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Rifiuta la chemio e muore. Si curava con il metodo Hamer Contenuto nell'archivio del 2016

1. CORRIERE DELLA SERA Rifiuta la chemio e muore Si curava con il metodo Hamer
2. REPUBBLICA "Niente chemio, uso le erbe" muore mamma di 34 anni
3. STAMPA Rifiuta la chemioterapia Muore un'altra donna
4. AVVENIRE No alle cure, due morti in pochi giorni


Rifiuta la chemio e muore
Si curava con il metodo Hamer

La scelta di Alessandra, madre e imprenditrice, che aveva un tumore al seno e ha deciso di non curarsi con la medicina tradizionale. Il medico: «Poteva salvarsi»

DA CORRIERE DELLA SERA del 4-9-2016

Nessun segno di ripensamento, fino all’ultimo istante della sua vita. È morta portando con sé la convinzione che la medicina ufficiale è al servizio del denaro e che la chemioterapia uccide e trasfigura il corpo. Alessandra aveva un tumore al seno e ha smesso di respirare all’ospedale di Santarcangelo, vicino Rimini. Secondo Domenico Samorani, il dottore che le aveva diagnosticato quattro anni fa il male, avrebbe potuto vivere a lungo e salvarsi proprio facendo la chemio, da lei sempre tenacemente avversata.

Alessandra Tosi era un’imprenditrice (gestiva un ristorante vegano), aveva 34 anni, due figli, un compagno di vita, Enrico. E anche un consulente hameriano, figura chiave della storia, che ha cercato di curarla con il metodo di Ryke Geerd Hamer, dottore tedesco molto discusso in Germania, radiato dall’albo dei medici, inseguito dalla legge e teorico della medicina germanica senza bisturi, chemio e medicine. Convinto che i tumori abbiano un’origine psichica. Un’infermiera dell’ospedale di Santarcangelo quando vedeva il «consulente» aggirarsi nel padiglione dove era ricoverata Alessandra, gli ricordava scherzosamente che se non fosse guarita lo avrebbe cercato ovunque. Lui replicava: «Non si preoccupi, la salverò».

Alessandra era una donna dal carattere forte, decisa. Molto intelligente. Era diventata seguace del metodo Hamer dopo aver appreso del tumore. «So che su Internet ha fatto una serie di ricerche, s’è documentata. Mi risulta che sia andata pure in diversi centri. Insomma, ha girato», dice il dottor Samorani. Da giovane Alessandra aveva visto suo padre morire di tumore. Lui aveva fatto la chemioterapia. Quando Samorani le ha proposto un ciclo di sedute, Alessandra invece ha rifiutato: «La chemio mai. Mi ucciderà».

Era ossessionata dall’idea che per almeno un anno il suo corpo avrebbe subito gli effetti dei farmaci. Che le avrebbe fatto perdere i capelli, che il corpo insomma non sarebbe più apparso ai suoi occhi come quello vero. «Ha litigato con la madre. A lungo. Una battaglia drammatica. Molto umana. La madre disperata ha usato tutte le armi, anche quella di minacciarla di cacciarla dal suo cuore: hai due figli, ma a loro non pensi?», ricorda il dottore che ha avuto modo di parlare e confrontarsi spesso con i parenti. Alessandra ha sempre reagito. «Non permetto a nessuno di utilizzare i miei figli per subire questo ricatto».

Tre mesi fa, sempre più stanca, Alessandra è ritornata dal dottore per una pleurite: le metastasi ormai si erano propagate ai polmoni. «Le ho mostrato i risultati delle analisi, le ho fatto capire che la situazione era tragica ma che ancora poteva ricorrere alla chemio. Forse qualche speranza c’era. Lei s’è commossa, ma serenamente ha scelto di continuare per la sua strada».

Coerentemente al suo credo, neanche nella fase acuta della malattia, durante gli ultimi giorni trascorsi in ospedale, Alessandra ha preso farmaci. «Solo dei cerotti, ma nulla più. Neanche morfina. Non le abbiamo mai fatto la guerra. Forse anche per questo ha scelto di morire in ospedale da noi. Pochi giorni fa le ho chiesto se fosse riuscita a dormire. Dopo dieci minuti è deceduta». Durante l’omelia al funerale, il parroco della chiesa di Sant’Ermete ha letto il passo del Vangelo in cui Gesù resuscita il figlio della vedova Nain, morto giovinetto.

La madre di Alessandra ce l’ha messa tutta per allontanare la figlia dal consulente hameriano, che adesso vorrebbe denunciare. Il marito Enrico, invece, ha condiviso fino in fondo la scelta della moglie. Samorani ci tiene a far sapere che pur provando il massimo rispetto per la decisione di Alessandra si porta dentro il peso della fragilità. «Ci penso da tempo. Ci sono in gioco vite umane. Non credo sia una buona scelta quella di affidarsi al primo sciamano. Si corre il rischio di morire. Non c’è solo il caso di Alessandra. Ho conosciuto pazienti che hanno seguito la cura del silenzio o della dieta choc, con la convinzione che perdendo 40 chili s’indebolisce pure il tumore. Una follia. Vedo decisioni prese come se si dicesse: sono solo io il padrone di me stesso. Ci vedo una fragilità».

Di Agostino Gramigna
(ha collaborato Daniela Camboni)


Da la Repubblica del 4-9-2016

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