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L’Aiom: “Uno studente su due è convinto che fumare provochi solo tosse e mal di stomaco” Contenuto nell'archivio del 2016

Le sigarette causano il 90% dei tumori al polmone, ma non solo. Riparte la campagna dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica: in 10 anni cresciuti del 40% sopravvissuti al cancro grazie alle diagnosi

Da LaStampa.it del 29-10-2016

Oltre un italiano su due ha iniziato a fumare prima dei 18 anni: le sigarette sono la causa di circa il 90% dei tumori al polmone, del 75% alla testa e al collo, del 25% al pancreas. I fumatori rappresentano il 22% della popolazione, il 51% consuma quasi un pacchetto al giorno (dati Doxa 2016).  

Questi numeri hanno spinto l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom)a tornare nelle scuole per spiegare ai giovani che “Con le sigarette è meglio smettere”. Testimonial della seconda edizione della campagna, che vedrà gli oncologi confrontarsi con gli studenti di medie e superiori, la tennista F lavia Pennetta e l’allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri. «È nelle scuole - afferma Carmine Pinto, presidente Aiom - che molti ragazzi iniziano a fumare regolarmente. Vogliamo ripartire con la nostra campagna proprio dai banchi: anche una singola sigaretta, accesa per gioco, può condannare una persona ad un vizio che dura tutta la vita». C’è tanta disinformazione: uno studente su due è convinto che fumare provochi solo tosse e mal di stomaco. In realtà causa 100 mila decessi l’anno, solo in Italia. 

Parallelamente l’Aiom avvierà una campagna di prevenzione sul tumore alla vescica, la prima a livello nazionale. Sarà distribuito materiale informativo in stadi, piazze e farmacie. Il fumo di sigaretta aumenta di cinque volte il rischio di insorgenza di cancro uroteliale (26.600 italiani all’anno). Un tumore meno conosciuto, che colpisce soprattutto gli uomini (430 mila nuovi casi al mondo e 145 mila decessi ogni dodici mesi).  

 

L’unico segnale della presenza del cancro alla vescica è la presenza di sangue nelle urine. Difficile, quindi, diagnosticarlo in tempo. In sette casi su dieci questo tumore rimane superficiale ed è caratterizzato da una prognosi abbastanza favorevole. Nel 30% dei casi, però, interessa l’interno della parete vescicale, è più aggressivo e tende a sviluppare metastasi. «In Italia per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno», spiega Carmine Pinto. «Nel nostro Paese - sottolinea Sergio Bracarda, direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda USL8 di Arezzo - il tasso di sopravvivenza a cinque anni per questa forma di cancro è del 78% . Si tratta di un valore del 10% più alto rispetto alla media europea». A breve, gli specialisti potranno avere un’arma in più: l’immunoterapia, basata sulla capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere e aggredire la malattia, «sta dimostrando di poter essere efficace anche per il carcinoma della vescica in stadio avanzato». 

In 10 anni cresciuti del 40% sopravvissuti a tumori  
Li chiamano ”survivor”: sono persone che hanno vinto la loro personale battaglia contro il cancro. Nel nostro Paese sono il 5% della popolazione, 1 italiano su 20 che vive dopo la diagnosi di tumore. Per le stime relative al 2016 si tratta di circa 3,1 milioni di cittadini. Nel 2006 erano 2,2 milioni. In 10 anni l’aumento è stato di circa il 40% (39,1%). Segno che la lotta alla malattia ha mosso passi avanti costanti. Tali da permettere a 2 milioni di persone nel Paese di dire di aver definitivamente sconfitto la malattia. È il quadro tracciato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) che per la prima volta ha deciso di dedicare un progetto nazionale all’oncologia di precisione. Una rivoluzione grazie alla quale, a partire dal momento della diagnosi, si può oggi delineare una terapia disegnata a misura di singolo paziente, e delle sue caratteristiche.  

«Oggi sappiamo che non esiste “il” tumore ma “i” tumori e che la malattia si sviluppa e progredisce diversamente in ogni paziente - spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom - Il gioco di squadra rappresenta il cardine dell’oncologia di precisione. Oncologi, chirurghi, radiologi, biologi molecolari e psicologi da tempo fanno parte del team, ora devono entrare anche il paziente e i familiari. Si tratta di una sfida non facile da vincere». Primo obiettivo: assicurare una completa e chiara informazione. «Imparare a conoscere la malattia e le possibilità terapeutiche aiuta il malato ad affrontare con più serenità il tumore e a sentirsi parte attiva delle decisioni - dice l’esperto - Anche i familiari, grande fonte di energie, vanno coinvolti».  

La diagnosi e la caratterizzazione del tumore sono momenti fondamentale nella “gara” contro il cancro. «Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche genetiche e molecolari della malattia è possibile stabilire la terapia migliore - spiega Nicola Normanno, direttore del Dipartimento di ricerca dell’Istituto nazionale tumori Fondazione G. Pascale di Napoli - Le alterazioni genetiche dei tumori presentano infatti punti deboli che possono essere attaccati con terapie specifiche, come ad esempio è accaduto nel melanoma». Per questo tumore della pelle, dice Paola Queirolo, responsabile del Disease management team Melanoma e tumori cutanei all’Irccs San Martino Ist di Genova, esistono «trattamenti a bersaglio molecolare che agiscono su specifiche mutazioni a carico del Dna della cellula tumorale, come quella del gene Braf-V600 presente in circa il 50% dei pazienti colpiti dalla malattia metastatica». È necessaria pertanto, aggiunge Normanno, «anche una diagnosi molecolare di precisione che può essere garantita grazie al lavoro di laboratori in grado di fornire risultati standardizzati utili ai medici». L’Aiom ha costituito un tavolo di lavoro permanente con la Società italiana di anatomia patologica e citopatologia (Siapec) per la caratterizzazione molecolare delle neoplasie in funzione terapeutica, per la creazione di una rete di laboratori diffusa sul territorio in grado di offrire con adeguata qualità test biomolecolari in oncologia. L’oncologia di precisione, conclude Pinto, implica anche un nuovo modello di follow up per una malattia che diventa sempre più `cronica´, con una più completa gestione delle problematiche di salute grazie all’alleanza con i medici di famiglia”.  

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