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Pillole tra microtetti e payback Contenuto nell'archivio del 2016

Allo studio transazione con sconto del 10-20%. L’ipotesi del fondo oncologia

Da Il Sole24 ORE Sanità del 23-2-2016

E’ un rosso shock quello che si sta profilando per la spesa farmaceutica ospedaliera pubblica. Secondo le proiezioni a fine anno depositate al tavolo sulla governance farmaceutica sulla base dei dati di monitoraggio gennaio-ottobre, nel 2015 il disavanzo sfiorerà 1,695 mld di curo.

Risultato: secondo la logica del fifty-fifty imprese-Regioni, per le industrie farmaceutiche si prospetterebbe un pay back da 847,08 mln. La cifra più alta da anni e anni a questa parte. E "sotto risultato": il ripiano a loro carico sarebbe dal 2013 al 2015 dell'ordine di 1,809 mld. Una cifra da capogiro. E da capogiro anche per le Regioni, che hanno ansia e bisogno di far cassa e dare certezza ai loro bilanci, dopo che le pronunce del Tar per mancanza di trasparenza hanno mandato gambe all'aria le procedure messe in moto dall'Aifa per i ripiani degli anni passati.

E’ con queste cifre davanti che al tavolo della governance farmaceutica si sta ragionando dei capitoli pay back e tetti. Materie spinose, delicatissime. Sulle quali se forse non si deciderà a strettissimo giro di posta, certamente tutte le parti istituzionali (Governo, Regioni, Aifa) hanno ormai sempre più chiaro che serve un intervento per rifare ordine, trasparenza e certezza sulla materia.

Ecco così che è spuntata anche l'ipotesi di arrivare a transazioni con le imprese interessate dalla spesa ospedaliera per cercare di mettere in cassaforte una qualche certezza di introiti. Si ragiona così su transazioni dell'ordine dell'80-90% delle cifre dello sfondamento in ballo. Questo per il passato. Aspettando che dal tavolo emergano le soluzioni per il futuro alla voce pay back.

Un aiuto all'industria farmaceutica che non piace ai Cinquestelle: «Valgono più di 2 miliardi gli errori dell'Aifa - ricorda una nota dei pentastellati - certificati dal Tar Lazio, in merito al pay back della spesa farmaceutica. E’ questo il risultato della governance, troppo accomodante nei confronti della potente lobby di Big Pharma, che sta determinando un sistema non più in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti. Nella Manovra 2016 il Governo ha provato a mettere una toppa al problema del pay back (commi 702 e 703) per permettere di contabilizzare gran parte delle risorse che le aziende farmaceutiche devono restituire alle Regioni per gli anni 2013 e 2014. Oggi scopriamo che si vuol trovare una soluzione, anche per gli sforamenti del 2015, con sconti inaccettabili a vantaggio delle aziende».

Intanto il tavolo della governance tira dritto e cerca di trovare il veicolo legislativo (ci vuole una legge) giusto e adatto alla duplice bisogna. Da un lato il nodo pay back dall'altro il rebus dei tetti, a partire da quello per l'ospedaliera (ma non solo) che s'è rivelato fragilissimo e fallace.

Ecco così che sono spuntate ipotesi di più microtetti. L'ha lanciata per prima l'Aiom, mettendo sul tavolo quella di un fondo ad hoc per gli oncologici sul modello del Cancer Found Uk, anche pescando su una tassa ad hoc da 1 centesimo sulle accise per le sigarette. Vizietto portatore di tumori per eccellenza. Ipotesi ripresa a stretto giro dall'Aifa.

Fatto sta che, a quanto pare, le Regioni non ci stanno, vedono rischi a loro carico. Altri sostengono che, se non si è stati capaci di gestire il tetto unico dell'ospedaliera, come si può pensare di gestirne tanti? Senza dire che in Gran Bretagna il Cancer Found è stato mestamente superato, stante la palese difficoltà di gestione sul piano della ripartizione e dell'accesso. Farebbe di meglio l'Italia? E poi sarebbero d'accordo tutte le industrie, dato che, ad esempio per l'oncologia, il 50% dei 2,5 mld di mercato sono in mano a un pugno di (tre) aziende? Tanti dubbi che si affacciano al tavolo. Dove le proposte Aifa e Aiom sono però sul piatto.

Come hanno assicurato Mario Melazzini e Luca Pani, presidente e dg dell'Aifa, l'ipotesi di spacchettare il tetto della spesa farmaceutica per macroaree terapeutiche è già da qualche tempo all'esame di Salute e Mef. E il tavolo di giovedì scorso è stata l'occasione per approfondirne «la fattibilità».

«Aifa ha proposto - spiegano i vertici dell'agenzia - la possibilità di svincolare il finanziamento dei farmaci innovativi ad alto costo dal Fondo farmaceutico nazionale e di istituire dei budget specifici per ciascuna area terapeutica, non solo per l'oncologia». Una modalità che, come sostiene anche Aiom, «consentirebbe di distribuire le risorse tenendo conto dell'impatto delle nuove molecole sulle diverse aree». Ma Aifa pensa anche di rivedere la metodologia di calcolo del Fondo farmaceutico nazionale «basandosi ad esempio sul tasso di crescita annuale composto (Cagr), che tiene conto degli ultimi 5 anni dello storico della spesa farmaceutica alla luce dei risultati veramente ottenuti e disinvestendo dalla rimborsabilità di prodotti che non hanno mantenuto quanto ci si attendeva in termine di efficacia e/o sicurezza. Questi dati andrebbero poi corretti alla luce di un "horizon scanning" che, visto il suo ruolo e l'autorevolezza internazionale raggiunta, l'Aifa potrebbe svolgere per i tre anni successivi».

Il 2016 insomma potrebbe essere l'anno di svolta. Soprattutto per l'oncologia, tra le aree più critiche (nel 2015 in Italia 363.300 nuovi casi di tumore). E i prezzi dei trattamenti, ricorda Aiom, «pur essendo tra i più bassi d'Europa sono duplicati, da 4.500 dollari a più di 10mila al mese». Sarebbe il momento giusto quindi per un intervento nazionale sul cancro. «Con l'istituzione di un fondo ad hoc - sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom - che contribuisca al rimborso alle Regioni dei farmaci oncologici a forte carattere innovativo. Questo fondo costituirebbe la risposta politica alla sfida del secolo».

Di Red. San.

 

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