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La scomparsa di Umberto Veronesi: rassegna stampa Contenuto nell'archivio del 2016

E' morto Umberto Veronesi, una vita per la lotta al cancro

L'oncologo è deceduto nella sua casa milanese. Lorenzin, ha insegnato alle donne a difendersi da cancro

Da ANSA.it del 9-11-2016

ROMA - E' morto Umberto Veronesi. L'oncologo è deceduto nella sua casa milanese. Veronesi è deceduto nella sua casa di Milano. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Era circondato dai familiari, la moglie e i figli. Oncologo e uomo politico, Veronesi avrebbe compiuto 91 anni il 28 novembre. Ha dedicato la sua vita alla lotta ai tumori. E' stato fondatore e presidente della Fondazione per la ricerca sul cancro che porta il suo nome, ministro della Sanità nel secondo governo Amato e senatore.

"Andate avanti, perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione." Queste le parole di Umberto Veronesi nell'ultimo periodo trascorso nella Fondazione che porta il suo nome. E' la stessa Fondazione Veronesi a renderle note le sue parole. Siamo tutti profondamente colpiti da questa dolorosissima perdita. - scrive la Fondazione - Il Professore non aveva paura della morte, considerandola un evento naturale della vita. Da persona illuminata e fiduciosa nel futuro, ha voluto che la Fondazione continuasse a porsi grandi obiettivi da raggiungere. "Lavorando al suo fianco - prosegue la nota della Fondazione Veronesi - abbiamo fatto nostri i suoi principi e i suoi obiettivi: sostenere la ricerca all'avanguardia, diffondere la cultura scientifica, promuovere la prevenzione, migliorare la qualità della vita delle persone e difendere l'etica, anche precorrendo i tempi e contestando convenzioni dominanti. Continueremo le attività nate da una mente eccelsa, con ancora maggiore determinazione. La stessa determinazione che il Professore è stato capace di trasmetterci giorno dopo giorno.

Lorenzin, ha insegnato alle donne a difendersi da cancro
"Addio a Umberto Veronesi, grande scienziato uomo di valore, che ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro. Un abbraccio affettuoso ai suoi cari". Così in un tweet il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Renzi, applaudite un grande della sanità
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ricordato, durante una manifestazione alla Spezia per il 'sì' al referendum, il professor Umberto Veronesi, morto questa sera. Il premier, durante l'intervento, ha annunciato la morte di Veronesi ed ha invitato la platea ad un applauso. "Lui era un testimone del 'sì' - ha detto Renzi -, ma al di là di questo, è stato un grande uomo per la sanità. Vorrei che lo ricordaste con un grande applauso". La sala ha risposto con il battito di mani.

Presidente oncologi, grande perdita per scienza
"Una grande perdita per tutta l'oncologia italiana". Così il presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica, Carmine Pinto, ricorda Umberto Veronesi, deceduto questa sera a Milano.
"Veronesi è stato tra i padri fondatori dell'oncologia del nostro paese - sottolinea Pinto - con un impegno continuo per lo sviluppo della ricerca di base e clinica, per l'umanizzazione delle cure in oncologia e, in particolare, per lo sviluppo della chirurgia e delle terapie conservative del carcinoma della mammella". Per il cancro alla mammella, prosegue il presidente Aiom, "è stato uno dei propulsori e innovatori riconosciuti a livello internazionale". "Ne ricordiamo anche - conclude Pinto - l'impegno come ministro della Sanità, con un'importante azione intrapresa per razionalizzare le cure, in particolare quelle oncologiche, nel nostro Paese".


Morte Veronesi, i "suoi" dell'Airc: "Grazie Prof". Renzi: "Grande uomo per la sanità"

Lorenzin: "Grande scienziato, uomo di valore". Grasso: "Uomo libero, ci mancheranno le sue riflessioni".
Boldrini: "Anche grazie a lui non parliamo più di male incurabile". La sua Fondazione: "Persona illuminata e fiduciosa del futuro"

Da la Repubblica.it dell’8-11-2016

ROMA - "È un momento triste per Airc, che perde il suo fondatore, e tutta la comunità scientifica. Ci sentiamo solo di dire "Grazie, Prof" #Veronesi", è il messaggio su Twitter dell'Associazione per la ricerca sul cancro alla notizia della morte del grande oncologo Umberto Veronesi scomparso oggi a 91 anni a Milano e che proprio qui, nel 1965, aveva fondato l'associazione. Con tweet o dichiarazioni, il cordoglio è stato diffuso e immediato, appena si è diffusa la notizia della sua morte. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo ha ricordato in diretta durante una manifestazione alla Spezia per il "sì" al referendum. "Lui era un testimone del "sì" - ha detto Renzi -, ma al di là di questo, è stato un grande uomo per la sanità. Vorrei che lo ricordaste con un grande applauso". E la sala ha applaudito.

Con un tweet ha salutato la scomparsa dell'oncologo la ministra per la Salute Beatrice Lorenzin: "Addio a Umberto Veronesi. Grande scienziato, uomo di valore, ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro". "Un abbraccio affettuoso ai suoi cari", ha concluso. Su Twitter anche il ricordo del presidente del Senato Pietro Grasso: "Una vita dedicata alla lotta contro i tumori, un grande medico e un uomo libero. Ci mancheranno la scienza e le riflessioni di #Veronesi". Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini lo ha ricordato sul microblog: "Anche grazie a lui non parliamo più di male incurabile. Umberto Veronesi ha saputo dare a tanti uomini e donne nuove speranze di vita". "Cordoglio per la morte di un grande uomo, medico, ricercatore che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri. Grazie #Veronesi", ha scritto sempre su Twitter il ministro per dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini.

