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L’Ue e la campagna contro il fumo. I pacchetti? Del colore più brutto Contenuto nell'archivio del 2016

La sfida alle lobby del tabacco: sì al protocollo su salute e lotta al contrabbando

Da CORRIERE DELLA SERA del 22-6-2016

Per convincersi che in Europa è meglio restare, basterebbe riflettere su misure rivoluzionarie che spesso sono prese senza clamore e senza l'attenzione dei media. All'inizio di giugno, ad esempio, il Parlamento europeo ha adottato, quasi all'unanimità, il protocollo dell'Organizzazione mondiale della sanità in materia di lotta al contrabbando di sigarette e tutela della salute. Fatto ancora più importante, nei giorni scorsi, il Consiglio ha fatto propria la decisione che impegna gli Stati membri a ratificare il protocollo.

Si tratta di introdurre in ogni Paese membro misure drastiche di lotta al tabagismo e al commercio illegale, fenomeni il cui costo è calcolato in una ventina di miliardi di euro all'anno, in termini di mancato introito fiscale e danni alla salute, senza contare il danno commerciale dei tabaccai. Risorse che, se parzialmente recuperate, potrebbero essere destinate a nuove emergenze continentali, dall'immigrazione alla sicurezza.

L'Europa insomma di tanto in tanto batte un colpo e lo fa in modo unanime e coraggioso, se si considera che decisioni del genere devono superare molte diffidenze, interessi consolidati e l'agguerrito lavoro sotterraneo dei produttori di sigarette. «E’ una grande vittoria per la salute degli europei e una grande sconfitta per le lobby del tabacco», ha detto l'eurodeputato del Ppe, Philippe Juvin. Le misure più importanti, parzialmente già adottate da Paesi, fra cui Francia, Spagna, Austria, Portogallo, sono la radicale trasformazi-ne dell'immagine del pacchetto di sigarette — che già oggi rimanda avvisi sui danni del fumo — e l'obbligo di tracciabilità delle confezioni dal produttore al consumatore.

Già in Francia, e presto si auspica in tutti gli Stati membri, il pacchetto di «bionde» sarà neutro, cioè senza l'evidenza della marca, avrà un colore scelto e adottato per essere poco attraente, il pantone 448C, secondo le ricerche di mercato il «colore più brutto del mondo», evocativo appunto di malattia e morte. Inoltre rimanderà immagini terrorizzanti sulle conseguenze per la salute del fumatore, oltre a un messaggio inequivocabile sulle sostanze contenute nella sigaretta: «il fumo del tabacco contiene oltre settanta sostanze cancerogene». Non ci sono insomma prodotti più o meno rischiosi, più o meno «light».

Per quanto riguarda la tracciabilità dei pacchetti, si tratta di sostituire il tradizionale bollino dei monopoli con un codice che consenta di controllare la quantità della produzione effettivamente immessa sul mercato, luogo di provenienza e produzione, Paese di destinazione e arginare il cosiddetto «contrabbando bianco», ossia il commercio il-egale di sigarette non contraffatte o di dubbia provenienza, bensì prodotte dalle stesse industrie del tabacco e messe in circolazione secondo canali incerti e insospettabili.

La strada della piena introduzione della nuova normativa è però ancora in salita. Non certo per colpa dell'Europa — secondo narrativa ormai banalizzata in molti campi — ma per resistenze e conflitti d'interesse negli Stati membri, in particolare per quanto riguarda la tracciabilità. Alcune multinazionali delle sigarette, a questo proposito, si sono già attrezzate per adottare un proprio dispositivo di tracciabilità, denominato Codentify. Tuttavia, secondo molti esperti e parlamentari che battono per rafforzare le normative antitabagismo, un sistema del genere non sarebbe sufficiente, anzi lascerebbe le cose come stanno, non separando controllati e controllori. Tra l'altro — è il caso dell'Italia — Paesi che prendessero questa strada si esporrebbero al contenzioso con le direttive europee e le raccomandazioni dell'Oms. «La tracciabilità indipendente — ha detto il deputato europeo Gilles Pargneaux, gruppo socialista — è più che mai necessaria, in quanto il commercio illegale è parte della strategia dell'industria del tabacco». Ma su questo la battaglia è aperta. In campo le multinazionali del tabacco, ma anche imprese specializzate nei sistemi di controllo che potrebbero contendersi appalti colossali. Come spiega il Comitato francese per la lotta al tabagismo, fra le misure dell'Oms ratificate, ci sono anche la raccomandazione di fare conoscere le pratiche d'ingerenza dell'industria del tabacco e di esigere la trasparenza e l'esattezza delle informazioni fornite dai produttori.

Di Massimo Nava
mnava@corriere.it

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