello che veniva un tempo considerato un «male incurabile» è divenuto in moltissimi casi una patologia dalla quale si può guarire o con la quale si può comunque convivere anche per anni. «Merito delle nuove cure e della diagnosi sempre più precoce, che ci consente d’individuare la malattia agli stadi iniziali quando le probabilità di sopravvivenza sono maggiori - spiega Fortunato Ciardiello, ordinario di Oncologia Medica della Seconda Università di Napoli e presidente eletto dell’Esmo, la Società Europea di Oncologia Medica, il cui convegno annuale si apre oggi a Copenaghen -. Proprio le novità terapeutiche sono al centro del congresso, insieme all’ormai fondamentale attenzione per la qualità di vita dei malati, proprio in virtù dell’esercito crescente di pazienti che al cancro sopravvivono. Un esercito che nel nostro Paese è formato da oltre tre milioni di persone». E per informare meglio la popolazione lunedì 10 ottobre è previsto un collegamento in diretta su Corriere.it fra Copenaghen e Napoli: alcuni fra i maggiori oncologi italiani, testimonial e pazienti parleranno di prevenzione, ricerca e cura.

Professor Ciardiello, quali sono le principali novità che verranno presentate a Copenaghen?
«L’immunoterapia, che mira a stimolare il sistema immunitario contro le cellule neoplastiche, è l’ultima frontiera della lotta ai tumori ed è al centro anche del congresso Esmo. Riguardano infatti questo innovativo campo della ricerca oncologica tre dei principali studi che saranno presentati nelle sessioni principali e che riguardano due tipi di cancro: il melanoma cutaneo e il tumore del polmone. Si tratta di tre studi in grado di modificare la pratica clinica, ovvero di cambiare il modo in cui oggi si curano queste malattie. Tre esempi che indicano come l’oncologia sia in una fase di grande sviluppo, che viaggia di pari passo con la capacità sempre migliore di diagnosticare precocemente un tumore in fase iniziale».

Partiamo con il melanoma, che ha fatto da apripista qualche anno fa all’introduzione dell’immunoterapia: non c’erano nuove cure da 30 anni e oggi ci sono diversi farmaci...
«Esatto. Ora uno studio con ipilimumab nella terapia adiuvante (che ha lo scopo, dopo l'intervento, di ridurre il rischio di ricadute), in pazienti operati e a rischio di recidiva, dimostra che l’uso di questo farmaco immunoterapico migliora la sopravvivenza. Un risultato importantissimo in questo campo».

E per quanto riguarda il cancro al polmone?
«Altri studi importanti presentano i risultati degli anticorpi anti-PD1 e anti-PDL1 nella terapia di questa neoplasia. Nel primo caso, i dati di pembrolizumab dimostrano la superiorità di questo immunoterapico rispetto alla chemioterapia standard nella prima linea. Aver trovato questo marcatore di selezione molecolare fa sì che, invece di sottoporre il paziente alla chemioterapia in prima linea, si passi direttamente all’immunoterapia, con un cambio di marcia straordinario nella qualità di vita del paziente. Inoltre un ampio studio prova che un anticorpo anti-PDL1, atezolizumab, è superiore alla chemioterapia nel trattamento di seconda linea della malattia metastatica. Superiore in termini di sopravvivenza in tutti i pazienti e maggiormente efficace nei malati che hanno espressione elevata di PDL1 nel tumore o nelle cellule immunitarie e mesenchimali che infiltrano il tumore».

L’Esmo riunisce oltre 13mila specialisti di tutta Europa. Com’è la qualità dell’oncologia italiana rispetto alla Ue? In Italia arrivano le cure migliori? Si sopravvive di più o di meno?
«Fatte le debite proporzioni fra gli abitanti di ciascun Paese, in Europa l’incidenza di nuovi casi ogni anno è simile a quella italiana, quindi noi non ci ammaliamo di più. Nelle possibilità di cura e guarigione l’Italia è invece nella parte “alta” della classifica europea, che è già uno dei continenti in cui si riesce a curare meglio i pazienti con cancro. L’oncologia italiana ha raggiunto standard elevatissimi anche a livello di ricerca preclinica e clinica ed è oggi tra le migliori del mondo. In alcuni campi abbiamo eccellenze internazionali straordinarie. Tutto questo avviene nonostante minori investimenti pubblici dello Stato a favore della ricerca (quasi la percentuale più bassa d’Europa), rispetto a molti altri Paesi Ue, a Stati Uniti, Giappone e oggi anche in confronto a Stati emergenti come Cina o Corea. Certo restano, purtroppo, tumori con una prognosi generalmente ancora molto negativa, come quelli al pancreas o quelli cerebrali. Ma in quelli del polmone, fino a ieri considerati tra i più difficili su cui intervenire, si sono fatti straordinari passi avanti. Ci sono poi neoplasie dove ormai da anni i pazienti arrivano quasi tutti a guarigione: pensiamo al seno nelle donne o alla prostata negli uomini, che hanno tassi di sopravvivenza a cinque anni ben oltre il 95 per cento. Anche il tumore del colon-retto (divenuto il tumore più frequente in Italia con 52mila nuovi casi all’anno) oggi, se viene diagnosticato per tempo, grazie a un intervento chirurgico o a un’adeguata terapia può essere curato e si può guarire».

Veniamo al prezzo in continua crescita delle nuove terapie: è un problema solo nostrano? Com’è possibile continuare a garantire gratis le cure migliori a tutti i pazienti italiani?
«La cura del cancro è un grande processo, complesso e costoso. Nei grandi Paesi, tra cui l’Italia, ci sono luoghi e regioni in cui i pazienti possono avere le cure migliori disponibili, in altri (soprattutto nell’Est Europa e in quelli di recente adesione all’Ue) è più difficile ottenerle. Questo per motivi organizzativi ed economici di sistemi sanitari pubblici nuovi, che stanno avendo solo da alcuni anni un progressivo miglioramento. Nonostante i problemi strutturali, nel nostro Paese riusciamo ad offrire uno standard terapeutico adeguato e molto alto, ma il problema dei costi delle cure oncologiche e della sostenibilità è comunque globale, coinvolge l’Europa e gli Stati Uniti e tutto il mondo sviluppato. Ed è particolarmente sentito soprattutto dove esiste un sistema sanitario pubblico vero come il nostro e dove giustamente si deve fornire a tutti i cittadini la stessa possibilità di salute, quindi di diagnosi e di cura. È un problema che come Esmo ci stiamo ponendo da tempo e stiamo lavorando insieme con l’Ue e con le società scientifiche dei vari paesi e con le associazioni di pazienti, per costruire “modelli” che siano possibili e che permettano di fornire al paziente diagnosi e terapie sempre appropriate. Cerchiamo anche di capire, a livello europeo, come rendere sostenibile l’innovazione nella diagnosi e nella terapia del cancro. Una grande sfida. La grande sfida dei prossimi anni».

                                                                                                                                                                                  Di Vera Martinella

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