Veronesi lascia addolorati tanti allievi. La Fondazione che porta il suo nome ha scelto di ricordarlo proprio con le sue parole: "Andate avanti, perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione". "Siamo tutti profondamente colpiti da questa dolorosissima perdita. Il Professore - ha sottolineato la Fondazione Veronesi - non aveva paura della morte, considerandola un evento naturale della vita. Da persona illuminata e fiduciosa nel futuro, ha voluto che la Fondazione continuasse a porsi grandi obiettivi da raggiungere". "Lavorando al suo fianco abbiamo fatto nostri i suoi principi e i suoi obiettivi: sostenere la ricerca all'avanguardia, diffondere la cultura scientifica, promuovere la prevenzione, migliorare la qualità della vita delle persone e difendere l'etica, anche precorrendo i tempi e contestando convenzioni dominanti. Continueremo le attività nate da una mente eccelsa, con ancora maggiore determinazione. La stessa determinazione che il Professore è stato capace di trasmetterci giorno dopo giorno", ha concluso il comunicato della Fondazione.

"La morte di Umberto Veronesi rappresenta una grande perdita per l'oncologia italiana", ha detto Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). "Veronesi è stato uno dei fondatori dell'oncologia nel nostro paese. E' stato promotore - ha detto - di numerosi progetti di ricerca e di raccolte fondi che hanno permesso di organizzare e fare ricerca oncologica in Italia". Secondo Pinto, il suo lavoro ha di fatto rivoluzionato il trattamento del cancro al seno e ha permesso di migliorare significativamente la qualità della vita delle donne colpite da questa neoplasia. "Importantissimo è stato l'impatto della sua ricerca per la cura del tumore della mammella. A Veronesi – ha sottolineato il presidente dell'Aiom - si deve l'introduzione, nel nostro paese, della chirurgia conservativa. Il suo lavoro ha influenzato intere generazioni e continuerà a farlo in futuro".

"Umberto Veronesi è stato da milanese vero uno dei protagonisti della storia di Milano", ha detto il sindaco del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala. "Egli ha unito alla sue qualità di medico e di scienziato di fama mondiale una forte e decisa passione civica e politica. Milano e l'Italia piangono in lui la figura di un vero laico capace di costruire istituzioni che hanno alleviato il percorso della malattia di migliaia di persone. A tutti continuare la sua strada nel dialogo e nel rispetto delle idee di tutti". "Provo un grande dolore per la scomparsa del professor Veronesi, un gigante della medicina moderna che ha combattuto il male. Ciao Umberto, riposa in pace", ha scritto su Twitter il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni 

"Oggi ci lascia un grande uomo, un medico, uno scienziato, che ha trascorso la vita riempiendo di valore e umanita' la professione medica", ha detto Diego Piazza, presidente dell'Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani (Acoi). "Veronesi ha avuto la capacita' di fare luce su una malattia che sembrava non dare scampo, e di donare, attraverso l'innovazione nella chirurgia senologica, nuova speranza a tante donne. Ha dato nuovo vigore alla professione, facendo avvicinare tanti giovani e mostrando che il valore di un medico sta anche nella capacita' di mettersi al servizio della comunità".

A Veronesi è arrivato anche l'abbraccio dell'associazione Luca Coscioni per la liberta' di ricerca scientifica: "Salutiamo commossi un grande uomo e scienziato, punto di riferimento per le grandi speranze laiche del nostro Paese e non solo. Ricordiamo con gratitudine l'onore che ci ha fatto partecipando attivamente alla campagna referendaria sulla legge 40, a quella per l'eutanasia legale e per la legalizzazione della cannabis. Portiamo alle persone che lo amano le condoglianze di tutta l'associazione Luca Coscioni".


Morto Umberto Veronesi, una vita dedicata alla lotta ai tumori

Il medico milanese, ex senatore e fondatore dello Ieo, si spegne a novant’anni. Specializzato nella cura del cancro, ha ideato la tecnica rivoluzionaria della quadrantectomia salvando moltissime donne dal tumore al seno

Da CORRIERE DELLA SERA.it dell’8-11-2016

Fermo sostenitore dell’utilità della prevenzione, attento alla psicologia del paziente, ha promosso la diffusione di stili di vita sani e alimentazione corretta. Ha rivoluzionato il mondo della ricerca contro il cancro con la sua creatura, l’Istituto Oncologico Italiano, e con la teorizzazione di una nuova tecnica, la quadrantectomia, per la guarigione dal tumore al seno. Umberto Veronesi si spegne a novant’anni - ne avrebbe compiuti 91 il 28 novembre - dopo una lunga vita spesa a combattere il cancro.

Nasce a Milano nel 1925, si laurea in medicina e chirurgia nel 1950. Lavora all’Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo e ne diventa Direttore Generale. Poi corona il suo sogno europeista, prima con la Scuola Europea di Oncologia nel 1982 e poi con la sua più grande opera: lo Ieo, l’Istituto Oncologico Italiano, inaugurato nel 1991 e diventato presto un esempio per la cura e la prevenzione del cancro a livello internazionale.

Qui ha teorizzato e promosso l’utilizzo della tecnica della quadrantectomia per combattere il tumore alla mammella, un intervento a impatto estetico – e quindi psicologico - meno invasivo, ma tanto efficace quanto la mastectomia, ovvero l’asportazione chirurgica. Negli ultimi anni ha lavorato sul miglioramento della radioterapia, introducendo quella intraoperatoria che si esaurisce in una sola seduta durante l’intervento. Difensore dei diritti degli animali, sostenitore del testamento biologico nonché dell’eutanasia, nel 2003 ha creato la fondazione Veronesi per sostenere la ricerca e la divulgazione scientifica. È stato anche ministro della Sanità durante il governo Amato, dal 2000 al 2001, e Senatore dal 2008 al 2011. Ha ricevuto tredici lauree honoris causa, nazionali e internazionali.

