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La lotta contro il fumo inizi sui banchi di scuola Contenuto nell'archivio del 2016

I giovani che sperimentano la prima sigaretta lo fanno spesso sotto i 15 anni, soprattutto seguendo l'esempio di amici o compagni di scuola. Per cercare di invertire la tendenza, gli esperti puntano con decisione su progetti di educazione tra "pari" e sulla prevenzione fin dai banchi delle elementari

Da CORRIERE DELLA SERA del 29-5-2016

Sono ancora i giovani, i più vulnerabili alle «sirene» del fumo. Lo dicono i dati del Rapporto 2016 dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga (Ossfad) dell’Istituto Superiore di Sanità, che sarà presentato in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, celebrata ogni anno il 31 maggio.

Lo scopo dell’iniziativa voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è convincere le persone ad astenersi per almeno 24 ore dal consumo di tabacco, invitandole a smettere di fumare in via definitiva.

Nonostante i risultati incoraggianti di questi anni, però, la strada per raggiungere la disassuefazione dal fumo è ancora lunga, anche in Italia, dove l’introduzione nel 2005 della legge Sirchia sul divieto di fumare ha comunque segnato uno spartiacque.

Undici milioni di nostri connazionali infatti continuano a fumare. E da oltre 5 anni non si riesce più a ridurre la quota dei fumatori, né sul versante della prevenzione, né su quello della cessazione dal tabagismo.

Secondo gli esperti, occorre un’azione a più ampio respiro. «Le vere politiche durature sono quelle che coinvolgono tutti gli attori istituzionali, come è accaduto in Australia — sottolinea Roberta Pacifici responsabile dell’Osservatorio —. Sulla base dei nuovi dati a disposizione possiamo dire che per riuscire ad ottenere una diminuzione davvero importante dei fumatori nei prossimi anni dobbiamo investire molto in prevenzione sulla fascia di età che va dai 15 a i 20 anni, la più a rischio».

I numeri sono chiari : il 14% dei ragazzi intervistati nello studio Ossfad-Doxa sperimenta la sigaretta prima dei 15 anni «e questo è davvero preoccupante», commenta Roberta Pacifici. Oltre il 71% inizia tra i 15 e i 20 anni. Quasi l’82% dei giovani intervistati tra i 15 ed i 24 anni fuma meno di 15 sigarette al giorno «che comunque non sono poche — avverte l’esperta dell’Iss — . I giovani si avvicinano a questo prodotto pensando di poterlo gestire e invece non lo gestiranno più. Questa popolazione diventerà assolutamente dipendente e passerà ai consumi tipici riscontrabili nelle altre fasce d’età». Il discorso vale sia per gli uomini, sia per le donne. Negli anni, infatti, la differenza di genere è venuta meno.

Ma perché si comincia a fumare? Il Rapporto Ossfad-Doxa 2016 dice che il motivo principale è l’influenza degli amici, la voglia di emularli. Ed è una costante nel tempo.

Anche il recente sondaggio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) attraverso l’app Con le sigarette...Meglio Smettere fra gli studenti del biennio delle superiori arriva alle stesse conclusioni: l’80% inizia «perché lo fanno i miei amici e compagni di scuola». L’indagine fa parte della prima campagna nazionale contro il tabagismo lanciata a gennaio dalla società scientifica. «Oltre il 70% dei fumatori prende il pericolosissimo vizio prima dei 20 anni — afferma Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Aiom —. Attraverso questo progetto vogliamo fornire una corretta informazione su tutti i pericoli che si nascondo dietro a ogni singola “bionda”. Le sigarette infatti rimangono uno dei più importanti fattori di rischio oncologico».

È dai banchi di scuola, dunque, che bisogna ripartire. «La peer education, l’educazione tra pari — rimarca Roberta Pacifici —, resta la chiave per fare prevenzione e attività di tutela della salute dei giovani. Si è visto che l’intervento dell’esperto non è assolutamente efficace, anzi in alcuni è stato dimostrato che può essere anche dannoso. Servono campagne di promozione di stili di vita sani, veicolate attraverso i pari e poi interventi negli ambiti scolastici per creare e formare i leader dei pari che sono i portatori di immagine e devono trainare gli altri ragazzi».

In questa direzione vanno una serie di iniziative che coinvolgono il mondo della scuola. La Fondazione Umberto Veronesi sta portando avanti il progetto educativo No smoking be happy, nato nel 2008 per sensibilizzare i giovani sui danni provocati dal fumo al corpo e sui benefici prodotti dallo smettere.

A partire da quest’anno, il Ministero dell’istruzione e dell’università - nell’ambito del Protocollo di intesa siglato con la Fondazione - ha deciso di sostenere l’iniziativa e di invitare i docenti delle scuole primarie e secondarie, in occasione della Giornata del 31 maggio, a organizzare una lezione di educazione alla salute contro il fumo di sigaretta con il supporto di materiali educativi, disponibili sul sito di Fondazione Veronesi dedicato alla scuola (www.fuvperlascuola.it).

«Il materiale, elaborato con la supervisione di un Comitato scientifico di esperti — spiega lo pneumologo Sergio Harari referente del Comitato — è uno strumento didattico di supporto ai docenti per trasmettere contenuti scientifici e informazioni complete sui danni da fumo di sigaretta, la prevenzione e la promozione di sani e corretti stili di vita. L’auspicio è che la ricorrenza della Giornata mondiale senza tabacco diventi un appuntamento fisso nelle agende delle scuole italiane per fare cultura alla salute e contrastare con forza e convinzione l’abitudine al fumo di sigaretta».

Con l’obiettivo di «creare una generazione di non fumatori», la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, sezione provinciale di Milano (www.legatumori.mi.it) promuove la prevenzione al tabagismo nello scuole primarie con un programma creato per catturare l’interesse dei ragazzi. «Sono circa 30 mila i ragazzi raggiunti ogni anno dalle campagne di sensibilizzazione al tabagismo da noi messe in campo — racconta Marco Alloisio, chirurgo toracico e presidente di Lilt Milano —. Un impegno che dovrà essere ulteriormente rafforzato nei prossimi anni, per bloccare la tendenza delle giovani generazioni a imboccare la strada del fumo. Tendenza confermata anche dai nostri dati. Iniziare a fumare è facile, il 60% dei ragazzi sostiene di aver fatto il primo “tiro” perché influenzato da amici o compagni di scuola, anche se molti di loro dichiarano che se ci fosse stata più educazione a scuola (già dalle elementari) avrebbero compreso prima i danni delle sigarette». Per questo è nato il progetto Agenti 00 Sigarette Missione Lilt, che ha anche un sito dedicato, rivolto ai bambini delle classi quarte delle scuole primarie.

Un lenzuolo contro il fumo è il nome di un altro importante progetto di Lilt Milano rivolto invece ai ragazzi delle scuole secondarie che ha coinvolto 17 istituti superiori milanesi. Nella Giornata mondiale senza tabacco, grazie al lavoro dei ragazzi di ArtLab, anche all’Istituto Nazionale dei Tumori saranno esposti due lenzuoli a testimonianza che la battaglia contro i tumori passa dalla lotta al fumo.

Di Ruggiero Corcella

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