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L’assicurazione ti allunga la vita Contenuto nell'archivio del 2016

Sanità. Sempre più italiani stipulano una polizza. Anche nelle regioni con buoni servizi. E’ il modo per saltare liste di attesa, fare esami, avere farmaci. E potersi curare. Viaggio nel paese obbligato a cambiare

Da la Repubblica Salute del 14-6-2016

Massimiliano ha 40 anni. Un lavoro, una moglie, una bimba piccola. E da poco, un'assicurazione personale per la salute. «Rinunci a Sky, a vacanze più lunghe. Ma non posso rischiare. Abbiamo solo il mio reddito, a casa, con il mutuo. Se dovesse succedere qualcosa, spendere 20mila euro di cure farebbe saltare tutto». Ventimila euro, una previsione realistica perché, racconta, «in provincia di Roma la mia famiglia ha avuto esperienze molto negative negli ospedali pubblici. Per ben due volte, due parenti. Quindi ho deciso: o pregavo, o sottoscrivevo una polizza. E a me hanno trovato una piccola massa. Dicono: "Deve fare un'ecografia"; chiedo di prenotarla. Risposta? “Sei mesi". Potevo aspettare tanto solo per sapere di che si trattava? Sono andato al privato. E così altre volte. Fino a che ho pensato mi convenisse un'assicurazione. Non sono felice, ma almeno proteggo la mia famiglia».

Massimiliano è l'esempio di un cambiamento sempre più veloce. In tutto il paese. La crisi del Servizio sanitario nazionale ha creato infatti una nuova classe di pazienti: quelli che pagano, per la propria salute. E, come conseguenza, soprattutto la classe media inizia a prendere in considerazione una polizza sanitaria. Che possa arginare spese e conseguenze dell'aumento del ticket (per alcune prestazioni è stato tale da rendere concorrenziale l'offerta a pagamento), dei livelli d'assistenza razionalizzati, dei tempi di attesa scivolati in media oltre i 70 giorni. Il Censis certifica che 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure nell'ultimo anno perché non possono permettersi di andare nel privato o di pagare ticket astronomici (erano 9 milioni già nel 2012 ). Così, di fronte alla catena di difficoltà del Ssn, afferma il Censis, il 57,1% è convinto che, potendosela permettere, la polizza assicurativa sia la soluzione più adeguata.

Il fatto è che i contributi privati alla sanità, in Italia, sono passati dai 28 miliardi e mezzo di euro del 2004 agli oltre 33,6 di oggi. Le polizze private per malattia superano i 2 miliardi di euro, raddoppiate in vent'anni, nonostante la crisi. Dei 4 milioni e 600mila nuclei che hanno un familiare non autosufficiente, il 40,4 per cento ha detto di aver speso più di 400 euro di tasca propria, l'anno scorso. Mentre secondo i dati di Facile.it, nel 2015 sono stati erogati più di 28mila prestiti per coprire cure mediche, quasi il 4 per cento del totale. Era il 2,5 nel 2013. Si sono cioè spostate le necessità di chi chiede un finanziamento: dalla tv alla sanità, in particolare per odontoiatria, lungodegenza, fertilità.

Le case assicuratrici si sono accorte presto di questo nuovo bisogno. «Si tratta di italiani che non cercano una "corsia preferenziale”, un'accoglienza "di lusso", ma una vera e propria accessibilità di base al servizio sanitario»; dice Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm salute. Per questo, aggiunge: «Abbiamo lanciato soluzioni che costano meno. Che non siano di prestigio, ma rispondano a esigenze specifiche: nel Lazio i ricoveri, ad esempio, in Veneto invece i denti o la diagnostica». Gli esborsi vanno dai 400 ai 2.500 euro all'anno.

Sopra la stazione Garibaldi, a Milano, un gigantesco pannello al neon pubblicizza il loro ultimo prodotto: 'Servizio sanitario personale' - una richiesta recente, ma in crescita - conferma Fiammetta Fabris, direttore generale di Unisalute, il ramo specializzato di Unipol che copre da solo i 33 fondi che assicurano sei milioni di lavoratori dipendenti - gli italiani si trovano a ricorrere per forza al privato, per alcune prestazioni. È a loro che offriamo percorsi modulari». Mentre sta cambiando anche la mentalità degli ospedali pubblici che con l'intramoenia offrono prestazioni a pagamento. Dice: «Prima non ci vedevano di buon occhio, ora sono loro a chiamarci. Solo 15 giorni fa abbiamo chiuso un accordo con l'Asl di Bologna».

Il mercato di queste polizze pop è online, composto da giovani, fra 35 e 45 anni. Principalmente donne. E famiglie. Preoccupate. «A spendere di più in assoluto sono ancora i benestanti, ovviamente. Ma a investire per la salute in modo sempre maggiore rispetto al proprio reddito, oggi, sono le persone di ceto medio ed istruzione elevata», commenta Daniela D'Angela del Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea): «Sono quelli che “possono ancora permetterselo". Perché oltre si arriva alla del 7,2 per cento di italiani che hanno rinunciato alle cure».

Oltre quattro milioni di persone, secondo l'ultimo rapporto Crea. In Campania, Puglia e Calabria, chi lo fa per motivi economici è il doppio rispetto alla quota nazionale. In Toscana, in Sardegna, nel Lazio, pesano invece i tempi d'attesa. «E sì che con la mia busta paga, da dipendente, io un'assicurazione già la pago», conclude Massimiliano: «Quella del servizio sanitario nazionale».

Di Lorenzo Di Pietro e Francesca Sironi

 

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