L’addio
Veronesi è deceduto nella sua casa di Milano. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Era circondato dai familiari, la moglie e i figli. Una personalità forte la sua, diceva spesso di non avere paura della morte. Anticonformista anche nel rapporto con la moglie Sultana Razon dalla quale ha avuto sei figli e che, in un libro, ha raccontato delle relazioni extraconiugali del marito e di quando, mentre guidava, le rivelò di aver avuto un bambino da un’altra donna.

Il saluto dei colleghi dello Ieo
In una nota l’Istuto Europeo di Oncologia fa sapere di essere “dolorosamente colpito dalla scomparsa di Umberto Veronesi, pensa a lui con affetto e soprattutto con immensa gratitudine. Il Professore lascia fra le mura di Via Ripamonti un vuoto incolmabile, ma allo stesso tempo un’inestimabile eredità di pensiero, che continuerà a vivere nelle donne e negli uomini IEO.
Quando Veronesi ha progettato e fondato l’ospedale nel 1994, voleva che ruotasse intorno al paziente nella sua globalità e complessità di persona, e dove la ricerca fosse tutt’uno con la clinica perché il maggior numero di pazienti potesse avere accesso a tutte le terapie più avanzate che la scienza medica mette a diposizione; voleva un centro aperto al mondo, all’innovazione e alla tecnologia, capace di valorizzare e motivare le intelligenze e i talenti, in particolare dei più giovani. . «Umberto ci ha ripetuto che il corpo si ammala e muore, e nessuno può accettare questa realtà più lucidamente di noi medici oncologi – commenta il Professor Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO - Ma la mente può continuare a vivere attraverso le idee e la loro rielaborazione da parte di altre menti. Supereremo il dolore annichilente di oggi continuando a sviluppare e realizzare le idee del nostro Prof, in modo che sia sempre in qualche modo con noi».

L'addio del mondo scientifico
Cordoglio di tutto il mondo scientifico per la scomparsa del professore. #GrazieProf si legge in un tweet pubblicato dall'account della Fondazione che scrive anche: «Oggi per noi è un giorno tristissimo, grazie per i tuoi insegnamenti». «Tutti i malati oncologici, e AIRC in particolare, devono molto alla sua lungimiranza di medico e scienziato e alla sua instancabile tenacia nel perseguire l'obiettivo di terapie più umane, efficaci e accessibili a tutti» commenta per l'Airc, il presidente Pier Giuseppe Torrani che ricorda il medico come «parte di una generazione che hanno fatto la storia della medicina in Italia e che sono cresciuti all'interno dell'Istituto Tumori di Milano, il primo luogo di cura che ha approcciato la malattia oncologica con l'occhio della modernità». «La morte di Umberto Veronesi rappresenta una grande perdita per l'oncologia italiana. È stato promotore di numerosi progetti di ricerca e di raccolte fondi che hanno permesso di organizzare e fare ricerca oncologica in Italia» ha detto Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica. «Salutiamo commossi un grande uomo e scienziato, punto di riferimento per le grandi speranze laiche del nostro Paese e non solo - scrive in una nota l'associazione Luca Coscioni - Ricordiamo con gratitudine l'onore che ci ha fatto partecipando attivamente alla campagna referendaria sulla legge 40, a quella per l'eutanasia legale e per la legalizzazione della cannabis».

I messaggi di cordoglio della politica
«Lui era un testimone del sì ma al di là di questo, è stato un grande uomo per la sanità. Vorrei che lo ricordaste con un grande applauso» il ricordo che gli ha tributato il premier Matteo Renzi, durante una manifestazione a La Spezia. Ma sono tantissimi gli attestati di stima e condoglianze per la famiglia che stanno arrivando dopo la diffusione della notizia della scomparsa dell’oncologo. Tra questi il tweet del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «Addio a Umberto Veronesi, grande scienziato uomo di valore, che ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro. Un abbraccio affettuoso ai suoi cari». Con un tweet, lo saluta anche il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini, che scrive: «Cordoglio per la morte di un grande uomo, medico, ricercatore che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri. Grazie Veronesi». «Una vita dedicata alla lotta contro i tumori, un grande medico e un uomo libero. Ci mancheranno la scienza e le riflessioni di #Veronesi» scrive su Twitter il presidente del Senato, Pietro Grasso. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, affida ad una nota il ricordo di Veronesi di cui parla come un «milanese vero, uno dei protagonisti della storia di Milano. Ha unito alla sue qualità di medico e di scienziato di fama mondiale una forte e decisa passione civica e politica. Milano e l'Italia piangono in lui la figura di un vero laico capace di costruire istituzioni che hanno alleviato il percorso della malattia di migliaia di persone».

