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Più lavoro nella salute Contenuto nell'archivio del 2016

All’Europa serve un milione di dottori.
Da qui al 2020 ci sarà bisogno di neurologi, internisti, oncologi, geriatri e molti altri. Ecco gli specialisti più richiesti. In Italia e all'estero

Da la Repubblica del 23-5-2016

Geriatri e medici di medicina generale, per andare incontro al crescente bisogno di cure da parte di anziani e malati cronici. E poi oncologi, ricercatori biomedici e medici del lavoro, per rispondere all'esigenza di curare i pazienti che presentano patologie correlate all'inquinamento ambientale. Sono gli orientamenti principali che un neolaureato in Medicina e chirurgia deve tenere in considerazione, nel momento in cui deve scegliere la specializzazione. E, quindi, il suo futuro. «Quella italiana è una popolazione che invecchia, e nella quale il tasso di malattie croniche è in salita: sono dati che, nella scelta del post-laurea, sono da tenere in considerazione», dice Antonio Carassi, preside della facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Milano. «In linea generale, per un neolaureato i percorsi sono due: l'iscrizione in una delle scuole di specializzazione, oppure quella al corso regionale in medicina di famiglia». Le scelte possibili, in tutto, sono 56: tante sono le scuole di specializzazione previste dal sistema italiano. La durata, a seconda del settore, va dai tre ai cinque anni, durante i quali i neolaureati studiano e lavorano in ospedale, retribuiti da una borsa di studio. Nei fatti, si tratta di una tappa formativa pressoché obbligata per esercitare la professione medica sia nel settore pubblico sia nelle cliniche o nelle strutture convenzionate. «Le aree più appetibili per chi è un laureando in medicina, e deve scegliere quale strada intraprendere e in quale branca specializzarsi, sono quelle più ‘vecchie’, nelle quali il numero di pensionamenti di qui ai prossimi anni sarà più alto», ragiona Domenico Montemurro, responsabile del settore giovani dell'Anaao, Associazione medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale. «Se si guardano i dati dell'area medica, si prevede che nei prossimi anni ci sarà bisogno soprattutto di neurologi, medici internisti, cardiologi. Per l'area dei servizi, saranno necessari nuovi igienisti e medici del lavoro, mentre per l'area chirurgica ci sarà bisogno di un ricambio soprattutto tra i chirurghi vascolari e in traumatologia».

Secondo un'indagine condotta dall'Anaao, di qui al 2020 il saldo negativo tra il numero di specialisti che usciranno dal mondo del lavoro e quello di nuovi medici che vi entreranno, riguarderà ambiti come Pediatria, Medicina interna, Chirurgia generale, Psichiatria, Ginecologia, Cardiologia, Anestesiologia. In più, nei prossimi dieci anni sono previsti circa 15mila pensionamenti fra i medici di medicina generale, a fronte di soli 5mila nuovi medici formati. Anche questi, quindi, sono ambiti su cui puntare dal punto di vista delle prospettive occupazionali. «Attualmente», aggiunge Ezio Casale, responsabile del settore formazione della Federazione nazionale dell'Ordine dei medici, «le specializzazioni che offrono garanzie di un più rapido accesso al mondo del lavoro sono Radiodiagnostica e Anestesia e rianimazione. Non dobbiamo però dimenticare che i futuri scenari epidemiologici e demografici, correlati all'invecchiamento della popolazione, cambieranno la situazione e le necessità della popolazione. Per questo prevediamo che ci saranno buoni spazi occupazionali anche per i medici che si specializzeranno in Geriatria, Malattie dell'apparato cardiovascolare e respiratorio, Oncologia, Radioterapia».

Il privato è quello che offre maggiori possibilità: a causa del blocco del turn over nel pubblico, per un giovane medico è infatti più semplice riuscire a trovare posto in uno studio o clinica convenzionata. Tra le possibili strade per i giovani c'è anche quella delle start up, con la creazione dei nuovi studi associati aperti 16 ore al giorno. Buone possibilità vengono poi dalla telemedicina applicata alla cura dei malati cronici. Anche il volontariato e il no profit si rivelano, per i neolaureati, dei possibili sbocchi. Ma non solo. Perché in base a uno studio condotto dal progetto pilota "The Joint Action on European Health Workforce Planning and Forecastinga, in totale in Europa di qui al 2020 ci sarà bisogno di un milione di professionisti sanitari.

Tra le possibili strade per un neolaureato c'è quindi anche l'estero: «I medici italiani sono molto apprezzati a livello internazionale, grazie al buon livello della nostra formazione: lo dimostra anche il fatto che tanti stranieri vengono qui in Italia per studiare nei nostri atenei», sottolinea Gabriella Cerri, preside dell'International medicai school dell'università degli studi di Milano. Che Oltralpe ci siano delle buone prospettive lo dimostra il fatto che dal 2014 a oggi oltre 3mila camici bianchi italiani hanno fatto la scelta di emigrare all'estero, soprattutto in Inghilterra: «Le prospettive per i nostri medici sono legate in particolare alla medicina biomedica e alla medicina traslazionale», dice Cerri. «Sono questi gli ambiti su cui puntare in un'ottica di internazionalizzazione».

Di Alessandra Corica

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