di Luigi Ripamonti e Raffaella Cagnazzo


Muore Umberto Veronesi, una vita dedicata alla lotta ai tumori

Da Doctor33 dell’8-11-2016

Dopo una lunga vita spesa a combattere il cancro, si è spento a novant'anni, ne avrebbe compiuti 91 il 28 novembre, Umberto Veronesi. L'oncologo è deceduto nella sua casa milanese, da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Veronesi ha rivoluzionato il mondo della ricerca contro il cancro con la sua creatura, l'Istituto Oncologico Italiano, e con la teorizzazione di una nuova tecnica, la quadrantectomia, per la guarigione dal tumore al seno. Nato a Milano nel 1925, si laurea in medicina e chirurgia nel 1950. Lavora all'Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo e ne diventa Direttore Generale. Poi dopo la Scuola Europea di Oncologia nel 1982, fonda lo Ieo, l'Istituto Oncologico Italiano, inaugurato nel 1991 e diventato presto un esempio per la cura e la prevenzione del cancro a livello internazionale. Qui ha teorizzato e promosso l'utilizzo della tecnica della quadrantectomia per combattere il tumore alla mammella, un intervento a impatto estetico - e quindi psicologico - meno invasivo, ma tanto efficace quanto la mastectomia, ovvero l'asportazione chirurgica. Negli ultimi anni ha lavorato sul miglioramento della radioterapia, introducendo quella intraoperatoria che si esaurisce in una sola seduta durante l'intervento. Difensore dei diritti degli animali, sostenitore del testamento biologico nonché dell'eutanasia, nel 2003 ha creato la fondazione Veronesi per sostenere la ricerca e la divulgazione scientifica. È stato anche ministro della Sanità durante il governo Amato, dal 2000 al 2001, e Senatore dal 2008 al 2011. Ha ricevuto tredici lauree honoris causa, nazionali e internazionali. Molti i messaggi di cordoglio dal mondo politico e da quello scientifico. «Addio a Umberto Veronesi, grande scienziato uomo di valore, che ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro. Un abbraccio affettuoso ai suoi cari» ha scritto in un tweet il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «Una grande perdita per tutta l'oncologia italiana» ha commentato il presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica, Carmine Pinto. «Veronesi è stato tra i padri fondatori dell'oncologia del nostro paese - sottolinea Pinto - con un impegno continuo per lo sviluppo della ricerca di base e clinica, per l'umanizzazione delle cure in oncologia e, in particolare, per lo sviluppo della chirurgia e delle terapie conservative del carcinoma della mammella». Per il cancro alla mammella, prosegue il presidente Aiom, «è stato uno dei propulsori e innovatori riconosciuti a livello internazionale». «Ne ricordiamo anche - conclude Pinto - l'impegno come ministro della Sanità, con un'importante azione intrapresa per razionalizzare le cure, in particolare quelle oncologiche, nel nostro Paese».

Di Marco Malagutti


Da Renzi all'Airc, il cordoglio di politici e medici

Da AGI.it dell’8-11-2016

Roma - Dal premier Matteo Renzi al sindaco di Milano Giuseppe Sala, il cordoglio della politica e della comunità scientifica per la morte dell'oncologo Umberto Veronesi. "Un grande italiano" così Renzi ha scelto di ricordare su Twitter Veronesi, scomparso a 90 anni (ne avrebbe compiuti 91 il 29) nella sua casa di campagna.
"Una vita dedicata alla lotta contro i tumori, un grande medico ed un uomo libero. Ci mancheranno la scienza e le riflessioni di Veronesi" scrive sempre su Twitter il presidente del Senato, Pietro Grasso.

"Addio a Umberto Veronesi. Il coraggio al servizio degli uomini e delle donne, con intelligenza e garbo" è il ricordo del ministro Maria Elena Boschi.

Per Giuseppe Sala, "Umberto Veronesi è stato da milanese vero, uno dei protagonisti della storia di Milano. Egli ha unito alla sue qualità di medico e di scienziato di fama mondiale una forte e decisa passione civica e politica". "Milano e l'Italia piangono in lui la figura di un vero laico - aggiunge il sindaco - capace di costruire istituzioni che hanno alleviato il percorso della malattia di migliaia di persone. A tutti continuare la sua strada nel dialogo e nel rispetto delle idee di tutti".

"La morte di Umberto Veronesi rappresenta una grande perdita per l'oncologia italiana" ha commentato all'AGI Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). "Veronesi è stato uno dei fondatori dell'oncologia nel nostro paese. E' stato promotore - ha detto - di numerosi progetti di ricerca e di raccolte fondi che hanno permesso di organizzare e fare ricerca oncologica in Italia". Secondo Pinto, il suo lavoro ha di fatto rivoluzionato il trattamento del cancro al seno e ha permesso di migliorare significativamente la qualità della vita delle donne colpite da questa neoplasia. "Importantissimo è stato l'impatto della sua ricerca per la cura del tumore della mammella. A Veronesi - ha sottolineato il presidente dell'Aiom - si deve l'introduzione, nel nostro paese, della chirurgia conservativa. Il suo lavoro ha influenzato intere generazioni e continuerà a farlo in futuro".

Umberto Veronesi "faceva parte di una generazione di medici che hanno fatto la storia della medicina in Italia e che sono cresciuti all'interno dell'Istituto Tumori di Milano, il primo luogo di cura che ha approcciato la malattia oncologica con l'occhio della modernità". E' così che Pier Giuseppe Torrani, presidente AIRC e FIRC, ricorda l'oncologo scomparso questa sera a Milano. "Tutti i malati oncologici, e AIRC in particolare, devono molto alla sua lungimiranza di medico e scienziato e alla sua instancabile tenacia nel perseguire l'obiettivo di terapie più umane, efficaci e accessibili a tutti", ha aggiunto.

"Fin dalle prime campagne di informazione e di raccolte fondi - si legge in una nota dell'AIRC - Veronesi è stato il portavoce di AIRC sui media e presso le istituzioni. Fu sua l'idea di riunire la borghesia industriale milanese, i suoi amici personali e i suoi contatti di figura pubblica intorno a una causa che interessava tutti: AIRC è nata cosi', con l'appoggio affettivo e fattivo della parte piu' produttiva di Milano".


Umberto Veronesi, il sorriso che fa progredire l'umanità

Il grande oncologo è morto a 90 anni: sosteneva che per curare qualcuno bisogna sapere chi è, cosa pensa, per cosa gioisce

Da LA STAMPA del 9-11-2016

La vita era al centro dell’universo del medico Umberto Veronesi, la sua missione era regalare una speranza di vita a chi precipita nel tunnel della malattia. Non a caso aveva confidato alla Stampa che avrebbe voluto essere ricordato come «uno che ha contribuito a migliorare la qualità della vita, soprattutto delle donne». La sua insaziabile voglia di vita si diffondeva facilmente, ti contagiava con il sorriso profondo con cui ti accoglieva, con la mano che ti stringeva, con le parole che ti dedicava. 

Eppure la morte era un tema cruciale delle sue riflessioni, un ragionamento da cui non è mai sfuggito. Qualcosa di cui diceva di non aver paura e a cui si preparava da diversi anni. Di più, qualcosa che aveva messo al centro di una delle sue battaglie, quella per il diritto a una morte dignitosa, per concedere al malato il diritto a scegliere quando «interrompere la sofferenza». 

 La vita, la morte. Non deve sorprendere il doppio registro, il contrasto fra sentimenti opposti, ma comunque intensi, era un concetto che gli apparteneva: «Vivo da sempre una situazione di schizofrenia - aveva rivelato -. Sono l’uomo della speranza, però immerso ogni giorno nel dolore. Devo trasmettere fiducia e ottimismo, ma nel profondo sono angosciato, tormentato, sento un nichilismo alla Nietzsche, porto dentro di me la fossa comune di tutti i pazienti che ho perso. Sono ermafrodita, in senso intellettuale: un corpo da uomo con una mente femminile». 

Dio era uscito presto dal suo orizzonte di scienziato e da ateo la sua fede risiedeva nell’immortalità delle idee. La convinzione di intellettuale - non solo di medico - era che ogni uomo dovesse sforzarsi di trasmettere idee e pensieri capaci di far progredire l’umanità. 

Era questo il senso profondo che aveva trovato nella sua esistenza ed è quindi facile capire perché dall’oncologia il suo impegno nel tempo era emigrato in altri campi: la bioetica, la politica, il sociale.  

A prescindere dal tema, la regola era sempre la stessa: professare la libertà di pensiero. «Siate liberi, siate trasgressivi», amava ripetere ai giovani, dove la trasgressione consisteva nell’affrontare ogni problema senza preconcetti, nel non ritenere immutabili le convinzioni dominanti. 

Da questo approccio, dallo sforzo di mettere in discussione le teorie consolidate in oncologia, era d’altronde nata la tecnica che ha rivoluzionato il rapporto delle donne con il tumore al seno. L’idea consisteva nel dire basta all’asportazione totale della mammella per sostituirla con un intervento limitato alla rimozione del quadrante mammellare sotto cui c’è il nodulo tumorale. Un dono incredibile per la donna, quella donna così importante per il Veronesi medico, come per il Veronesi privato. «Fui considerato un ciarlatano quando esposi per la prima volta la mia idea», diceva. Da allora ci sono state 30 mila donne operate dal «prof», quasi 300 mila visitate, circa 5 milioni nel mondo che - si calcola - hanno salvato il seno grazie a lui. 

E, con il seno, hanno conservato una diversa concezione di sé e della possibilità di avere una vita normale, senza la traccia visibile del ricordo del male. Perché se l’oggetto della ricerca di Veronesi scienziato è stato il tumore («Tumore è meglio di cancro, che ha un potere paralizzante», diceva), al centro del lavoro di medico c’è stato il tentativo di mettere sempre in primo piano la persona, inseguendo quel principio chiamato «medicina narrativa» che così riassumeva: «Per curare qualcuno dobbiamo sapere chi è, che cosa pensa, che progetti ha, per cosa gioisce e soffre. Dobbiamo far parlare il paziente della sua vita, non dei disturbi». 

È lo stesso principio che lo aveva spinto a sperimentare l’impegno in politica per cercare di raggiungere con le leggi quei traguardi che con altri strumenti inseguiva nelle corsie d’ospedale. Lo avrebbero voluto sindaco di Milano, aveva invece accettato per il centrosinistra la sfida del Parlamento e anche quella di ministro, con la battaglia per una nuova concezione di ospedale, più a misura di paziente. 

È una sfida ancora aperta, che Veronesi aveva continuato a cercare di realizzare dopo la parentesi politica. Così come aspettano di essere portate avanti le altre missioni che si era dato da «libero pensatore». Il testamento biologico, la procreazione assistita, la sicurezza nucleare, il vegetarianesimo («Amo gli animali, dunque non li mangio») fino al disarmo e al dialogo per la pace che lo avrebbe visto in cattedra la settimana prossima a Milano nella conferenza annuale che promuoveva. 

Il vuoto enorme che lascia nella medicina e nelle battaglie civili può essere colmato - almeno in parte - proprio dal lavoro che già da oggi prosegue nelle istituzioni che ha creato e che sono diventate modelli, per la cura e la diffusione del pensiero. Sono l’Istituto europeo di oncologia e la Fondazione Veronesi le realtà che continueranno a dare forma al sogno di Veronesi: rendere immortali le idee e saper regalare la gioia di vivere.  

Di Luca Ubaldeschi


Scienza che salva, libertà che lascia soli

Da Avvenire del 9-11-2016

«Quando sei giovane non pensi alla vecchiaia, e man mano che invecchi il confine fra "giovane" e "anziano" si sposta sempre più in là. Semmai si pensa alla morte, questo sì. Io ci ho pensato molto perché sono un sopravvissuto. A diciott'anni in guerra sono saltato su una mina e sono rimasto vivo per caso. O per miracolo, qualcuno direbbe. Da allora ogni giorno di vita per me è una conquista. Ho deciso che avrei colto la bellezza dell'esistenza a piene mani, finché vita ci fosse stata. E così è avvenuto. Non mi sono fatto mancare nulla». È un inno alla gioia di vivere quello che nel settembre del 2015, alla vigilia dei novant'anni, consegnò in una lunga intervista-confessione a Repubblica l'oncologo Umberto Veronesi, morto ieri sera nella sua abitazione a Milano, la città dov'era nato il 28 novembre 1925. Medico popolare e rispettato, che ha sempre fatto della ferrea razionalità scientifica l'inderogabile metro per giudicare ogni aspetto della realtà, Veronesi ha lasciato sempre convivere nel suo pensiero la passione indiscussa per la ricerca sul grande male del nostro tempo per giungere un giorno a debellarlo (tanto da dire che il suo più grande cruccio era di «non aver fatto abbastanza per salvare l'umanità dal cancro») con vistose smentite di questo limpido punto fermo. La sua voce autorevole e ascoltata proprio per i grandi meriti scientifici si è levata innumerevoli volte per chiedere con forza una legge che introducesse l'eutanasia anche nel nostro Paese: «Se una malattia mi privasse della mia dignità di persona, la chiederei. Ho fatto anche il testamento biologico che contiene le volontà sulla fine della mia vita, in caso mi accadesse di essere incapace di esprimerle di persona». La certezza che l'autodeterminazione e la libertà assoluta di poter scegliere per sé ciò che si desidera, a cominciare dal momento della propria morte, l'ha portato paradossalmente a contraddire per via teorica ciò che nei fatti, invece, ha impegnato per decenni la sua attività clinica. Fondatore nel 1991 di un'istituzione scientificamente prestigiosa come l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, e ancor prima dell'Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc, nel 1965) oltre che della Scuola europea di oncologia (1982), ha trasformato il suo nome in un marchio, tanto da rendere la Fondazione «per il progresso delle scienze» che porta il suo nome (creata nel 2003) uno dei collettori preferiti per donativi e contributi tramite il meccanismo fiscale del 5 per mille.

Ma le battaglie laiche di Veronesi, che fu anche ministro della Sanità dal 2000 al 2001 nel secondo governo Amato (con la celebre guerra ingaggiata contro il fumo nei luoghi pubblici), non si fermano all'eutanasia: nel 2005 si batté al fianco dei radicali per i quattro quesiti abrogativi contro la legge 40 sulla procreazione artificiale, avversata poi senza tregua nel nome di un principio argomentato in molteplici forme: «Chi negherebbe, se non per ideologia, il desiderio biologico – e il diritto – di avere un figlio sano, dal momento che la scienza offre gli strumenti appropriati?». Il "diritto al figlio" lo portò a ipotizzare anche la scissione futura tra sesso come attività fine a se stessa e riproduzione, che andrebbe affrancata dalla cieca casualità degli effetti per affidarla alle certezze eugenetiche garantite dal ricorso alla provetta. Favorevole alla fecondazione assistita anche per single e coppie omosessuali, nel nome di quello stesso, malinteso "diritto" Veronesi ha anche sostenuto la maternità surrogata aperta a chiunque abbia il desiderio di avere figli, coerente con la sua radicata convinzione etica: «Siamo parte di un disegno biologico codificato nel nostro Dna che ci impone di conservarci, riprodurci e poi morire».

Un orizzonte nel quale Dio non può trovare spazio: «L'esistenza in generale non ha alcun senso – disse ancora un anno fa –. La terra è un granello in un universo indifferente, è destinata a scomparire per la seconda legge della termodinamica. Eppure ho cercato anch'io di dare un senso alla mia vita e l'ho trovato nel trasmettere un pensiero che spero possa contribuire al miglioramento concreto delle generazioni future che per circa due milioni di anni ancora vivranno su questo pianeta». Un'ambizione che dà la misura della personalità e del carisma di un uomo pianto ieri sera da numerose voci istituzionali e politiche. Ecco: l'orma buona che questo instancabile scienziato e maître à penser lascia è proprio la consapevolezza che il cancro può essere vinto, e che la speranza non può mai abbandonare chi deve convivere con la malattia. Alle donne in particolare ha donato un metodo diagnostico e chirurgico contro il tumore al seno che ne rispetta sensibilità, paure, attese e dignità. Come ha scritto l'attuale ministro della Salute Beatrice Lorenzin, «ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro». E questo, senza nulla scontare del dissenso sulle idee e su quanto hanno contribuito all'ingannevole cultura dei "nuovi diritti", resta indubbiamente un merito grande.

Di Francesco Ognibene


"Dalla lotta al dolore al diritto all'eutanasia. Vi spiego mio padre e le tante battaglie"

 Da CORRIERE DELLA SERA del 9-11-2016

Fiumi di parole e immagini. Come accade sempre quando viene a mancare una grande personalità ora è il tempo del ricordo, dell'elogio, delle molte voci e testimonianze. Cosa avrebbe però voluto dire Umberto Veronesi? «Mah — sospira pensoso Paolo Veronesi, figlio primogenito che ha raccolto l'eredità del padre anche sul lavoro — papà ha già detto tutto. Ha speso tutta la sua lunga vita a sostenere le sue molte battaglie, coerente fino in fondo con le sue idee. Non si è mai fermato davanti alle critiche. Si è impegnato su molti fronti, sempre con lo stesso grande impegno». Uomo laico e di sinistra, Veronesi non ha dedicato la sua vita soltanto a combattere il cancro. È stato fra i primi e più convinti sostenitori della lotta al dolore, del diritto all'eutanasia e all'autodeterminazione del paziente nelle sue scelte di fine vita con il testamento biologico. Si è impegnato per la difesa degli animali e sono ben note le sue scelte vegetariane. «Più volte ha preso posizione nel dibattito sui grandi temi etici del nostro tempo — ricorda Paolo —e si è dichiarato a favore della fecondazione eterologa e dei diritti degli omosessuali». Convinto antiproibizionista, ha supportato la depenalizzazione dell'uso delle droghe leggere e più volte ha sostenuto l'importanza di una regolamentazione dei derivati della cannabis, soprattutto per i suoi usi terapeutici in materia di terapia del dolore. Si è battuto per il disarmo universale e contro le spese militari, convinto che fosse necessario ridurre gli investimenti militari e destinare maggiori risorse alla ricerca e a concreti progetti di pace. A questi temi, e contro pena di morte ed ergastolo, ha portato avanti con la sua Fondazione Umberto Veronesi il movimento Science for Peace. «Papà ha sempre espresso il suo pensiero in modo chiaro — continua Paolo, presidente della Fondazione e direttore della Senologia Chirurgica all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l'ospedale fondato da suo padre nel 1991— e lasciato la sua eredità anche nei suoi tanti libri, non c'è altro da aggiungere alle sue idee. E a noi familiari resta la convinzione che chi gli è stato vicino, porterà avanti le sue idee, con la sua stessa dedizione e coerenza». Un impegno ancora più forte per lui, chirurgo e senologo, impegnato a combattere il tumore al seno proprio come suo padre: «Abbiamo lavorato insieme per moltissimi anni, condiviso obiettivi, ho raccolto il suo testimone e continuerò a seguire la sua strada, concentrato nella cura ai pazienti e nella ricerca di nuove terapie efficaci».

Di Vera Martinella e Luigi Ripamonti


Il testamento ai medici "Coltivate il dubbio ma siate trasgressivi"

L'insegnamento. Il professore aveva voluto dare a Repubblica l'ultimo messaggio per i giovani colleghi: "Mi ha guidato solo il pensiero"

Da la Repubblica del 9-11-2016

Ci sono parole che ho portato con me lungo tutti i giorni della mia vita. Alcune di queste mi hanno guidato e sono state l'insegnamento al quale ho attinto. "Nella letteratura universale troviamo molti predicatori, molti dispensatori di lezioni, molti censori che dispensano morale agli altri con sufficienza, con ironia, con cinismo, con durezza, ma è estremamente raro vedere un uomo mentre si sta esercitando a vivere e pensare". Questa frase del filosofo francese Pierre Hadot mi ha illuminato sul mio testamento intellettuale.

Non ho lezioni di vita o di morale né verità da tramandare, ma solo l'esperienza di un uomo che ha molto vissuto e molto pensato. Ho scritto in uno dei miei ultimi libri che sono giunto alla conclusione che il mestiere dell'uomo è pensare. Pensare autonomamente, coscientemente per costruire un sistema libero di interpretazione del mondo. Certo la nostra libertà di pensiero è limitata da scelte che non abbiamo potuto fare in prima persona: i genitori e il paese in cui nasciamo prima di tutto. Tuttavia dobbiamo ampliare la nostra autonomia adottando il dubbio come metodo.

Ai miei giovani medici ho sempre fatto una raccomandazione. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre limite del dogma o la rigidità della regola. Guardate all'esperienza della mia lunga vita: senza dubbio e senza trasgressione non avrei visto (e contribuito a provocare) i progressi nella lotta al cancro, l'evoluzione del ruolo delle donne, l'affermazione della libertà di amare, avere figli e vivere la propria sessualità, il tramonto del razzismo, la nascita del senso di sostenibilità ambientale e il rispetto per l'armonia del pianeta e per tutti gli esseri viventi. È vero anche che non ho visto, come da giovane ho sperato, la sconfitta del cancro e neppure la fine della violenza delle guerre e della fame nel mondo. E questo mi rammarica profondamente.

In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. Sconfiggere l'ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l'ignoranza non ci dà alcun diritto. Continuate a cercare fino alla fine, con la consapevolezza che non potete fare a meno del bene e della vita.

Di Umberto Veronesi


Cancro e Big Pharma: Veronesi e la "macchina" della ricerca

L'addio. Il grande oncologo dal pionieristico intervento "soft" contro il tumore al seno alle battaglie civili passando per le stanze del potere

Da il Fatto Quotidiano del 9-11-2016

Era l'uomo amato dalle donne, per il suo fascino e per averne salvate molte dal cancro. Medico, scienziato, uomo di potere, campione laico, grande comunicatore, se n'è andato a 91 anni. Era arrivato dalla campagna pavese in una Milano ancora in bianco e nero. Diventato medico, l'inizio della sua avventura lo aveva raccontato così: "Era un giorno d'estate, primi anni Cinquanta, io giovane assistente all'Istituto dei tumori di Milano. Il responsabile del reparto va in ferie, il vice pure, mi chiamano: 'Tocca a te'. Era la prima volta che operavo una donna al seno". Allora l'intervento era macelleria. "Si pensava fosse l'unico modo per salvare la vita delle pazienti, ma era un massacro. Allora mi sono messo a pensare, studiare, ricercare". Nel 1981 la tecnica rivoluzionaria di Umberto Veronesi (la "quadrantectomia") arriva sulla prima pagina del New York Times. Diventa l'uomo-simbolo della lotta ai tumori: 30 mila donne operate, 300 mila visitate, 5 milioni che hanno avuto il seno salvato dal suo metodo. Fino all'ultimo, anche dopo aver lasciato l'incarico di direttore scientifico dello Ieo, l'Istituto europeo di oncologia da lui fondato del 1991, è restato il punto di riferimento della Fondazione Umberto Veronesi, grande macchina per la raccolta di fondi da utilizzare nella ricerca sul cancro.

Non ha mai avuto paura di dichiarare la propria laicità. Si proclamava non credente, favorevole all'aborto, sostenitore dell'eutanasia. Diceva che "la marijuana non fa male" e che "i danni da spinello sono praticamente inesistenti". Grande seduttore di uomini e di donne, benché fieramente eterosessuale si diceva convinto che l'umanità stesse andando verso una progressiva de-sessualizzazione. E che anche le persone omosessuali potessero adottare dei figli: "Un gay può essere un bravissimo padre o una bravissima madre, non vedo che differenza ci sia". Sì anche alla riproduzione in provetta, "perché ormai di fronte a un'aumentata infertilità, sia maschile sia femminile, e a una procreazione sempre più avanti con gli anni, dobbiamo trovare delle soluzioni. E la più semplice è la procreazione medicalmente assistita". Di sé diceva: "Sono ermafrodita, in senso intellettuale: un corpo da uomo con una mente femminile".

La sua laicità era nutrita dalla riflessione sul dolore e sul male nel mondo. "Non saprei dire qual è stato il mio primo giorno senza Dio", scriveva. "Sicuramente dopo l'esperienza della guerra non misi mai più piede in una chiesa... Oltre alle stragi dei combattimenti, ho toccato con mano anche la follia del nazismo e non ho potuto non chiedermi, come fece Hannah Arendt prima e Benedetto XVI molti anni dopo: `Dov'era Dio ad Auschwitz?'". Poi era arrivato l'incontro, altrettanto drammatico, con il cancro. "Allo stesso modo di Auschwitz, è diventato la prova della non esistenza di Dio. Come puoi credere nella Provvidenza o nell'amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi?".

Veronesi, grande medico e grande amico delle donne, era diventato un intoccabile: non si può parlar male di Garibaldi. Così quando ci provò Beppe Grillo ("Veronesi va sempre in tv a pubblicizzare la necessità per le donne di fare le mammografie... Ma lui magari prende le sovvenzioni per il suo istituto da chi vende le macchine per le mammografie") fu sommerso dalle critiche. E non andò meglio al 5stelle Roberto Fico, che osò dire: "Quanta ipocrisia sui tumori. Veronesi è finanziato da costruttori di inceneritori. Il governo disquisisce di tumori e mammografie, ma è lo stesso che autorizza la ricerca e l'estrazione del petrolio in Italia, che non investe un euro nelle energie rinnovabili, che dirotta i soldi per le bonifiche delle terre inquinate verso l'Expo".

Finanziano la sua Fondazione, in realtà, aziende come Acea, Enel e Veolia (che gestiscono centrali e inceneritori), ma anche industrie farmaceutiche come Novartis, Pfizer e Kedrion (gruppo Marcucci, coinvolto nello scandalo del sangue infetto), oltre a Eni, Nestlè, Adecco, Cpl Concordia e T-Fumo (sigarette elettroniche). Una parte del mondo medico criticava - ma senza dirlo troppo ad alta voce, perché l'uomo era potente - i rischi di iper-trattamento del cancro. Qualcuno si spingeva fino a dire che si era messa in moto una macchina inarrestabile che finiva per trattare anche tumori "indolenti" che (forse) non si sarebbero mai sviluppati. Ne aveva scritto anche quel New York Times che lo aveva consacrato star mondiale della medicina. Veronesi rispondeva che quel "forse" era sufficiente a far comunque partire l'intervento, perché era in gioco la vita di milioni di donne.

Qualche anno fa, dichiarò che gli inceneritori hanno "incidenza zero" sulla salute della popolazione. Come le centrali nucleari, che andavano costruite anche in Italia ("almeno dieci in dieci anni") per rispettare gli impegni presi con il Protocollo di Kyoto, superando lo "spauracchio ingiustificato" della tecnologia atomica, che "non comporta rischi per la salute e l'ambiente". Gli aveva risposto seccamente il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia: "Veronesi si occupi di oncologia, dove riesce benissimo, lasciando il nucleare a chi ne ha competenza".

Il suo rapporto con la politica durò tutta la vita. Negli anni Ottanta della Milano da bere era grande amico dei socialisti e di Bettino Craxi, nel 2000 fu chiamato da Giuliano Amato a fare il ministro della Sanità, dal 2008 al 2011 fu senatore del Pd. Ma il suo potere lo esercitava soprattutto nel mondo della medicina e della ricerca. Da lui, amato e temuto, dipendevano tanti istituti e tante carriere. Ora ha lasciato tutto per tuffarsi in quella "pace universale" che riteneva il destino finale dell'uomo.

L’ossessione di evitare la mutilazione

Era diventata la sua ossessione trovare un'alternativa alla mastectomia, a una mutilazione che colpisce la donna nel cuore della femminilità: il seno. Un pensiero fisso che ha guidato Veronesi fino alla rivoluzione del bisturi "gentile", con l'invenzione dì una tecnica chirurgica in grado di salvare il seno colpito dal cancro, eliminando il tumore senza mortificare il corpo femminile. La quadrantectomia è la tecnica che lo ha reso noto nel mondo e che prevede l'asportazione della sola parte di seno colpita dalla malattia, "conservando" il resto. Oggi è diventata patrimonio delle sale operatorie, ma negli anni 70-80 l'oncologo dovette vincere le resistenze di chirurghi ancorati a una visione centrata sull'intervento radicale. Veronesi amava ricordare quella dell'Istituto Nel 2010 è svolta: “lo so cos'era la mastectomia nel dopoguerra. Non si trattava solo di asportare il seno malato. Venivano tolti tutti i muscoli e i linfonodi e a volte ovaie e ipofisi. La mutilazione era gravissima, la regola era dare alla paziente il massimo livello tollerabile di terapia. Un concetto che negli anni 70 abbiamo ribaltato". Il 1981 è l'anno della consacrazione: sul New England Journal of Medicine viene pubblicato un suo studio condotto su 700 donne per confrontare l'efficacia di mastectomia e quadrantectomia. Le probabilità di guarigione sono sovrapponibili, cori il vantaggio che la quadrantectomia salva anche la qualità della vita.

Di Gianni Barbacetto

 

 

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